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Le proteste in Iran con la voglia di modernizzazione

Sono giorni che si ripetono proteste nelle strade e nelle piazze di diverse città dell’Iran dopo l’assurda morte in carcere di Mahsa Amini, ragazza curda di 22 anni che era stata arrestata dalla polizia religiosa per non aver indossato correttamente il velo.

Si tratta di una situazione eccezionale per l’Iran, nazione guidata da religiosi sciiti estremamente fondamentalisti e conservatori.

Molte ragazze stanno bruciando lo hijab, cioè il velo islamico, atto considerato naturalmente blasfemo. Altro emblema della protesta è il taglio dei capelli, con video postati sui social per la diffusione mondiale. In alcuni casi si registrano scene di guerriglia urbana e la distruzione delle immagini dei massimi esponenti dello Stato teocratico.

Le proteste proseguono nonostante la reazione violenta della polizia, che avrebbe ucciso diverse persone.

La tv di Stato iraniana sta addossando la responsabilità delle proteste ai separatisti curdi per ottenere l’indipendenza.

Di fatto emerge il desiderio, soprattutto da parte delle nuove generazioni, di superare tradizioni arcaiche che, al di là degli aspetti religiosi, impongono la totale privazione della libertà e della democrazia sul piano sociale. Sarebbe ora che i governi occidentali, sacrificando gli immancabili interessi economici e commerciali, isolassero sul serio gli Stati che non garantiscono i più elementari diritti umani.

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