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Le due destre

“Meloni vince, Macron crolla” ha titolato ieri Il Corriere della Sera. “Ue destra a valanga” è il titolo della Repubblica sempre di ieri. Sono due sintesi efficaci di quello che hanno detto le urne comunitarie.

A ciò, però, occorre aggiungere che nonostante la forte affermazione della destra estrema, gli equilibri nel Parlamento europeo non dovrebbero cambiare in quanto il Partito popolare europeo resta la prima forza con 186 seggi – i più arrivano da Germania (30), Spagna (22), Polonia (20), Romania (11), Italia (8) e Ungheria (8) – incrementando la propria rappresentanza di dieci seggi che compensa in parte il forte calo dei liberali, scesi ad un’ottantina di seggi (13 sono quelli francesi di Macron), mentre socialisti & democratici, con 134 parlamentari, sono più o meno stabili avendo perso solo cinque seggi (la pattuglia più numerosa è quella italiana con 22 seggi, poi i 20 spagnoli, i 14 tedeschi e i 13 francesi e rumeni).

Il totale fa 403 (su 705), quindi la maggioranza c’è e probabilmente resterà quella attuale.

Va però registrato il netto spostamento a destra nei principali Paesi europei, solo in parte compensato dal voto controcorrente nelle nazioni del Nord Europa, in particolare nei Paesi scandinavi, dove la sinistra è andata bene.

Infatti, nel dettaglio delle singole nazioni, particolarmente clamorosi i risultati in Francia dove il Rassemblement national, il partito della coppia Le Pen-Bardella, ha raggiunto il 31,5% conquistando ben 30 seggi nell’europarlamento e doppiando la formazione del presidente Macron, ferma al 15% con appena 13 seggi. Il capo dello Stato, che paga anche la sua posizione “interventista” sulla guerra in Ucraina, ha deciso di sciogliere il parlamento e di indire immediate elezioni, probabilmente per consumare il consenso per i sovranisti con la gestione del potere, interrompendo anni di costante crescita incentrata sul ruolo alternativo al governo. La notizia delle ultime ore è che i repubblicani – benché spaccati – potrebbero raggiungere un’intesa con l’estrema destra. Di certo una Francia logorata dalla crisi e caratterizzata da anni di manifestazioni di piazza sta cercando a destra una risposta alla difficile condizione attuale, tra mancata integrazione di molti immigrati e crisi economica.

Quadro abbastanza simile in Germania dove Alternative für Deutschland, la lista di estrema destra, è il secondo partito con il 15,6% (15 seggi), superando i socialdemocratici fermi al 14,1% (14 seggi), mai così in basso. I cristiano-democratici, però, vanno bene, crescono e raggiungono il 30,3% e 29 seggi. Qui la situazione economica e sociale non è molto dissimile da quella francese.

Ultradestra da primato anche in Austria: il Fpo di Herbert Kickl raggiunge il 25,5% dei voti e conquista 6 seggi al parlamento europeo raddoppiando la presenza. Bene la destra estrema anche in Grecia e in Olanda.

Questo quadro dimostra come l’asse si sia complessivamente spostato a destra: se in passato la crescita della destra estrema avveniva a scapito del centrodestra dei popolari, ora lievitano entrambe le destre e la contrapposizione sarà tutta interna a loro.

Non è azzardato individuare nella crisi economica, accentuata dai due anni di inflazione, le motivazioni per la scelta radicale di molti elettori. La colpevolizzazione dell’immigrazione e delle politiche green ha fatto il resto. Il forte astensionismo fornisce analoghe spiegazioni.

E in Italia? Il voto italiano conferma il forte vento di destra: i partiti di governo escono tutti rafforzati dalla prova europea rispetto al voto nazionale di poco meno di due anni fa. È un risultato rilevante sia perché in genere le formazioni politiche che governano vengono punite dagli elettori (com’è successo in tutta Europa) sia perché non c’è stato alcun travaso interno tra le tre forze di governo bensì ogni formazione ha conquistato punti percentuali.

Molto bene è andata Giorgia Meloni, che sfiora il 29% rispetto al 26% delle ultime politiche. Una vittoria estremamente personale, suggellata da due milioni e 400mila preferenze. Altrettanto positivo il risultato di Forza Italia che si ferma al 9,6% (8,1% alle politiche, a cui aggiungere lo 0,9% di Noi Moderati) e surclassa chi avrebbe voluto conquistarne l’elettorato (Renzi e Calenda). Bene anche la Lega al 9% (8,8% alle politiche), con il generale Vannacci che ottiene oltre mezzo milione di preferenze.

A sinistra si registra, invece, il tonfo dei Cinque Stelle, dal 15,4% delle politiche del 2022 all’attuale 10% (più di cinque punti in meno), di cui ha beneficiato soprattutto il Pd, che dal 19,1% delle politiche 2022 ha raggiunto l’attuale 24%, cinque punti in più.

Bene Alleanza Verdi e Sinistra con il 6,7%, che incarna ormai la formazione istituzionalizzata della sinistra antagonista e che ha avuto nelle candidature di Ilaria Salis e di Mimmo Lucano un buon volano, premiati da entrambi da oltre 150mila preferenze.

Il rafforzamento del governo italiano, delle posizioni filoeuropeiste e delle istituzioni democratiche stimola maggiormente il nostro ruolo sindacale e sociale come Unsic, che, quale membro del Cnel e interlocutore nei tavoli di molti ministeri, apporterà con decisione e appagamento le proprie proposte di cui, come presidente, mi farò portavoce e interprete.

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