
Un accordo per promuovere le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) quale modello di sviluppo basato su una transizione energetica trasparente, sulla piena attuazione dell’economia circolare e per rispondere alle esigenze delle comunità locali. È quello siglato oggi dal Cnel e dall’Enea nell’ambito del convegno “Energia condivisa per una nuova infrastruttura sociale. Le comunità energetiche rinnovabili, driver di innovazione, servizi e sviluppo territoriale”, che ha richiamato presso la plenaria Marco Biagi del Cnel importanti esperti della materia.
“Oggi le Cer sono uno strumento chiave per la diffusione dell’energia rinnovabile e un esempio virtuoso di partecipazione attiva di cittadini, imprese ed enti locali – ha detto Francesca Mariotti, presidente dell’Enea. “L’accordo firmato oggi, che nasce dalla collaborazione avviata tra il nostro Osservatorio Cer e il Gruppo di lavoro istituito dal Cnel, punta a rafforzare le Cer come elemento centrale della transizione energetica, che per essere attuata necessita di solide basi tecnico-scientifiche e di politiche che abbiano un forte radicamento sociale ed economico. Come Enea mettiamo a disposizione del Cnel e del Paese le nostre competenze, forniamo servizi alle comunità locali, supportandole nell’attuazione di buone pratiche e soluzioni innovative, convinti che la transizione energetica debba essere compresa, partecipata e accessibile”.
La giornata di lavoro è stata introdotta da Renato Brunetta, presidente del Cnel, il quale a proposito delle comunità energetiche ha sottolineato la loro potenza valoriale, ricordando l’importanza delle reti intelligenti “che costituiscono un tesoro all’ennesima potenza con un fine economico e sociale” e rappresentano per connessione, coesione sociale e ottimizzazione “l’antitesi delle guerre tra famiglie, tra individui, tra comunità, tra nazioni, le guerre nord contro sud”.

Il presidente del Cnel ha raccontato una vicenda personale: “Ho messo sul tetto il fotovoltaico, ho 20 kW, sono quasi felice. Ma la prima cosa che ho imparato da questa storia cinque anni fa è che sono diventato risparmioso e cioè guardo due, tre volte al giorno quanto produco, quanto consumo, come posso ottimizzare. Ho finalmente piena consapevolezza del mio consumo energetico, realtà che prima ignoravo”.
Riguardo all’accordo con Enea, per Brunetta “rappresenta un passaggio strategico per accompagnare la transizione energetica, grazie a un approccio che mette al centro le persone e i territori. Le Comunità energetiche rinnovabili non sono soltanto uno strumento per produrre energia pulita: sono un nuovo modello di sviluppo capace di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica, partecipazione, risparmio, economia circolare e coesione sociale. Come Cnel siamo alla ricerca di reti intelligenti, reti territoriali, reti tra istituzioni, imprese, parti sociali, cittadini. E le Comunità energetiche rinnovabili rappresentano proprio questo: una rete straordinaria che produce valore economico, ambientale e sociale. Con Enea avviamo una partnership di grande valore, offrendo al Paese un punto di riferimento autorevole per una transizione energetica fondata sulla conoscenza, sulla partecipazione e sulla responsabilità condivisa”.
Dopo il video-messaggio del ministro Gilberto Pichetto Fratin sull’esigenza di rendere le Comunità energetiche rinnovabili sempre più centrali nel sistema energetico nazionale quali “strumenti concreti per condividere energia pulita e ottenere benefici ambientali, economici, sociali”, il professor Livio De Santoli, componente del collegio di Arera, ha evidenziato come le comunità energetiche rappresentino “un cambiamento dirompente nel panorama energetico italiano, europeo, mondiale, perché trasformano il consumatore in soggetto attivo, capace di produrre energia”. Ha aggiunto: “Non si tratta solo di una rivoluzione energetica, ma anche sociale ed economica. Le Cer possono contribuire alla consapevolezza dei territori e al contrasto della povertà energetica, includendo chi ha più bisogno di energia a basso costo. Perché ciò avvenga, però, è necessario integrare pienamente le Comunità energetiche nel sistema esistente. Il punto centrale è valorizzare l’energia condivisa: l’energia autoprodotta e consumata all’interno della comunità deve trovare un riconoscimento adeguato, anche attraverso una diversa regolazione degli oneri di rete. Nei prossimi anni sarà fondamentale accompagnare la transizione con regole capaci di garantire autonomia, sicurezza, libertà energetica e contrasto alla povertà energetica – ha concluso l’ex prorettore dell’Università “La Sapienza” per le Politiche energetiche.

