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La stabilità politica, valore per la crescita del Paese

Lo scenario globale segnato dall’esponenziale progresso tecnologico e dal mercato sovranazionale offre grandi opportunità di sviluppo ma è caratterizzato, a livello di ciclo economico di breve e medio periodo, da rischi per l’occupazione, per il necessario equilibrio nella distribuzione di reddito e ricchezza e per la coesione sociale tra ceti.

E questi rischi sono tanto più concreti nell’attuale congiuntura, che mettono ormai in questione la crescita dell’economia di grandi Paesi, non solo il nostro ma financo la Germania, tradizionalmente definita con un’efficace metafora pubblicistica “la locomotiva d’Europa”.

E se a questo problematico quadro congiunturale si aggiungono le questioni della sostenibilità ambientale dell’economia su scala globale, delle tendenze demografiche con il veloce invecchiamento della popolazione nelle società più avanzate a partire dal nostro Vecchio Continente e il costante aumento della popolazione nei paesi più poveri, in primis in Africa, si comprendono bene le inquietudini delle società del nostro tempo.

A ben vedere in un quadro siffatto il tema centrale appare la capacità di governare questi processi da parte delle élites politiche, con una gestione delle istituzioni funzionale a trasformare le criticità in valore, cogliendo le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dall’economia 4.0, evitando che si realizzi un futuro distopico fatto di diseguaglianze profonde e Stati deboli, con condizioni ambientali distruttive e tensioni geopolitiche generatrici di tensioni anche militari.

Ecco perché, pur non entrando nel merito degli assetti e delle alleanze nell’ambito del quadro politico italiano, un soggetto sociale come l’Unsic, rappresentativo del mondo delle imprese dell’innovazione, non può non esprimere un apprezzamento per ogni ipotesi di stabilità politica, in grado di generare capacità di governo dei difficili processi economici e sociali in atto.

Certo, l’alleanza che sorregge il nuovo governo di Giuseppe Conte, è espressiva di realismo politico, e trova le sue radici anche nel malfunzionamento della fisiologica alternanza tra schieramenti nei sistemi liberaldemocratici. Ma il modello della coalizione tra forze politiche diverse segna, in primo luogo, l’esperienza di governo delle istituzioni europee.

Infatti, il metodo che ha consentito la nascita della coalizione di governo definita “Ursula” (italianizzata “Orsola”), tra i gruppi che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, popolari e socialisti oltre che verdi e liberali, è proprio quello dell’alleanza tra forze diverse e per certi aspetti conflittuali.

Si tratta di un’intesa, quella per la presidenza della Commissione dell’Ue, fondata sulla discriminante anti-sovranista e su di un taglio fortemente europeista, con un patto politico tra forze tradizionalmente antagoniste, quali i socialisti da una parte e i popolari dall’altra a cui aderiscono i partiti di ispirazione cristiana, imposto in primo luogo dall’incalzare dei movimenti e delle forze politiche populiste ed euroscettiche nei vari Paesi dell’Unione europea.

Il governo-Conte dovrà riuscire a fare sintesi tra posizioni politiche e culturali diverse nell’interesse del Paese, per compiere scelte significative sul piano dell’economia: non solo evitare l’aumento dell’Iva e ridurre la tassazione su imprese, lavoratori e pensionati, ma anche adottare politiche di crescita, di aumento dell’occupazione, di investimento per la modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali, di rilancio del Mezzogiorno in chiave euromediterranea, di innovazione tecnologica, energetica ed ambientale, ricostruendo un tessuto fondamentale di dialogo sociale con i soggetti collettivi dell’impresa e del lavoro.

Un dialogo sociale fondato su di una riscrittura delle regole della rappresentanza e della rappresentatività per i tavoli istituzionali, da Palazzo Chigi al Cnel e della stipula e dell’efficacia dei contratti collettivi, che superi una vecchia e non più attuale autocertificazione da parte delle organizzazioni cosiddette “storiche” sottesa ad una sorta di modello corporativo non giuridificato, per consentire senza veli una verifica effettiva della consistenza associativa, in grado di dare voce alle nuove forme della rappresentanza, consentendo l’immissione nel gioco democratico di idee e proposte di nuove organizzazioni che guardano al futuro e all’innovazione.

Questo si attende l’Unsic dal nuovo governo, che deve nascere per il bene dell’Italia, ricordando quanto affermò Luigi Einaudi: “Nella vita delle nazioni, di solito, l’errore di non saper cogliere l’attimo fuggente è irreparabile”.

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