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L’incontro della ministra Calderone con le parti sociali: reazioni positive

Il ministro Marina Calderone

Un primo incontro interlocutorio e sostanzialmente proficuo con tutte le parti sociali. Nella sede decentrata di via Flavia, la neo ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, ha riunito ventinove sigle di rappresentanza del mondo del lavoro per un iniziale confronto finalizzato anche ad individuare le materie che saranno oggetto dei prossimi tavoli tematici. “Era giusto chiedere alle parti sociali il loro punto di vista, sulla base di quello che osservano dai loro ruoli. Serve programmazione – ha detto la ministra al termine dell’incontro.

Oltre ai sindacati dei lavoratori (Cgil, Cisal, Cisl, Confasal, Ugl Uil, Usb) a quelli imprenditoriali (Casartigiani, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Confprofessioni, Cna, Unsic) e alle organizzazioni dell’agricoltura (Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri), hanno risposto all’appello anche Abi (banche), Alleanza delle cooperative, Ania (assicurazioni), Confetra, Confimi, Confprofessioni, Confservizi e Federdistribuzione. Una presenza così folta non si registrava dai tempi degli Stati generali del governo Conte II nel giugno 2020.

Tra i temi più “caldi” quello delle pensioni, a proposito delle quali la ministra, al termine della riunione, ha detto che c’è bisogno di una riforma complessiva, ma è “una fase in cui stiamo studiando gli strumenti” e che “Quota 41 può essere un punto di riferimento, ma è ancora presto per poter dire in che modo e con quali condizionalità”.

Riguardo al reddito di cittadinanza, la ministra ha affermato che “bisogna far passare il messaggio che chi è in condizione di lavorare deve trovare la giusta collocazione” e “se ci saranno da apportare modifiche su nuovi assetti, controlli e condizionalità queste dovranno servire per migliorare le performance dell’ingresso dei lavoratori”.

Per i circa mille “navigator”, la cui scadenza di contratto è avvenuta lo scorso 31 ottobre, la ministra ha confermato le “difficoltà tecniche” per una riconferma.

Altri temi sul tappeto, il taglio del cuneo fiscale contributivo, il rafforzamento dei premi di produttività, le modifiche al reddito di cittadinanza, la sicurezza sul lavoro, l’attenuazione dei vincoli previsti dal Decreto Trasparenza.

Domenico Mamone

L’Unsic, per voce del presidente Domenico Mamone, ha manifestato innanzitutto il gradimento per la scelta di un ministro tecnico da parte del nuovo governo, una personalità “con grande competenza nel settore”. Ha espresso inoltre apprezzamento per la programmazione di futuri tavoli tematici, annunciata nel corso della riunione. Il sindacato datoriale guidato da Mamone s’è quindi soffermato sul tema del cuneo fiscale, ricordando che la riduzione di una pressione fiscale insostenibile per le imprese apporterebbe benefici anche ai lavoratori “grazie all’abbattimento della disoccupazione e all’aumento dei salari”.

Sulla questione del reddito di cittadinanza, pur convenendo sulla necessità di uno strumento del genere “degno di un Paese civile”, l’Unsic ha evidenziato la necessità di ricalibrarlo valutandone l’impatto economico anche a causa delle numerose truffe, proponendo quindi l’ottimizzazione del sistema dei controlli.

Tra gli altri punti accennati da Mamone, i fondi strutturali, l’accompagnamento al lavoro, le politiche attive, la riforma delle pensioni, i flussi, la sicurezza negli ambienti di lavoro, tutti argomenti per i quali il sindacato preparerà un documento approfondito che farà avere direttamente al ministro nei prossimi giorni.

Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri

Sul fronte dei sindacati confederali, il leader della Cisl, Luigi Sbarra, ha chiesto che prima della legge di bilancio venga varato un provvedimento per sostenere il reddito dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie, prorogando le misure del precedente governo e assicurando quindi profondità al sistema di aiuti. “Abbiamo formalizzato l’auspicio di un dialogo e un cammino solido e partecipato tra ministero del Lavoro e parti sociali – ha sintetizzato Sbarra all’uscita dall’incontro, presenti anche Maurizio Landini (Cgil), che ha ribadito l’esigenza di una norma sul salario minimo e una legge sulla rappresentanza sindacale, e Pierpaolo Bombardieri (Uil). Perevitare il ritorno della riforma Fornero, i sindacati confederali chiedono l’uscita flessibile dal lavoro dai 62 anni senza penalizzazioni dell’assegno.

