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Il futuro dell’informazione

La trasmissione delle notizie si è avuta nella storia dapprima per via orale quindi per mezzo della scrittura e si è velocizzata in particolare con l’ideazione delle nuove tecniche di stampa ad opera di Gutenberg intorno alla metà del XV secolo.

Il primo giornale, “Leipziger Zeitung”, è uscito nel 1660 a Lipsia in Germania mentre in Italia il quotidiano più antico è stata La Gazzetta di Mantova fondata nel 1664.

L’invenzione del telegrafo di Samuel Morse nel 1837, della radio nel 1896 per merito di Guglielmo Marconi e quindi della televisione nel secolo scorso ha modificato profondamente i sistemi di comunicazione che ora si avvalgono non solo della narrazione orale e scritta dei fatti, ma anche delle immagini che ne documentano i diversi aspetti.

Nello stesso ordine di nascita questi strumenti informativi hanno assunto prima un posto dominante e poi sono coesistiti con gli altri.

Nella seconda metà del Novecento la televisione ha avuto una posizione privilegiata, ma gli ascolti sono calati quasi contestualmente alla crisi dei giornali nei primi anni del nuovo secolo.

La concorrenza di alcuni network come Netflix, i Player e Amazon Prime, ma soprattutto l’avvento di Internet hanno modificato profondamente la struttura dell’informazione orientando in particolare le nuove generazioni verso i sistemi on line su dispositivi mobili dove proliferano piattaforme, motori di ricerca, siti su richiesta, servizi di streaming o di condivisione video e social media che garantiscono forme di comunicazione digitale sicuramente ricche e veloci ma non so quanto veramente libere e plurali.

Internet non solo assicura una gamma enorme di notizie attraverso motori di ricerca efficienti e avanzatissimi come quelli di Google, Baidu, Bing, Yahoo!, ma consente di trovare in maniera personalizzata ciò che interessa anche attraverso spazi di discussione tra gli esperti e gli stessi lettori.

La moltiplicazione dei contenuti sul Web è ovviamente funzionale a un mercato pubblicitario non più diretto solo a un pubblico di massa, ma costruito su informazioni personalizzate meno costose e più efficaci di quelle tradizionali.

La lotta per il controllo dei contenuti e dei dati tra i mass media e Internet sarà sempre più accesa proprio per il loro rapporto indissolubile con la pubblicità.

Gli editori accusano le piattaforme web di concorrenza sleale attraverso veri e propri furti di dati, contenuti e temi che vengono rilanciati per estratti, ma sottolineano anche l’aumento impressionante delle fake news che narra talora una vera e propria mancanza di deontologia professionale.

Avendo perso tantissima attenzione da parte dei lettori, i giornali hanno provato a immaginare edizioni in forma telematica che tuttavia sono talora in condivisione ristretta o a pagamento e mancano di larga quantità di contenuti esclusivi.

I telegiornali hanno perso un’enorme quota di ascoltatori a vantaggio dei canali all news come RaiNews24, TgCom24, SkyTg24 che non stanno facendo altro che seguire l’esempio dell’emittente americana CNN producendo un’informazione di flusso con aggiornamenti continui.

Pur avendo spazi di approfondimento, giornali e canali all new in ogni caso mancano ancora di sistemi capaci di creare interattività e percorsi personalizzati e personalizzabili per quanto riguarda l’informazione.

Rispetto alle classiche trasmissioni lineari oggi la comunicazione è sulle app dove sembrano attivi più di quaranta milioni di italiani.

Per ottenere le notizie i giovani sono più propensi a usare Twitter, Facebook, Instagram, YouTube, Snapchat, TikTok o siti web preferendo informarsi tramite video invece che dal testo scritto.

Will Media, che viaggia attraverso i server di Instagram, rappresenta una delle novità più seguite perché ha scelto di non correre dietro alle notizie privilegiando non la velocità ma l’approfondimento tematico.

A parte la posta dei lettori e qualche trasmissione che prevedeva l’intervento degli spettatori, i giornali e la televisione hanno creato un rapporto unidirezionale nel sistema della comunicazione mentre Internet privilegia la personalizzazione della notizia, la connettività e l’interattività.

Con la formazione di contenuti non più unicamente dipendenti dall’intervento umano l’intelligenza artificiale sta investendo con continua pervasività anche un settore creativo come quello del giornalismo.

Sono già operativi una serie di copywriting tool, gratuiti o più spesso a pagamento, che presentano una grande capacità di elaborazione testuale.

Tra essi ricordo ChatGPT, Jasper AI, Copy.AI, Hypotenuse AI, Contents.com.

Uno scrittore freelance o un copywriting sono assai richiesti e hanno già retribuzioni che superano i duemila euro lordi.