“La disciplina relativa alle comunità energetiche – ha detto Luca Barberis direttore della Divisione Sviluppo sostenibile del GSE – è sicuramente lo strumento più innovativo che abbiamo oggi nel settore elettrico. Ci sono molti elementi di innovazione: un’innovazione che mi piace definire conservativa, perché è riuscita a introdurre un meccanismo assolutamente nuovo senza stravolgere i contratti fondamentali del nostro sistema, dal contratto di fornitura a quello per la vendita dell’energia immessa in rete. Ma c’è un’altra importantissima discontinuità: il premio non viene riconosciuto semplicemente all’energia prodotta o immessa in rete, ma a quella contestualmente immessa e prelevata in un contesto di prossimità. È l’energia condivisa. In questo modo, il consumatore, storicamente considerato un elemento passivo del sistema, assume un ruolo paritetico a quello del produttore”.
Stefania Crotta, direttore generale del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ha ricordato che il suo dicastero ha investito molto sulle Comunità energetiche rinnovabili, “non solo dal punto di vista economico, ma anche su quello normativo e regolamentare”. Ha quindi spiegato che “le Comunità energetiche incidono sulle tre dimensioni della sostenibilità: economica, ambientale e sociale”. Ha raccontato che nel percorso di attuazione “ci siamo confrontati con le pubbliche amministrazioni, le imprese e i cittadini, apportando i correttivi necessari, con risultati significativi: sono pervenute 48mila istanze, con un raddoppio del target di potenza installabile”. Ha concluso: “L’auspicio è che le economie che si stanno liberando nell’ambito del Pnrr possano essere riutilizzate per finanziare le domande già valutate positivamente dal Gse e ancora in attesa della copertura finanziaria. Guardiamo ora a una dimensione sempre più territoriale, anche attraverso strumenti come i Positive Energy District. Questa non è soltanto una transizione energetica, ma anche una transizione culturale. Il Pnrr non rappresenta la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova sfida”.
È quindi intervenuto Sergio Olivero, Head of Business&Finance Innovation presso Energy Center Politecnico di Torino, che fa parte del gruppo di lavoro “Tenval” dedicato alle comunità energetiche rinnovabili. Coordinato dal consigliere Cnel Paolo Pirani, annovera tra gli esperti del settore Silvia Chiassai Martini (presidente Fondazione Cer Italia), Nicoletta Gozo (Osservatorio Cer-Enea), Lucio Brignoli (presidente Sinergia), Giorgio Nanni (Legacoop), Sergio Porcellini e Maria Adele Prosperoni (Confcooperative). Il percorso del gruppo di lavoro “Tenval” trae origine dal convegno “Le Cooperative del Sole” che si è svolto un anno fa al Cnel, alla presenza del presidente Renato Brunetta.
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Due tavole rotonde hanno concluso la mattinata: nella prima, “La Cer oltre l’incentivo” sono intervenuti Benedetta Brighenti (Renael), Angelo Peppetti (Abi), Carmelo Campagna (Anfir), Paolo Vierucci (Banca Etica), Gianni Parigi (Federcasse), Alessandro Caffi (Cei) e Tiziana Toto (Cittadinanzattiva); alla seconda, “Cer, modelli di inclusione sociale e piattaforme di servizi”, hanno preso parte Maria Adele Prosperoni (Confcooperative), Giorgio Nanni (Legacoop), Sara Capuzzo (ènostra), Violetta Scipinotti (E2.0), Alfonso Bonafede (Federesco), Raffaele Morese (Nuovi Lavori), Michele Vitiello (Ifec) e Andrea Brumgnach (Italia Solare) con la moderazione di Paolo Zangheri dell’Enea.
Nel dettaglio, la rappresentante di Confcooperative ha evidenziato la varietà di Cer, da quelle realizzate in parrocchia a quelle nate dall’iniziativa delle banche o delle imprese, che mettono capitali e rendono la Cer un momento di welfare aziendale, fino a quelle che costituiscono l’esperienza dei comuni montani, dove la sfida è territoriale. “Noi abbiamo delle povertà nei territori, sicuramente quella economica energetica. Ma la vera povertà del territorio è la perdita di qualità ambientale, urbana e identitaria. Queste sono cose su cui non possiamo non riflettere quando avviamo un progetto sul territorio – ha detto la Prosperoni.
Vitiello ha invece sottolineato come la chiusura dello Stretto di Hormuz ha evidenziato la nostra vulnerabilità come sistema, ricordando che importiamo il 74% di energia primaria”.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