L’Usb ha presentato alla ministra alcune proposte relative proprio alla riforma delle pensioni. “Non ci esercitiamo sulle quote in essere o su quelle future. Vogliamo qui rimarcare ancora una volta che il bilancio dell’Inps, il secondo in Italia dopo quello dello Stato, è appesantito in maniera determinante da prestazioni che nulla hanno a che vedere con la previdenza sociale che è il vero core business dell’Istituto. Le entrate contributive del Fondo lavoratori dipendenti sono largamente in grado di assicurare pensioni dignitose a 60 anni di età o 40 di contributi – spiega l’Usb, secondo cui “le pensioni vengono oggi assoggettate ad una tassazione altissima il cui importo complessivo, se riversato nelle casse dell’Inps, garantirebbe da solo un’efficace copertura delle spese pensionistiche generali”.

“Incontro costruttivo, utile ad avviare riflessioni sull’importante tema del lavoro, centrale per lo sviluppo del Paese, partendo dalle priorità” è il giudizio del direttore generale di Abi, Giovanni Sabatini. “Per tutelare il lavoro attraverso il sostegno alle aziende è fondamentale – secondo Sabatini – che vengano al più presto recepite in Italia le recenti decisioni europee sul nuovo framework in tema di aiuti di Stato e vengano adottate le misure necessarie per permettere alle banche di adottare le moratorie sui crediti e dare così più tempo alle famiglie e alle imprese per fronteggiare le straordinarie conseguenze dell’attuale contesto economico”.

Particolarmente articolata la piattaforma presentata da Confcommercio. Per quanto riguarda la riforma degli ammortizzatori sociali entrata in vigore il 1° gennaio 2022, l’organizzazione evidenzia che “è stata caratterizzata dalla messa in campo di strumenti più inclusivi, ma anche da una più onerosa contribuzione, che incidono soprattutto sulle imprese del terziario di mercato. Per far fronte al particolare periodo storico – continua Confcommercio – è necessario che l’aumento graduale dei costi per le imprese, connessi alla riforma degli ammortizzatori sociali, sia prorogato fino a tutto il 2023 come pure si evidenzia la necessità di dare forma compiuta all’applicazione del principio bonus/malus all’impianto della riforma, che incida non solo sulla contribuzione addizionale ma anche su quella ordinaria”.

L’organizzazione, inoltre, evidenzia la necessità di decisi interventi di riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro, e di misure di detassazione degli aumenti contrattuali.

Di “collaborazione potenzialmente proficua tra il ministero e le parti sociali” ha parlato anche Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti. Ha aggiunto: “Bene la volontà di intervenire su temi che ci stanno a cuore, dalla semplificazione normativa alle misure per favorire l’occupazione giovanile, fino alla revisione delle politiche attive e della riforma degli ammortizzatori sociali, che va calibrata sulla tenuta effettiva. A questo proposito, abbiamo chiesto di attivare l’Osservatorio su questa riforma”.

Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, al termine dell’incontro con le parti sociali ha fatto sapere che la ministra ha annunciato un tavolo sul lavoro autonomo che si terrà la prossima settimana. Il presidente ha ricordato: “Nelle passate legislature sono stati fatti passi avanti con il Jobs act degli autonomi e con l’Iscro, ma adesso è arrivato il momento di lanciare un nuovo progetto normativo, che metta al centro la persona con i suoi valori e bisogni di welfare, a prescindere dalla qualificazione del rapporto”. Per il vertice di Confprofessioni, poi, “se il taglio del cuneo fiscale e contributivo rimane un tema centrale per sostenere l’occupazione, in una fase di forte incertezza economica la detassazione e la decontribuzione degli aumenti salariali concordati dalle parti sociali può rappresentare una soluzione più efficace per fronteggiare la perdita del potere d’acquisto delle famiglie e lavoratori”.

Marcello Pacifico, che ha fatto parte della delegazione della Cisal, insieme a Francesco Cavallaro, s’è soffermato in particolare sulla sicurezza, chiedendo la revisione delle norme sull’alternanza scuola-lavoro, la ricostruzione degli edifici a rischio sismico, la ventilazione meccanica nelle aule scolastiche e il riconoscimento del burnout tra i dipendenti della scuola. Per le pensioni, Cisal chiede una finestra specifica per il personale scolastico, il riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria e il riconoscimento della fragilità anche per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado.

Proprio sui cambiamenti dell’alternanza scuola-lavoro, il ministro li ha indicati tra le priorità del programma di azione per la legislatura. “Bisogna rivedere il sistema di alternanza scuola-lavoro formando i giovani sulla sicurezza del lavoro, perché non è più tollerabile assistere alla morte di giovani studenti in formazione. La formazione sui banchi di scuola è fondamentale – ha detto la ministra Calderone.

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