Certo nei testi da essi elaborati le espressioni sono elementari e la sintassi allo stesso tempo appare essenziale e rigida; i problemi poi sono ancora tanti soprattutto per la presenza di refusi, periodi scarsamente coesi ed eccessiva ripetizione concettuale.

L’utilizzo della tecnologia anche in tale direzione può portare sicuramente vantaggi a patto che con la selezione delle informazioni attraverso il potere tecnocratico di gruppi di potere non si attenti al processo democratico limitando i diritti e la libertà dei cittadini.

Fin qui l’intelligenza artificiale simula i processi di soluzione dei problemi della mente umana, elabora notizie sulla base d’istruzioni date, ma non ha certo la creatività e l’inventiva dell’intelletto capace di affrontare un problema da diverse angolazioni cercando soluzioni molteplici e alternative.

Tra l’altro essa non è né neutra e tantomeno oggettiva dipendendo ogni sua decisione e prodotto dalla programmazione degli algoritmi e dei software da parte di ingegneri che potrebbero obbedire a pregiudizi subliminali propri o a poteri esterni.

Più che una sfida a cercare profitti e perciò ad attirare percentuali di opinione pubblica, i vari media hanno così la necessità di porsi in atteggiamento collaborativo per mettere in una relazione positiva le nuove tecnologie con le diverse forme di comunicazione dando un prodotto finale che deve promuovere sempre un’informazione corretta e fluida nella forma, ricca nei contenuti e nei dati, plurale nelle voci, aperta al confronto e quindi sempre più libera.

La tecnologia avanza, ma occorre regolarla perché essa non diriga i sistemi operativi verso forme troppo veloci e scarsamente controllate sulla veridicità delle notizie e sul rispetto della dignità delle persone.

L’Unione Europea è la prima ad operare in tale direzione.

Venerdì 8 dicembre 2023 si è finalmente raggiunto un accordo per una legge in grado d’incentivare le innovazioni tecnologiche, ma anche di limitarne possibili abusi in violazione della legislazione sul copyright soprattutto per le applicazioni ad alto rischio.

Si stabilisce per questo che tutti i prodotti dell’intelligenza artificiale siano identificati appunto come “artificiali”.

In ogni caso tutti i sistemi dovranno per legge semplicemente rispettare obblighi di trasparenza garantendo tracciabilità, qualità e veridicità dei dati,

L’Unione Europea prova dunque a normare gli aspetti tecnologici della comunicazione anche se essi hanno evoluzioni talmente veloci che non so quanto sia realmente possibile un tale controllo.

Di certo non può assolutamente essere tollerata quella che in una mia recente poesia ho definito la profanazione della verità.

Non deve mancare allora una ricerca preventiva sulla professionalità degli autori dei testi e dei video cui si accede ma anche sui sistemi utilizzati dai copywriting tool.

Il compito più importante degli operatori del settore è quello d’indirizzare il pubblico alla riflessione e allo spirito critico che si generano solo attraverso una ricerca fondata sul confronto di fonti articolate e plurali.

In questa direzione l’affermazione delle offerte televisive o di piattaforme online a pagamento rappresenta sicuramente un sistema di discriminazione per quanti non possono consentirsi i canoni relativi.

Sia gli Stati che le organizzazioni internazionali hanno l’assoluta necessità di garantire ai cittadini di essere informati adeguatamente e di avere un accesso economicamente non gravoso alle notizie.

Ciò postula che la politica controlli la correttezza dell’informazione, ma stia lontana, come purtroppo avviene sempre di più, dal condizionare gli strumenti che la garantiscono nell’imparzialità soprattutto quando essi appartengono al servizio pubblico.

Occorre altresì eliminare nel settore ogni forma di posizione dominante articolando a livello territoriale, nazionale e mondiale criteri di organizzazione della comunicazione in grado di renderla pluralista, imparziale e libera.

Il popolo non potrà mai essere affrancato quando l’informazione e la formazione culturale sono controllate.

Come sempre al centro delle forme di comunicazione non può esserci l’interesse economico ma solo e unicamente la persona con i suoi diritti e la realizzazione di forme di democrazia compiuta.

Se è vero che nel futuro l’informazione sarà associata a nuove e continue innovazioni tecnologiche, abbiamo infine la necessità di garantire in merito le competenze adeguate a dare la possibilità di utilizzarne le tecniche soprattutto a quel 57% degli italiani anziani che non riescono proprio a entrare nel mondo digitale.

Potremo farlo solo in un modo e cioè convincendoci della necessità di organizzare finalmente un sistema di educazione permanente capillarmente diffuso sul territorio.

(Umberto Berardo)

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