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Children’s global summit: Roma incontra i giovani di tutto il mondo

“I can!” Questo è il motto che si è levato a gran voce dalla sala della Protomoteca del Campidoglio lo scorso 26 novembre in occasione del
primo Children’s global summit.

Una delegazione di 170 ragazzi provenienti da 43 Paesi e 80 delegati italiani accompagnati da genitori, insegnanti e volontari uniti dal sogno di un mondo migliore, più green ed ecosostenibile.

Erano solo una “piccola” rappresentanza degli oltre 2500 “supereroi”, ragazzi fra i 5 e i 18 anni, arrivati a Roma per illustrare i risultati dell’iniziativa internazionale “I can“, avviata già nel 2017, nell’ambito del primo Children’s global summit. Oltre alla cerimonia di apertura e presentazione del summit in Campidoglio, in programma per il 27 novembre un Flash Mob dei partecipanti al Palazzo dei Congressi dell’Eur. Si prosegue il 28 e 29 novembre con incontri delle delegazioni straniere e italiane nelle scuole romane e con la visita ai musei della città capitolina. Si termina il 30 novembre con l’udienza in Vaticano con Papa Francesco.

Il progetto, che in Italia ha preso il nome di “Io posso!”, è promosso dalla Fidae (Federazione degli Istituti di Attività Educative – scuole cattoliche italiane), in collaborazione con Cec (Congregazione per l’educazione cattolica del Vaticano) Oiec (Organizzazione delle scuole cattoliche nel mondo), e vede come partner Intesa San Paolo Formazione. L’iniziativa adotta il metodo Design for Change, nato in India per mano di Kiran Bir Sethi, e raccoglie la sfida che Papa Francesco ha lanciato con l’Enciclica del 2015 “Laudato Sì”.

Alla cerimonia di apertura del  Children’s Global Summit, patrocinato da Roma Capitale, sono intervenuti la sindaca Virginia Raggi, la presidente della Fidae, Virginia Kaladich, la fondatrice di Design for change Kiran Bir Sethi, la referente per la diffusione della metodologia a livello internazionale, Monica Canton, e il docente e referente del progetto attivato in Italia, Christian Bortolotto, moderati dal giornalista di Tv2000, Fabio Bolzetta.

“Roma è orgogliosa di essere stata scelta per il Children’s Global Summit 2019. Oltre 2500 ragazze e ragazzi da tutto il mondo si incontrano nella nostra città per proporre idee per il futuro e soprattutto soluzioni per il presente”. Con queste parole la sindaca di Roma Virginia Raggi ha dato il benvenuto a tutti i partecipanti: “‘Io posso!’è un progetto di grandissimo valore, umano, sociale e formativo – ha continuato la sindaca – Ha un respiro internazionale e soprattutto vuole portare dentro le scuole, dentro le famiglie e dentro la società “semi” concreti di un cambiamento possibile. Un cambiamento di cui i giovani sono i veri protagonisti”. Ha proseguito rivolgendosi ai giovani: “Le vostre idee sono al servizio di una grande e importante causa: disegnare un futuro migliore, che passa dalle piccole e dalle grandi scelte quotidiane, per ispirare finalmente nuove soluzioni”.

“Io posso!” si basa su una metodologia educativa ideata 10 anni fa in India da Kiran Bir Sethi, mamma ed insegnante, ed adottata ormai in più di 60 Paesi. Ad oggi oltre 2 milioni di partecipanti tra i 5 e i 18 anni contribuiscono a trasformare la realtà che li circonda attraverso lo sviluppo delle loro idee.

Il metodo si compone di quattro semplici fasi: (senti) sentire la necessità o i problemi; (immagina) immaginare nuove soluzioni; (agisci) agire e costruire il cambiamento; (condividi) condividere la propria storia per ispirare e contagiare più persone possibili. L’obiettivo è quello di realizzare una catena mondiale di bambini, ragazzi, giovani e cambiare, passo dopo passo, il mondo. Per realizzarlo, si utilizzano quattro competenze basilari: pensiero critico, creatività, collaborazione, comunicazione.

Il programma, iniziato nel 2017, come strumento di realizzazione dei progetti ispirati all’enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco, persegue gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (OdS) fissati dall’Agenda 2030, approvata nel 2015 alle Nazioni Unite da più di 150 leader internazionali.

Contribuire allo sviluppo globale, promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente sono i temi principali dell’Agenda raggiungibili attraverso l’attuazione di 17 OdS che mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza e allo sviluppo sociale ed economico nel rispetto della sostenibilità ambientale per affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche entro l’anno 2030.

“Collaborare per costruire la nostra casa comune”, così la presidente Fidae Virginia Kaladich, che rivolgendosi ai ragazzi in sala sottolinea: “La vostra presenza a Roma sarà da stimolo anche per coloro che ancora non conoscono il progetto “Io posso!” e magari vogliono dare il loro contributo per trovare una soluzione ai problemi ambientali della loro comunità”. La presidente ha così concluso: “Le vostre idee saranno ascoltate dalle autorità nazionali e locali. Di questo vi sono grata perché so che saranno messaggi preziosi”.

Multiculturalismo ed entusiasmo hanno pervaso la sala della Promototeca. Diversi i progetti portati avanti dai ragazzi. “Abbiamo raccolto e riciclato plastica – hanno spiegato orgogliose delle bambine cilene appartenenti alla scuola primaria – e insieme ai nostri insegnanti ci siamo dedicate alla creazione e cura di aree verdi nella scuola”. Alla domanda perché è stato importante partecipare a questa iniziativa, hanno risposto: “Vogliamo cambiare il mondo, migliorarlo per un futuro più green”.

Anche la delegazione del Giappone, proveniente direttamente da Tokyo, ha illustrato il suo lavoro: “Il nostro obiettivo è stato ed è quello di ridurre l’utilizzo della plastica, soprattutto bottiglie, per arrivare al traguardo del plastic free”. La preside dell’Istituto aggiunge: “In una settimana i ragazzi hanno raccolto 1200 tappi di plastica e li hanno portati nei centri di riciclo”.

Christian Bortolotto, docente, vicepreside della scuola secondaria di primo grado di Monselice e referente del progetto “I can” attivato in Italia espone l’impegno sostenuto in questi anni: “ Una serie di progetti sono già partiti l’anno scorso e continuano ora come attività non separate dalla didattica e dalla quotidianità della scuola. Volevamo che la metodologia di Design for Change diventasse uno strumento con il quale condurre programmi educativi e formativi interdisciplinari, per far aprire gli occhi dei ragazzi di fronte alla realtà di un pianeta che sta soffrendo, partendo proprio dal vicinissimo, dal cortile e dalla dalla mensa della scuola per poi allargarci alla comunità cittadina, all’Italia e perché no al mondo intero”.

Insomma sembra proprio che le parole d’ordine siano “Uniti per un futuro migliore!”.

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