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La Turchia verso le elezioni anticipate

Domenico MamoneIn un silenzio (per ora) quasi generale sui media italiani, la Turchia si avvia ad affrontare le elezioni anticipate per presidenza e parlamento. Quello del prossimo 24 giugno potrebbe essere un appuntamento importante anche per gli equilibri politici ed economici internazionali.

Innanzitutto il Paese di Erdogan – il premier è al potere da quindici anni – proprio in questi giorni sta cercando di assumere la leadership anti-Israele: per il massacro dei palestinesi sulla Striscia di Gaza, il premier turco ha, infatti, chiesto che Israele sia portato davanti alla Corte internazionale per i diritti umani, E’ chiaro il tentativo di riunificare la comunità musulmana, sotto la sua leadership, contro il nemico comune. Una mossa palesemente propagandistica in vista delle elezioni.

Parallelamente Erdogan sta rafforzando una politica “rassicurante” e populista anche sul fronte economico: il suo Paese registra una forte crescita grazie soprattutto ai 60 miliardi di dollari in aiuti alle piccole e medie imprese per superare il crollo del turismo (allargamento del Kgf, fondo di garanzia del credito). La conseguenza è un Pil sorprendentemente oltre il 7 per cento, la disoccupazione è intorno al 10 per cento e la spesa delle famiglie è lievitata di quasi il 12 per cento nei primi tre trimestri del 2017. Tuttavia la spinta è frutto di un crescente indebitamento pubblico, di cui già si cominciano a pagare le conseguenze: inflazione a due cifre, lira turca deprezzata ai minimi storici, turbolenze finanziarie.

Incurante di ciò, Erdogan è prodigo di promesse elettorali che rischiano di appesantire la situazione: il leader, ad esempio, ha preannunciato un contributo di duemila lire turche a tutti i pensionati (operazione che avrà un costo totale di 5 miliardi di dollari).

A seminare altro entusiasmo ci sta pensando Berat Albayrak, ministro dell’Energia: ha annunciato che il 12 giugno sarà lanciato ufficialmente il gasdotto Trans Anatolian Natural Gas Pipeline Project (Tanap) in partnership con l’Azerbaigian. La capacità annuale iniziale sarà di 16 miliardi di metri cubi di gas, da cui la Turchia tratterrà sei miliardi di metri cubi, mentre i restanti dieci miliardi finiranno in Europa. Attraverso questa operazione, Ankara mira ad attenuare il deficit dovuto – come evidenzia lo stesso ministro – dalla dipendenza dalle materie prime”.

Albayrak ha inoltre annunciato che entro la fine della prossima estate la Turchia comincerà le sue prime trivellazioni petrolifere da solista nel Mediterraneo. Ed entro la fine del 2018 una prima fabbrica integrata inizierà la produzione di pannelli solari ed una seconda, ancora da costruire, si occuperà di turbine eoliche.

Nonostante ciò e il fatto che tutti i media radiotelevisivi e quasi tutti quelli della carta stampata siano nelle mani del presidente turco, gli ultimi sondaggi elettorali registrano una riduzione del gap dei partiti dell’opposizione rispetto al fronte di Erdogan. Buona parte degli 80 milioni di turchi è preoccupata per l’economia del Paese. C’è poi il nodo della repressione governativa, che ha mandato in carcere oltre 60mila persone. E la questione curda.

Inoltre con le prossime elezioni entreranno in vigore gli emendamenti costituzionali (approvati con il referendum dello scorso anno) che trasformeranno radicalmente le istituzioni della Turchia. La maggior parte degli analisti prevede che chi vincerà avrà poteri quasi assoluti. Il presidente della Repubblica controllerà Parlamento, magistratura, Corte costituzionale e sarà il capo delle Forze armate.

Per Erdoğan la prossima sfida sarà quindi cruciale: dovrà non solo essere rieletto presidente, ma anche fare in modo che il suo partito (Akp) mantenga la maggioranza assoluta dei seggi. Il rischio, evidenziano molti analisti, è che le prossime elezioni siano caratterizzate da mancanza di trasparenza. Tra l’altro, il regolamento elettorale – varato solo pochi mesi fa – assegna i controlli solo ai funzionari di governo, impedendo ai rappresentanti dei partiti d’opposizione e alle organizzazioni non governative di sovraintendere alle operazioni di voto e allo spoglio elettorale.

Un quadro non proprio esaltante per un Paese che ambisce a far parte dell’Unione europea.

(Domenico Mamone)

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