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Unsicoop e Fare Ambiente: protocollo d’intesa per tutela ambientale e terzo settore

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Realizzare progetti per la salvaguardia ambientale e il rilancio dell’economia circolare nel terzo settore, con particolare riguardo alla realtà della cooperazione sociale. È questo il fulcro del protocollo d’intesa stipulato da Unsicoop, l’associazione di rappresentanza delle cooperative aderenti all’Unsic, a cui aderiscono circa 156.000 imprese italiane, ha stipulato con associazione FareAmbiente: “Come Unsicoop ci poniamo l’obiettivo di creare sistemi virtuosi nel comparto agroalimentare e del terzo settore. Ci deve essere sempre un equilibrio – afferma il presidente di Unsicoop, Antonio Fronzuti –  tra prodotto e chi lo produce perché siamo consapevoli che una buona qualità delle produzioni deriva anche dalle condizioni di vita e di salute di chi lavora per fare i prodotti. Ringrazio molto le forze dell’ordine per il lavoro proficuo che fanno per la tracciabilità dei prodotti, in particolare viste le difficoltà che stiamo riscontrando in questi anni: dal rapporto con l’Unione europea, partendo dall’olio d’oliva fino ad arrivare a tutte le produzioni. Chiedo quindi alla politica di fornire più strumenti alle forze dell’ordine per permettere loro di effettuare controlli sempre più efficaci. Oggi chi ci rimette è specialmente il consumatore che dovendo affrontare una situazione economica generale così difficoltosa si orienta verso prodotti di basso prezzo. Il che si traduce in poca qualità e in un danno delle produzioni”.

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L’intesa è stata siglata a margine della presentazione del Rapporto 2019 sulle frodi agroalimentari stilato da Fare Ambiente ed esposto alla Camera rappresentanti delle Istituzioni, di Nas, Guardia di Finanza e membri dell’Ispettorato qualità repressione frodi.

Come delineato da Fare Ambiente, negli ultimi 10 anni il mercato illegale dell’agroalimentare si è modificato, ramificandosi in tutti i settori: dalla produzione delle materie prime alla trasformazione, fino ad arrivare alla distribuzione e al ciclo finale di smaltimento. I prodotti oggetto di maggiori illeciti provengono da vitivinicolo, zootecnico e conserviero, senza ovviamente dimenticare la ristorazione. Si stima che nell’Unione europea entrino ogni anno 121 miliardi di euro di merci falsificate e, con ben 3 milioni di euro al giorno, quello della contraffazione alimentare è diventato un vero e proprio business, non solo per la criminalità organizzata, ma anche per l’agrofurbo fai da te.

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TUTELARE IL MADE IN ITALY – Reati e frodi sono purtroppo in aumento, nonostante i sempre maggiori controlli effettuati negli ultimi anni dalle forze dell’ordine. È il punto di partenza da cui si sviluppa l’analisi di Vincenzo Pepe, presidente di FareAmbiente, che spiega: “Vi è un business molto forte dietro le frodi agroalimentari, che vanno contrastate fortemente per i rischi legati alla nostra salute e per i danni economici che queste creano al settore. Per entrami i risvolti, va tutelato il brand del ‘Made in Italy’”. E ancora: “Siamo magari molto attenti alla tracciabilità degli alimenti, quando ci troviamo al supermercato, lo siamo molto meno quando ci rechiamo al ristorante. Ecco, l’indicazione che emerge dal Rapporto – sottolinea Pepe – è che dovremmo essere più attenti e chiedere conto del cibo anche quando ci affidiamo alla ristorazione esterna”. “La Regione più colpita? La risposta potrebbe sorprendere: è l’Umbria. Il prodotto più contraffatto? Il vino”, riassume il leader di FareAmbiente, non prima di aver lanciato l’ultima proposta: “Il ‘fraud food angel’, ovvero esperti a supporto delle strutture, sia ristorative che della distribuzione, affinché facciano da interfaccia fra i consumatori e le imprese”.Paragrafo

LA PRESENTAZIONE – Ad introdurre l’evento, che ha ottenuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, sono stati Francesco Della Corte, presidente regione Campania di FareAmbiente, ed Emilio Errigo, professore di Diritto Internazionale e del Mare – Università della Tuscia. A seguire, i saluti di Filippo Gallinella, deputato, presidente Commissione agricoltura; Maria Teresa Baldini, deputata, Commissione attività produttive, commercio e turismo; Cristina Caretta, deputata, Commissione agricoltura; Paolo Russo, deputato, Commissione bilancio; Luigi Cerciello Renna, Osservatorio dell’Appennino meridionale – UniSa. Sono intervenuti il Generale di Divisione Adelmo Lusi, Comandante del Comando CC per la Tutela della Salute (NAS); Gen. D. Davide De Laurentis, Comandante del Cdo CC per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi (CUFA); Ten. Col. Augusto Dorascenzi, Comandante del Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare; Col. T. ISSMI Salvatore Paiano, Nucleo speciale bene e servizi della Guardia di Finanza; rappresentanti del Comando Guardia di Finanza e dell’Unità Investigativa Centrale MIPAAF. A presentare e moderare l’incontro è stata Anna Zollo, coordinatrice, responsabile scientifico e vicepresidente vicario di FareAmbiente.

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