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Spreco alimentare, a ogni italiano costa 385 euro all’anno

Ogni anno in Italia si buttano 8,65 milioni di tonnellate di cibo, con un costo di 385 euro per ciascun italiano, pari a un totale di 22,8 miliardi.

A rivelarlo è lo studio “Spreco e fame”, pubblicato dal Centro studi Divulga in occasione della Giornata internazionale contro lo spreco alimentare, frutto della rielaborazione dei dati Eurostat.

Nell’Unione europea vengono gettate 59 milioni di tonnellate di cibo all’anno, con un danno economico di 148,7 miliardi di euro all’anno. Il 47 per cento degli sprechi è costituito da rifiuti generati all’interno della catena di approvvigionamento alimentare, mentre il 53 per cento avviene all’interno delle mura domestiche.

In base ai dati, l’Italia si posiziona terza tra i cinque stati Ue che sprecano più cibo, paesi che rappresentano da soli il 63 per cento del totale. Seconda solo alla Germania, che con 10,9 milioni di tonnellate all’anno si pone in testa alla classifica, e alla Francia con 9 milioni di tonnellate. A seguire, dopo l’Italia, la Spagna e la Polonia, rispettivamente con 4,26 e 4 milioni di tonnellate.

Nel nostro Paese gli sprechi avvengono principalmente nelle famiglie, che costituiscono il 73 per cento del totale. Seguono produzione, trasformazione e commercializzazione, pari al 21 per cento degli sprechi, mentre distribuzione e ristorazione pesano per un 6 per cento del totale.

Le perdite economiche derivate da tale spreco ammontano a 22,8 miliari. Di questi 17,92 miliardi, pari al 79 per cento, gravano sulle tasche delle famiglie, mentre il restante 21 per cento è diviso tra produzione primaria (11 per cento), industria alimentare (4 per cento), distribuzione (4 per cento) e servizi di ristorazione (2 per cento).

In termini di costo per abitante, l’Italia si posizione quinta tra i paesi Ue. Lo spreco alimentare, infatti, pesa su ogni italiano 385 euro, superiore alla media europea di 333 euro a persona (pari al 15,6 per cento). Prima dell’Italia solo Belgio (552 euro pro capite), Danimarca (518 euro), Portogallo (506 euro) e Grecia (475 euro).

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