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Caos pensioni all’estero: pagate 1 miliardo nel 2016 ma pochi contributi versati

Boeri denuncia “anomalia”: perché le somme sono erogate dall’Italia invece che dal Paese in cui si risiedono i pensionati e pagano le tasse, venendo così a mancare la reciprocità

pensioni

Sono costate quasi 1 miliardo di euro le 373mila pensioni pagate dall’Inps nel 2016 ai pensionati che risiedono in 160 paesi esteri. È questa la denuncia del responsabile dell’Istituto di previdenza nazionale Tito Boeri sentito dal Comitato permanente sugli italiani nel mondo alla Camera: “Le prestazioni assistenziali pagate all’estero “vanno a ridurre gli oneri di spesa sociale di altri Paesi, è quindi come se il nostro Paese operasse un trasferimento verso altri” senza “avere un ritorno in consumi”.

ANOMALIA – Per Boeri si tratta i “un’anomalia” perché le somme sono erogate dall’Italia invece che dal Paese in cui si risiedono i pensionati e pagano le tasse, venendo così a mancare la reciprocità: “Si tratta in tutti i casi di durate contributive molto basse e a fronte di queste i beneficiari possono accedere a prestazioni assistenziali quali le integrazioni al minimo o la quattordicesima. Quindi c’è chiaramente uno iato tra l’entità e la durata dei contributi e la possibilità ad accedere a delle prestazioni che vanno molto al di là dei contributi versati”.

PRATICHE INDEBITE – Boeri poi denuncia “le pratiche di prestazioni indebite”, che in numeri si trasformano in “circa 101 mila, di cui 60 mila sono in corso di recupero su pensione, mentre le rimanenti vengono riscosse con rimesse in denaro. L’importo complessivo da recuperare è di circa 270 milioni di euro”. La “maggior parte degli indebiti è in Argentina (27,5%), seguono Australia (quasi 15%), Francia, Canada e Usa” (tutte e tre con il 9%).

Intanto, più di un terzo delle pensioni pagate a giugno del 2017 hanno periodi di contribuzione in Italia inferiori a 3 anni, il 70% è inferiore ai 6 anni e l’83% è ai 10 anni”, quindi durate contributive “molto basse”.

(Gi.Te.)

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