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La legge Zan e le tematiche complesse

Il ddl cosiddetto “legge Zan”, dal cognome del relatore Alessandro Zan, deputato del Pd, è un provvedimento contro l’omotransfobia. Cioè, come recita il titolo, “di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

Il tema è complesso e – premessa irrefutabile – la condanna di discriminazioni e violenza è indiscutibile. Tuttavia occorre ricordare che i purtroppo frequenti maltrattamenti della presunta “diversità” – in genere associata all’idea di prevaricazione delle minoranze – sono frutto prevalentemente di un deficit culturale di eredità storica e ambientale. Quante pellicole cinematografiche del passato hanno contribuito a denigrare certi orientamenti sessuali? Quale può essere il limite della comicità su questi temi?

I dubbi, quindi, non mancano. Anche perché per chi agisce nella pura ignoranza, le nuove norme finirebbero per applicare analogo metro punitivo – eccessivamente punitivo – verso sacche di reale emarginazione, prevedendo un surplus di galera (la pena verrebbe aumentata fino alla metà per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio).

Ben diversa è la possibilità di ottenere la sospensione condizionale della pena se il condannato – ovviamente per i reati meno gravi – presti un lavoro in favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati.

Insomma, a fronte dei necessari interventi sull’aspetto educativo, a cominciare dal contrasto dei pregiudizi nelle scuole (a proposito, che fine ha fatto l’educazione sessuale?), proprio mentre si cancella la censura cinematografica il provvedimento prevede la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità” o la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. Davvero quattro anni di galera sarebbero educativi per questi cittadini?

Del resto per ogni atto di violenza le norme già non mancano. Semmai si potrebbe discutere di certezza della pena. Va quindi evitato di trasformare una sacrosanta opera di informazione e di sensibilizzazione in una crociata ideologica e radicale che finirebbe per dividere l’opinione pubblica – a cominciare dai ragazzi – anziché assicurare coesione e unanimità verso quella che dovrebbe essere una verità assoluta e naturale: la lotta ad ogni forma di discriminazione. Da compiere non con le chiavi di un penitenziario ma semplicemente con la buona educazione.

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