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Sole 24 Ore: il “Rapporto Centro” sulla lotta al Covid

Tra gli avamposti mondiali nella lotta al Covid c’è un pezzo di Centro Italia. È il tema dell’inchiesta che apre il Rapporto Centro del Sole 24 Ore in edicola venerdì 30 ottobre e distribuito con il quotidiano in Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise.

Il prossimo numero del Rapporto Centro propone un viaggio nel Lazio e in Toscana dove si lavora alle due armi più attese nella battaglia contro il virus che ha messo in ginocchio tutto il mondo: innanzitutto il vaccino che vede collaborare insieme, a due passi da Roma, piccole biotech company e colossi farmaceutici. E poi – si legge sull’inserto del Sole 24 Ore – lo studio di quelli che al momento sembrano i farmaci più promettenti nella cura del Coronavirus, e cioè le terapie basate sugli anticorpi monoclonali. Cure, queste, in via di sviluppo da diversi mesi nei laboratori senesi di Toscana Life sciences (Tls) la Fondazione no-profit che supporta la ricerca e fa da incubatore di imprese innovative nel campo delle scienze della vita. 

L’intenzione del Governo è quella di investire in queste realtà del Lazio e della Toscana: nel Decreto Agosto è stato infatti creato un fondo da ­380 milioni (80 per il 2020 e ­300 per il 2021) destinato «alla ricerca e sviluppo e all’acquisto di vaccini e anticorpi monoclonali prodotti da industrie del settore, anche attraverso l’acquisizione di quote di capitale a condizioni di mercato».

Il reportage di apertura del Rapporto Centro di venerdì 30 ottobre si sofferma nel Lazio in particolare a Castel Romano, a due passi dalla Capitale, dove si sta lavorando direttamente a un vaccino tutto made in Italy grazie a una partnership tra la biotech romana ReiThera (che si sta anche organizzando per la produzione su larga scala delle dosi del vaccino italiano) e l’ospedale Spallanzani con fondi del ministero dell’Università e della ricerca e della Regione Lazio. A 60 chilometri a sud di Roma, ad Anagni vedranno invece la luce centinaia di milioni di dosi di due tra i vaccini più promettenti contro il Covid: quello di Oxford che sarà commercializzato da AstraZeneca, e che ha visto la collaborazione di un’altra azienda biotech laziale, la Irbm di Pomezia. Un vaccino arrivato alla Fase tre della sperimentazione – spiega l’inchiesta del Rapporto Centro – i cui primi dati sono stati già sottoposti all’Ema (Agenzia Europea del farmaco) con l’azienda Catalent di Anagni che si occuperà dell’infialamento di 400 milioni di dosi. E sempre nella cittadina laziale che ha 20mila abitanti, la multinazionale Sanofi ha deciso di avviare, nel proprio stabilimento, la produzione del vaccino che sta sviluppando insieme all’altro colosso farmaceutico Gsk. L’obiettivo è produrne 1 miliardo di dosi entro il 2021. ­300 milioni sono state prenotate dalla Ue.

L’inserto del Sole 24 Ore si sofferma anche sull’Istituto nazionale di malattie infettive (Inmi) Lazzaro Spallanzani che si attrezza per combattere la nuova ondata di coronavirus. L’Unità di crisi della Regione Lazio ha già deciso che l’ospedale accetterà solo pazienti Covid-19 con l’obiettivo di garantire la piena disponibilità dei posti letto nella fase clou dell’emergenza. Il direttore scientifico dello Spallanzani e direttore del Centro collaboratore dell’Oms sulle malattie infettive Giuseppe Ippolito racconta come l’Istituto sia in prima linea su diagnosi, vaccini, terapie avanzate: da aprile, ad esempio, ha avviato oltre ­35 studi scientifici e firmato 66 pubblicazioni internazionali e ha partecipato con i suoi esperti alla stesura delle linee guida dell’Oms e dell’Istituto superiore di sanità sul trattamento dei pazienti. L’Istituto ha inoltre annunciato che sperimenterà i test naso-faringei in grado di distinguere tra influenza stagionale (sia di tipo A che di tipo B) dal Covid-19 prodotti da Diasorin e dall’azienda anconetana Innoliving.

