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Mamone (Unsic): “Nel disastro calabrese non esistono innocenti”

L’intervento del presidente dell’Unsic, Domenico Mamone, sulla Calabria viene pubblicato dal quotidiano “Libero”, che in questi giorni – come del resto tutte le testate italiane – s’è più volte soffermato sulle tristi cronache dalla Calabria.

L’intervento del presidente Mamone viene pubblicato con grande risalto nella rubrica “Posta prioritaria” del prestigioso quotidiano di Feltri e Senaldi. Con la risposta del giornalista Fausto Carioti, vicedirettore del quotidiano “Libero”.

Cosa scrive Mamone? Ecco il testo:

“Non riesco a comprendere. Ogni volta che qualcuno parla di Calabria, quasi sempre in negativo, diventa una sorta di nenia intonata da cori di prefiche. Un inalterato pour parler, perché poi, in fondo, a nessuno interessano veramente le sorti di una terra mai conosciuta veramente a fondo e quindi apprezzata come scrigno di potenzialità e di risorse.

Mentre nel corso di questa pandemia scopriamo ai vertici della ricerca scientifica nel Nord Italia luminari della scienza di origine calabrese, dobbiamo fare i conti con commissari alla sanità regionale che finiscono nelle cronache più per imbarazzi che per meriti.

Il virus calabrese, che la ghettizza a “zona rossa” (e dovrebbe essere “nera”), non è il patogeno del 2020, ma la malasanità permanente. Da undici anni si va avanti con i commissari. E le cronache dei decessi “misteriosi” a seguito di interventi per appendicite o parto negli ospedali calabresi sono all’ordine del giorno.

Il problema alla base è di merito. La politica locale ha dispensato generosi incarichi di propria discrezionalità per lo più a vecchi burocrati a fine carriera, parcheggiati in Regione per perpetuare un potere logoro e per spegnere ogni barlume di innovazione. Ecco, è soprattutto contro questa mentalità che il popolo calabrese dovrebbe recuperare scatti di orgoglio”.

La risposta di Carioti:

La sua analisi, caro Mamone, porta con sé una domanda: la «politica locale» alla quale lei – giustamente – attribuisce tante colpe, è così diversa dalla società civile che la sceglie?

Io credo che in Calabria, come in ogni altra democrazia, la classe dirigente sia lo specchio di coloro che rappresenta. Magari uno specchio deformante, come spesso capita in politica, ma l’immagine riflessa è comunque quella. Quindi sì, sottoscrivo ciò che lei dice, purché non sia un alibi per proclamare gli elettori estranei alle colpe degli eletti.

Se in Calabria e altrove si va avanti così da decenni è perché un simile sistema, oltre a sprechi e decessi misteriosi, produce consensi. Servirebbe un orgoglio più forte della convenienza: c’è?

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