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La lezione francese

MamoneSul “Corriere della Sera” di oggi, Aldo Cazzullo, nell’editoriale di prima pagina sul voto francese di ieri, sintetizza efficacemente l’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo: “La Francia ha scelto il futuro, il mondo globale, l’Europa”.

E’ questo l’elemento più certo, più tangibile, in un certo senso più “tranquillizzante” del responso – tra l’altro abbastanza scontato (ma di questi tempi…) – delle urne d’Oltralpe: sconfiggere innanzitutto l’antieuropeismo e il nazionalismo esasperato e disaggregatore di una Le Pen che comunque è arrivata al suo massimo storico (34 per cento) per restituire all’Europa comunitaria – ma resta da capire quale – una boccata d’ossigeno e una sua legittimità politica.

Macron, pur con tutte le incognite che aleggiano sulla sua persona e sul suo programma liberista in una nazione fortemente statalista, è riuscito nel non facile intento di coagulare principalmente intorno alla sua giovane e carismatica figura quella Francia più progressista e riformista, istituzionale e di potere, occidentale e multietnica, colta e imprenditoriale, forse anche giovanile, comunque delusa dall’esperienza socialista e dei partiti tradizionali ma ovviamente non seducibile dalla proposta populista e aggressiva della Le Pen, che ha fatto breccia soprattutto nelle banlieues dove la crisi si fa maggiormente sentire. Al di là del responso resta un ceto popolare impaurito dall’immigrazione, un grande bacino di agricoltori e piccoli imprenditori spaventati dalla concorrenza dei Paesi emergenti e degli ogm. E’ un fuoco del malessere molto visibile, per ora controllato, ma di certo non spento. A cui si somma la forza di un non-voto crescente anche a quelle latitudini. E la spada di Damocle del terrorismo che ha preso di mira principalmente Parigi e dintorni.

In Italia, dove la politica francese suscita da sempre un forte charme specie nei piani radicalchic, il termine più utilizzato per etichettare il responso è “speranza”. L’europeismo trova nuova linfa, ma occorrerà capire se servirà davvero per rinnovarsi dalle tante inadeguatezze, liberandosi dalle pastoie burocratiche e dai condizionamenti delle lobbies, o per perpetrare quelle politiche finanziarie e di grandi interessi economici, che seminano o accrescono pericolose disuguaglianze sociali e hanno prodotto la Brexis, i rischi disgregatori in Austria e in Olanda, la crescita di forze nazionaliste, xenofobe e populiste un po’ in tutto il vecchio continente.

(Domenico Mamone)

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