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L’addio a David Sassoli

“L’Europa deve ritrovare l’orgoglio del suo modello democratico. Dobbiamo fermamente desiderare che questo modello di democrazia, di libertà e di prosperità si diffonda, che attiri, che faccia sognare e non solo i nostri stessi concittadini europei, ma anche al di là delle nostre frontiere”. E ancora: “L’Europa ha bisogno di un nuovo progetto di speranza. Penso che questo progetto possa essere costruito intorno a tre assi forti, a un triplice desiderio di Europa che sia unanimemente condiviso da tutti gli europei: quello di un’Europa che innova, di un’Europa che protegge e di un’Europa che sia faro”.

Questo affermava David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, nel suo ultimo discorso al Consiglio europeo a metà dicembre. La scomparsa di Sassoli, al di là dell’aspetto umano ricordato dai tanti amici, colleghi e compagni di partiti in queste ore, ci priva soprattutto di una convinta figura rappresentativa dell’europeismo inteso come cultura solidale, passione civile, difesa dei diritti, salvaguardia del bene comune e promozione della pace. Per conoscere l’ex giornalista fiorentino (vicedirettore del Tg1 dal 2006 al 2009), diventato europarlamentare e vicepresidente del Parlamento europeo dal 2014 al 2019, occorre principalmente leggere i suoi preziosi scritti.

“Il Parlamento ha da tempo presentato una proposta concreta per rendere le nostre istituzioni più democratiche, più forti e più innovative, tramite il diritto di iniziativa legislativa – sono le sue parole. “La nostra Unione deve essere la prima a stabilire norme in ambiti cui oggi tutto il mondo guarda, come la regolamentazione dei nuovi settori dell’economia che sono giungle legislative. Lo abbiamo fatto per la protezione dei dati personali, e ora il mondo sta seguendo il nostro esempio. Lo faremo, ed è giunto il momento, per i mercati digitali, per evitare che siano i giganti del web a legiferare al posto dei cittadini”.

Chiara la sua linea anche sul patto di stabilità, quando sottolineava la necessità di adeguare il nostro quadro finanziario alle sfide del nostro secolo, riformando in maniera realista il Patto di stabilità e crescita. “Non possiamo più ingabbiare il nostro futuro e quello dei nostri figli nella regola del 3 per cento”.

Favorevole anche alla difesa comune. “Proteggere i cittadini europei significa disporre di una migliore preparazione per reagire alle crisi future, siano esse sanitarie, naturali, commerciali, diplomatiche o militari. Significa – in primo luogo – rafforzare la nostra politica di difesa e di sicurezza comune in modo da poter intervenire insieme più rapidamente e con maggiore incisività quando sono minacciati i nostri interessi. So che questo tema sarà uno degli aspetti fondamentali della prossima presidenza francese e ciò è positivo”.

Fortemente europeista anche sul tema dell’integrazione degli immigrati. “Proteggere gli europei significa saper rafforzare con determinazione l’integrazione delle nostre politiche di gestione della migrazione e delle frontiere esterne”. E ancora: “Proteggere i cittadini europei significa adoperarsi affinché ciascuno di essi possa vivere dignitosamente del proprio lavoro, con un salario minimo decente e giusto”.

Tra i suoi temi in agenda, anche l’emergenza energetica. “Nessun cittadino europeo dovrebbe essere abbandonato alla povertà energetica, anche quando una crisi internazionale perturba i mercati mondiali: è anche in simili momenti critici che l’Unione deve trovare soluzioni audaci per garantire la sicurezza di tutti gli europei.”

Ecco perché la perdita di Sassoli, prematura e improvvisa, ci sottrae un fine pensatore e un politico di razza fortemente impegnato nella valorizzazione dei principi comunitari. Una figura stimata e popolare, tant’è che alla elezioni europee del 26 maggio 2019, nella circoscrizione dell’Italia centrale, aveva raccolto ben 128.533 preferenze. Un consenso anche internazionale che gli ha permesso di essere eletto, al secondo scrutinio, presidente del Parlamento europeo, il settimo italiano a ricoprire la carica.

Cresciuto a Roma, figlio di un giornalista, formatosi nella tradizione del cattolicesimo democratico, impegnato nello scoutismo, Sassoli era sposato con l’architetta Alessandra Vittorini, figlia dell’urbanista Marcello, al vertice della Soprintendenza Archeologia dell’Aquila. Lascia due figli, Livia e Giulio.

Alla famiglia le più sentite condoglianze.

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