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Proteste in Francia, l’Eliseo rimanda la visita di Carlo III

In Francia continuano le proteste contro la riforma delle pensioni che alza l’età pensionabile da 62 a 64 anni entro il 2030.

Ieri, la nona giornata di mobilitazione nazionale è stata all’insegna di feriti e disordini in tutto il paese. Secondo il sindacato Cgt sarebbero 3,5 milioni le persone che ieri sono scese a protestare di cui 800 mila solo a Parigi. Smentisce il ministero dell’Interno che parla di poco più di un milione di cittadini a livello nazionale e 119 mila nella capitale.

Nonostante le proteste dovessero essere pacifiche, da Parigi a Rouen, a Lione, a Nantes, a Bordeaux, a Lorient, a Marsiglia, i cortei sono stati caratterizzati da forti tensioni in tutto il paese. La polizia è stata costretta ad intervenire contro la folla usando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.

Il ministro dell’Interno, Gerald Darmanin, ha riferito di 457 persone fermate e 441 feriti nelle forze dell’ordine, riporta l’Ansa. Nella sola capitale sarebbero stati oltre 900 gli incendi appiccati a cassonetti e altri oggetti di arredo urbano. I danni principali sarebbero da imputare a centinaia di radicali, i cosiddetti black bloc, che hanno appiccato incendi e saccheggiato banche e supermercati. A Bourdeaux è stato dato alle fiamme il portone del comune.

Intanto, a causa delle proteste l’Eliseo ha annunciato il rinvio della visita di Carlo III in programma dal 26 al 29 marzo. Poco prima dell’annuncio ufficiale il ministro dell’Interno francese aveva affermato al canale CNews: “Saremo pronti ad accogliere in ottime condizioni” il sovrano britannico, ma a quanto pare la situazione sta sfuggendo di mano.

Non hanno convinto nemmeno le dichiarazioni di Macron durante l’intervista rilasciata a Tf1 e France 2 in cui condannando le violenze ha affermato: “Siamo una grande nazione e un antico popolo che può dotarsi di responsabili che hanno una legittimità politica. Presidente della Repubblica, parlamentari…sono eletti dal popolo”, come a voler sottolineare che la riforma rispetti il volere del popolazione. Il presidente sembra però non vedere le migliaia di cittadini in piazza a protestare. “I sindacati sono legittimi, ma non è accettabile che dei gruppi utilizzino un’estrema violenza per aggredire come in questi giorni, dei sindaci, degli esponenti della Repubblica che sono per la riforma”, ha continuato Macron. La riforma delle pensioni, insomma, “proseguirà il suo cammino democratico”.

Philippe Martinez, segretario generale della Cgt, ha dichiarato in merito all’intervista: “Quando c’è un conflitto di questo tipo, il ruolo del presidente della Repubblica è quello di calmare il gioco. Lui ha gettato una tanica di benzina sul fuoco”.

Alle proteste si aggiungono anche 300 personalità del mondo della cultura, tra scrittori, registi, attori e pensatori, che hanno pubblicato una lettera aperta sul giornale francese Liberation in cui si legge: “Signor presidente della Repubblica, lei ha scelto di far passare con la forza una riforma delle pensioni ingiusta, inefficace, che colpisce più duramente i precari e le donne, osteggiata dalla stragrande maggioranza della popolazione, e minoritaria persino all’Assemblea nazionale”, riporta Libero.

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