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Covid, tornano i timori a causa dei cinesi

All’aeroporto di Malpensa sembra di essere tornati indietro di quasi due anni. A quell’inizio del 2020 in cui il Covid-19 ha messo in ginocchio la Lombardia. I due aerei che nelle ultime ore sono atterrati dalla Cina hanno portato 212 passeggeri. Novantasette di loro è positiva al tampone del Sars-Cov2. Sono quindi tornati i tamponi all’aeroporto.

Pechino ha riaperto le frontiere e la notizia non è affatto buona. Perché gli esperti temono che nell’immenso Paese asiatico possano svilupparsi nuove varianti del virus. Sarebbe un disastro, proprio ora che da noi il Covid fa meno paura.

Bertolaso però rassicura: «Tutti i passeggeri non presentano sintomi particolari, non mostrano visibilmente sintomi della malattia».

Però ciò che succede in Cina resta un mistero. Sembra che la variante dominante sia Xbb.1.5 (Gryphon), in realtà una sottovariante di Omicron che non produce grossi danni e che nell’ultimo mese ha fatto più che raddoppiare i contagi a New York. Però occorre stare sempre accorti, anche perché stime parlano di 250 milioni di casi in Cina e se si dovesse verificare la stessa intensità in Italia, si rischia un nuovo blocco generale di fatto, al di là degli effetti sanitari. Del resto il Covid non è certo scomparso: gli ospedalizzati sono poco più di novemila, i casi sono sempre tanti, per quanto nella maggior parte dei casi i sintomi sono quelli comuni all’influenza.

Il professor Matteo Bassetti, il noto direttore della clinica di Malattie infettive del policlinico “San Martino” di Genova, intervistato dal quotidiano Libero punta il dito contro la Cina: «Pechino oggi è una bomba biologica – afferma. «Hanno vaccinato poco e male, la riapertura improvvisa è stata un disastro».

Il problema è che dalla Cina filtrano pochissime informazioni. «Ma si sanno comunque: ci sono intercettazioni telefoniche di medici coreani che parlano di un’ecatombe, 350 milioni di contagi in un mese, 10mila morti al giorno, ospedali al collasso: è come da noi tre anni fa».

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