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Il “melonismo” trasversale

Giorgia Meloni (foto governo.it)

Soltanto qualche anno fa, le lodi ad una premier di destra da ambienti di sinistra avrebbero generato certamente un cortocircuito. Ricordiamo che la creazione del cosiddetto “arco costituzionale”, in essere fino agli anni Ottanta e demolito di fatto con lo sdoganamento berlusconiano del partito di Fini, è servito proprio a ghettizzare una destra vista troppo collusa con l’ideologia fascista. Ma oggi, specie dopo il crollo del Muro, non è più così. Anche perché la vecchia retorica contro la destra “dei saluti fascisti”, riesumata prima delle ultime elezioni politiche, non ha sortito effetti sull’elettorato.

Già all’indomani dello straordinario successo elettorale della Meloni, alcuni osservatori del campo cosiddetto progressista avevano in sostanza evidenziato la necessità per la sinistra di avere una premier come l’esponente dell’ex Movimento sociale italiano. Una sorta di strisciante invidia per quell’esponente cresciuta nelle sezioni di partito e capace di scalare i vertici del Paese. Ecco allora le “ammissioni” verso la prima donna ad entrare da “numero uno” a Palazzo Chigi, capace a parlare alle folle, concreta e convincente. Tanto che Il Riformista a novembre scorso è arrivato a titolare un pezzo di Michele Prospero “Paolo Mieli e Concita De Gregorio alla corte della Meloni”.

Nella scomparsa di personaggi carismatici nell’area politica che fu di Enrico Berlinguer, una certa gelosia per quanto sta facendo la Meloni sta affiorando. La bionda leader cresciuta nel quartiere romano della Garbatella sta inanellando successi a raffica e dopo la conquista del Parlamento, ha compiuto un altro mezzo miracolo strappando la Regione Lazio dopo il decennio zingarettiano. Insomma, i toni verso l’avversaria politica sembrano più morbidi, in virtù anche di una politica in linea con quell’agenda Draghi tanto sbandierata dal centrosinistra in campagna elettorale.

Una dichiarazione rilasciata da Enrico Letta al corrispondente italiano del New York Times ha gettato ulteriore benzina sul fuoco: “Meloni è meglio di quanto ci aspettassimo. La realtà è che lei è forte ed è in piena luna di miele”. Ecco il “melonismo trasversale”.

Stefano Bonaccini, intervistato nel corso di Coffee break su La7, non s’è distaccato molto dalla dichiarazione di quello che potrebbe essere il suo predecessore alla guida del Pd: “Meloni non è una fascista, è una persona certamente capace”.

Anche Walter Veltroni, intervenendo alla presentazione di un libro di Aldo Schiavone, è stato docile: “La destra ha trovato, con Giorgia Meloni, una leader determinata. E non sarà delegittimando gli avversari e parlando solo di loro che si crescerà, lo si dovrebbe aver capito”.

Ovviamente non sono mancate polemiche, soprattutto interne al Pd, per queste dichiarazioni. Ad esempio, Andrea Orlando: “Come si fa a dire che gli esponenti del governo sono capaci o che sono meglio di quanto ci aspettassimo?”.

Ma la replica del governatore dell’Emilia-Romagna non fa una piega: “Bisognerebbe evitare polemiche strumentali. Io la destra preferisco batterla nelle urne, come ho dimostrato, e vorrei che anche altri avessero la priorità di batterla nelle urne e non con interviste sui giornali”.

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