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La cucina italiana patrimonio Unesco

L’Unesco ha decretato la cucina italiana patrimonio immateriale. E’ la prima cucina nel mondo a godere di tale riconoscimento. Un risultato storico, autorevole e meritato, che premia il nostro patrimonio agroalimentare frutto del lavoro quotidiano di milioni di operatori che salvaguardano nel tempo la straordinaria biodiversità e le filiere d’eccellenza.

Nel nostro Belpaese ogni regione, ogni comune, ogni frazione custodisce produzioni e piatti tipici, forti della propria unicità. E non va dimenticata l’eccezionale e radicata rete di ristoranti che promuove quotidianamente il “made in Italy” in tutto il mondo. Vengono in mente i tanti film dove i protagonisti vanno a mangiare in un ristorante italiano.

Ora da parte delle istituzioni si conferma il compito e l’onere di difendere e valorizzare ulteriormente questo patrimonio, convertendo tale riconoscimento in nuovo sviluppo, in un turismo capace di integrare quei lembi di territorio ancora estranei ai grandi flussi di visitatori, in particolare lungo le zone montane dove tante tipicità sono ancora sconosciute ai più. Inoltre adesso si ha a disposizione uno strumento in più per avversare chi, all’estero, approfitta di questo valore per taroccare le nostre produzioni, facendo perdere credibilità, ricchezza e posti di lavoro.

La legittimazione che ci offre l’Unesco è motivo di orgoglio e costituisce un’opportunità sia per i piccoli produttori che hanno modo di internazionalizzare i propri beni unici, sia per le tante filiere agricole già strutturate sia per la ristorazione in un rinnovato e convalidato orgoglio nazionale.

Sappiamo che il cibo è molto più del cibo. In un piatto c’è la storia di un territorio, la sua vocazione, il lavoro di una comunità, la sua cultura, quel modo di vivere che rappresenta un’esperienza ambito da tanti visitatori italiani e stranieri. È una realtà preziosa che ci distingue nel mondo. Bene ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida: la cucina italiana è il racconto di tutti noi, di un popolo che ha custodito i propri saperi e li ha trasformati in eccellenza, generazione dopo generazione. È un valore universale.

Va infine ricordato che il dossier di candidatura è frutto di una meritoria concertazione tra più attori, dai ministeri dell’Agricoltura e della Cultura alla storica rivista “La Cucina Italiana” (1929), all’Accademia Italiana di Cucina (1953), alla Fondazione Casa Artusi (2007). Non va tralasciato il ruolo del veliero Amerigo Vespucci che con il suo tour mondiale con Villaggio Italia (2023-2025), ha promosso la nostra cucina con eventi itineranti in tutto il mondo. Poi il lancio della missione spaziale Axiom 3 con la pasta italiana a bordo, il ruolo nel G7 Agricoltura ad Ortigia, Fino alla decisione finale del Comitato intergovernativo Unesco a Nuova Delhi. E’ l’ulteriore conferma che i risultati migliori si ottengono con azione collettive condivise.

Come Unsic continueremo con più convinzione a portare avanti la nostra attività di promozione e di difesa dei prodotti nazionali in rappresentanza delle nostre migliaia di produttori.

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