Tra le interviste esclusive proposte dal Rapporto dedicato ai territori di Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise c’è quella con Lorenzo Tagliavanti riconfermato il 1° ottobre all’unanimità presidente della Camera di Commercio di Roma per il prossimo quinquennio che al Rapporto Centro annuncia per la Capitale un periodo difficilissimo: << Con la seconda ondata del Covid, la Capitale è a rischio collasso. La città ha retto alla prima ondata del Covid meglio di altre parte d’Italia, ma ora temo per le attività del centro, a rischio desertificazione, e per l’indotto della cultura. Le risorse del Recovery Fund andrebbero utilizzate per progetti realizzabili in un arco di tempo di 3-4 anniinvestendo su digitale e green>>.

L’inserto del Sole 24 Ore di venerdì 30 ottobre propone, inoltre, il reportage sulla nuova mappa del potere in Vaticano: dopo gli scandali (innescati dalle risorse spese per l’acquisto del palazzo nel centro di Londra comprato in due fasi e costato alla fine ­350 milioni) Papa Francesco ha rinnovato larga parte dei vertici del “sistema economico” con persone di fiducia ma pescate in vari ambiti. Sul Rapporto Centro tutti i nomi. Ora l’obiettivo è duplice: gestire bene le risorse senza nuovi scandali e rimettere in carreggiata i conti dello Stato che quest’anno si chiuderanno con un deficit molto pesante, causa Covid. I conti non sono andati male nel 2019 – spiega il Rapporto centro – 11 milioni appena di rosso, ma le cose andranno peggio nel 2020 per effetto che il Covid sta avendo anche sulle finanze vaticane. Dai conti emergono fondi complessivi per 4 miliardi e immobili per 650 milioni, cifre considerate molto conservative.

Sulle pagine del supplemento del Sole 24 Ore, in edicola venerdì 30 ottobre, parla anche il direttore generale della Cassa di Risparmio di Fermo, Ermanno Traini: «Condivido quello che dice Visco – osserva Traini sollecitato sulle parole del numero uno di via Nazionale – la banca di territorio, così come la banca grande, deve essere efficiente, redditizia e portare valore aggiunto. Questo si raggiunge se si riesce ad avere flessibilità, semplicità, dinamicità e la capacità di ascoltare le esigenze che esprimono i territori per poter dare risposte immediate; esattamente quello che abbiamo fatto durante i mesi del lockdown». La Cassa di risparmio di Fermo, con 160 anni di storia, oggi è presente con una sessantina di sportelli e 400 addetti in sette province tra Marche, Abruzzo e Lazio. A fine giugno aveva oltre 1 miliardo di impieghi e una rischiosità del credito in calo. È una delle poche banche in Italia ancora controllata da una fondazione bancaria, la Fondazione Carifermo che ne mantiene il 50% del capitale.

Sul Rapporto Centro di questo venerdì, distribuito con il quotidiano in Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise, anche il caso della società per la fornitura di soluzioni integrate Itc, Key Partner, con 150 dipendenti e altri 50 tra Roma e Milano e che, per il 2022, stima il raddoppio del fatturato. Key Partner ha il quartier generale a Roma, nasce nel ­2010, e conta come clienti Pirelli, Acea, Poste Italiane, Mediaworld, Fastweb, Campari, Venchi. E ancora Bulgari, che a Roma ha il cuore dell’azienda con 55 orafi attivi per la produzione di prototipi e per l’alta gioielleria che oggi rappresenta tra il 15 e il 18­% della produzione Bulgari. Il grosso della produzione si realizza a Valenza, 750 persone, di cui 550 orafi. Da lì escono i gioielli che costano sotto i 50 mila euro. Ma i prototipi arrivano da via Aurelia (circa il 5% dell’attività, il resto è l’alta gioielleria). Al Rapporto Centro parla Mauro Di Roberto, direttore del settore gioielleria del marchio del lusso, una carriera di 40 anni dentro l’azienda.

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