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Europa smarrita e Mezzogiorno tradito

II Covid 19 con la sua forte carica infettiva che ha tramortito il mondo e fortemente segnato l’Europa e, con essa, in modo virulento, l’Italia, ci consegna un pianeta fragile, impreparato, disarmato, in presenza di gravi emergenze, calamità, pandemie, a conferma che va mutato, radicalmente.

L’approccio dei governi e dei governanti alle grandi questioni ambientali, macroeconomiche, sociali e, con esse, quelle sanitarie, solidaristiche irrisolte nel Terzo Millennio la cui attualità, con la dirompenza e la violenza di una bomba atomica, è la cifra, non giustificabile, di un grave disordine programmatico di tutte le nazioni, di ogni area geografica e di ogni identità ideologica e culturale.

Per addentrarci nel cuore vivo delle fragilità emerse, in ogni Paese, con il Covid 19 “imperante”, occorre partire dalla disarmante impreparazione, rispetto alle “obbligatorie” dotazioni di presidi sanitari necessari e indispensabili per ogni emergenza, rispetto alle strutture sanitarie, tragicamente, insufficienti, per un contesto di piena normalità e delittuosamente carenti in contesti emergenziali come quello che sta vivendo anche l’Italia.

Si è dato corso, negli anni, ad un ampio e socialmente inclusivo, pregevole e di indiscutibile segno umanitario e solidaristico, assistenza sanitaria, senza, però, le equilibrate e diffuse presenze di Aziende ospedaliere, in territori complessi, sia demograficamente, sia orograficamente privilegiando, invece, una tendenza “metropolitana” all’incremento di Aziende ospedaliere o di Ospedali di eccellenza universitaria o civici.

Scelte infelici, imprudenti e irresponsabili che hanno privato e continuano a privare aree geografiche, significative, dei necessari livelli di assistenza. Se pensiamo che in Italia, con una popolazione di 60 milioni di abitanti, sono attivi solo 5 mila posti di terapia intensiva e rianimazione e che nell’ultimo ventennio si è scelta la via discutibile della sanità privata, certamente pregevole, a danno del consolidamento della Sanità pubblica che è stata, irresponsabilmente, ridimensionata per presidi ospedalieri di ogni tipo, per attrezzature, per dotazione di personale e, dulcis in fundo, nella Ricerca con risibili risorse finanziarie che hanno depotenziato e demotivato la “missione scientifica” di tanti ricercatori e privato l’Italia di una seria e apprezzabile attività di ricerca, della quale ne avrebbe beneficiato il Paese e il mondo intero, con gli esiti intollerabili di una “migrazione” di massa di tanti cervelli italiani verso altri Paesi. E’ il segno dei tempi.

Di tempi controversi con classi dirigenti boccheggianti che in ragione di un modo di governare inadeguato o per incompetenza o per eccesso di certezze di consenso popolare rivelatosi, poi, non radicato, hanno concorso ad alimentare una alternativa “populista” figlia di un diffuso malessere sociale economico

Ed infatti il diffuso malessere sociale ed economico che non risparmia nessuno degli Stati membri dell’Unione europea è aggravato dalla pesante emergenza sanitaria che colpisce ogni area geografica europea. Ed è proprio l emergenza sanitaria da Covid 19 che ha fatto esplodere tutte le tensioni interne tra gli Stati membri classificati in “rigoristi” e in “spendaccioni” con l’Italia tra questi ultimi, in ragione di una non attenuata, nel tempo, esposizione debitoria rilevantissima. Ma il problema non è solo l’Italia e semmai il non risolto nodo della politica economica dell’Unione europea, ostaggio dell’ invasivo ruolo della Germania e della Francia, con il supporto dei Paesi del Nord rigorista.

Va detto che l’Italia paga il prezzo salato di scelte discutibili, veri e propri “bonus” elettorali quali il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 dei quali non discuto il beneficio sociale che comunque andava collocato in un quadro di organiche riforme del Welfare, ma paga anche una ormai cronica tendenza a rimettere ordine, con scelte nette e non più rinviabili, nei propri piani di spesa e degli obiettivi da perseguire con decisione. Occorre riscoprire la missione fondativa dell’Unione europea e non a caso Alesina e Giavazzi, su un autorevole quotidiano, auspicano “Spiragli di luce” che si realizzano con una salutare gestione del Mes mettendo in campo risorse rilevanti che vadano molto oltre i 120 miliardi di euro della Bce per fronteggiare le intervenute emergenze.

Il Mes è la chiave di volta che può consentire un robusto stanziamento di risorse con un indebitamento attraverso la emissione robusta di eurobond non solo per fronteggiare la emergenza sanitaria degli Stati membri ma anche gli effetti devastanti su lavoratori e imprese. Sarebbe la RIPARTENZA DELL’ EUROPA e la fine di uno smarrimento diffuso che contagia i Paesi europei, blocca le loro potenzialità, deprime il sistema produttivo e scompensa un grande disegno concepito da grandi uomini di Stato con il nostro Altiero Spinelli. Il ruolo della Bce completerebbe l’operazione con l’acquisto di titoli, un vero e proprio incremento del Quantitative easing.

L’auspicio di un orientamento della Commissione Europea e della Bce nella direzione sopramenzionata cammina, di pari passo, almeno per quanto riguarda l’Italia con la rivisitazione intelligente delle sue politiche di sviluppo, se vuole tornare ad essere centrale rispetto alle grandi sfide dello sviluppo europeo e mondiale.

Occorre in ragione di ciò recuperare le nuove priorità: ambiente, difesa del suolo, sanità con tutti gli aggiornamenti in materia di rete ospedaliera, di presidi di primaria urgenza e necessita'(terapia intensiva e rianimazione)ricerca di eccellenza come segmento di spesa da privilegiare, ma occorre altresì mettere mano seriamente alla fine di una insopportabile dicotomia economica e sociale tra Nord e Sud del Paese che costituisce l’unica vera ragione che non consente al nostro Paese di riprendere il volo.

La doppia velocità in un Paese infragilito da emergenze vecchie e nuove dal terrorismo, alle scorribande mafiose e criminali, all’ultima, che stiamo vivendo, quella sanitaria, una vera e propria pandemia è un Paese senza futuro chiuso nel fortino di un capitalismo privato, non tutto solido e di un capitalismo di Stato con asset molto ambiti, molto spesso esposto alle incursioni di mercati senza scrupoli e molto spesso orientati da Stati e lobby di ogni tipo.

RIPARTIRE DAL MEZZOGIORNO è la risposta più idonea a realizzare un Sistema Paese che cresce solidalmente, che cresce con una inversione di tendenza netta rispetto al passato, riscoprendo la vocazione alle grandi sfide che si affermano e si esaltano con una visione d’ insieme, con la capacita ‘e la lungimiranza di valorizzare le risorse e le specificità del Mezzogiorno recuperando la migliore cultura meridionalista da Salvemini a Fortunato a Rossi Doria a Saraceno. Partire subito con l’utilizzo dei fondi comunitari e statali non spesi, qualcosa come 120 miliardi di euro che utilizzati con procedure straordinarie come si è fatto per l’Expo e per il Ponte Morandi a Genova è la risposta piu’ incisiva che il Paese si aspetta e di cui ha bisogno il nostro sistema nazionale. Sarebbe la premessa per ridisegnare un Mezzogiorno spendibile, interessante, con politiche di sviluppo diffuse e rispondenti alle vocazioni territoriali e orientante il non tollerabile gap infrastrutturale che ha ridotto il Mezzogiorno ad un territorio residuale senza anima e senza futuro.

(Sen. Nuccio Cusumano)

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