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Il Qatar del calcio. E l’altro Qatar

Mentre i mondiali di calcio regalano esaltanti momenti di spettacolo, in particolare con il Marocco in semifinale, una scottante inchiesta resa nota dal quotidiano Le Soir, già denominata Qatargate, sta travolgendo Bruxelles. E non solo.

Gli inquirenti sospettano che il Qatar, assegnatario dei mondiali di calcio, abbia tentato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo attraverso la corruzione di personaggi che avevano una “posizione strategica/politica significativa” nell’istituzione. L’obiettivo del Paese del Golfo persico sarebbe stato quello di annebbiare le denunce internazionali sulle migliaia di lavoratori migranti morti durante i lavori di costruzione degli stadi per i mondiali e sulla cosiddetta “kafala”, il sistema di semischiavitù che prevede il ritiro del passaporto per i lavoratori stranieri impiegati, in modo da interdirne lo spostamento e la ricerca di una nuova occupazione, e nel contempo di ostentare i progressi nella tutela dei diritti umani e nelle condizioni di lavoro dei migranti. Insomma, c’è il Qatar che sta ospitando l’esaltante mondiale, ma ce n’è un altro che non va dimenticato, quello in cui i diritti umani restano solo una buona intenzione.

Secondo l’inchiesta belga, che sarebbe partita a luglio scorso, alcuni esponenti di primo piano del mondo politico comunitario e delle organizzazioni non governative, in cambio di “favori” personali (“pagando somme elevate di denaro o offrendo costosi regali a terze parti con una significativa posizione politica o strategica nel parlamento europeo”, come riporta un portavoce della procura federale belga) avrebbero fatto orecchie da mercante rispetto alle denunce di violazione dei diritti umani nel Paese arabo, anzi avrebbero attestato i progressi dello Stato sul fronte dei diritti umani.

Finora sarebbero state ben sedici le perquisizioni che avrebbero portato alla scoperta di ingenti somme di denaro.

Il nome più “pesante” coinvolto nell’inchiesta è quello della vicepresidente del Parlamento europeo, la socialista greca Eva Kaili, nella cui abitazione sarebbero stati trovati sacchi pieni di banconote, come riporta il quotidiano belga L’Echo: il particolare giustificherebbe l’arresto in quanto il regolamento del parlamento europeo fa decadere l’immunità parlamentare in caso di flagranza di reato. Anche il padre di Kaili sarebbe stato arrestato in quanto, secondo le accuse, pronto a fuggire con una valigia piena di banconote.

Il Partito socialista greco, Pasok, ha chiesto alla vicepresidente di rinunciare al suo seggio. Il capogruppo del Pd a Strasburgo, Brando Benifei, ha esortato Kaili a dimettersi.

L’inchiesta della magistratura belga ha portato al fermo anche di due importanti esponenti del sindacalismo italiano. Uno è Antonio Panzieri, lunga carriera in Cgil, già membro della direzione nazionale dei Democratici di sinistra, dal 2004 al 2019 europarlamentare con l’Ulivo, con il Pd e dal 2017 con Liberi e Uguali (Articolo 1, Sinistra Italiana e Possibile). La commissione di garanzia di Articolo Uno Lombardia lo ha sospeso dagli iscritti. Panzeri è anche presidente di “Fight impunity”, associazione che promuove “la lotta all’impunità per gravi violazioni dei diritti umani”, la cui sede è stata perquisita dalla polizia belga. Il consiglio dei membri onorari della Ong è composto da personalità di assoluto rilievo quali Emma Bonino e Federica Mogherini. Duro il quotidiano Il Giornale: “Una specie di Soumahoro in giacca e cravatta, un alfiere dei diritti dei poveri che garantiva a sé e alla famiglia un invidiabile tenore di vita”.

L’altro fermato è Luca Visentini, lunga carriera nella Uil. Il comunicato del sindacato: “Non avendo alcun riscontro sul merito della vicenda, confidiamo nell’operato della magistratura e siamo fiduciosi nel fatto che Visentini possa dimostrare l’estraneità ai fatti contestati”.

I coinvolti non finiscono qui. Un mandato di arresto europeo dal Belgio è per la moglie e la figlia di Panzeri (Maria Colleoni, di 67 anni, e la figlia Silvia, di 38) per corruzione e riciclaggio con il vincolo dell’associazione per delinquere. La Corte d’Appello di Brescia ha concesso i domiciliari ad entrambe le donne. Nell’abitazione della famiglia a Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo, sarebbero stati trovati 600mila euro in contanti. Si parla anche di una vacanza da 100mila euro. L’avvocato Angelo de Riso, loro difensore insieme a Nicola Colli, ha dichiarato: “Le mie assistite hanno riferito in aula di non essere a conoscenza di quanto viene loro contestato”. Aggiungendo: “Siamo soddisfatti e confidiamo che non venga accolta la richiesta di consegna alle autorità del Belgio”. L’udienza è stata aggiornata al 19 dicembre.

Altri due nomi tirati fuori dai media internazionali per presunte perquisizioni sono quelli di europarlamentari di centrosinistra, entrambi belgi di origini italiane.

Tra i fermati anche Francesco Giorgi, ex assistente di Antonio Panzeri, che sarebbe il compagno della politica greca. E Niccolò Figà-Talamanca, segretario della ong “No peace without justice”.

Jack Parrock, giornalista corrispondente da Bruxelles, ha annunciato su Twitter che alcune fonti gli avrebbero riferito che le autorità qatariote hanno avviato delle indagini sull’ambasciatore del Paese del Golfo presso l’Unione europea, Abdulaziz bin Ahmed Al Malki, e sul ministro del Lavoro Ali bin Samikh Al Marri.

Insomma, l’inchiesta si allarga a macchia d’olio.

Ciò che emerge dall’esplosiva indagine, qualora le accuse venissero confermate, è insomma una rete di europarlamentari e amministratori dediti ad affari poco puliti: una realtà che scredita ulteriormente istituzioni europee che già non godono di elevata credibilità, specie nel nostro Paese, come confermano le periodiche indagini di Eurobarometro. Purtroppo le denunce di lobby e di condizionamenti, palesi e meno palesi, sono abbastanza frequenti, ad esempio sul fronte agricolo.

Credendo nell’Europa, vorremmo naturalmente che fosse rappresentata in modo differente rispetto a certi amministratori che predicano bene ma, evidentemente, razzolano male.

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