
“I dati indicano chiaramente una sfida cruciale e non più rimandabile: far incontrare i fabbisogni delle imprese, oggi alla ricerca di profili per quasi la metà delle assunzioni previste, con il capitale umano custodito nei serbatoi di potenziale inespresso del Paese, come i nostri giovani, le donne e gli anziani”. Sono le dichiarazioni del presidente del Cnel, Renato Brunetta. Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali di squilibrio strutturale tra domanda e offerta. Le imprese, infatti, dichiarano difficoltà nel reperire personale in 46 casi su 100, mentre cresce parallelamente il bacino dei giovani potenzialmente impiegabili, ma ancora ai margini del sistema produttivo.
È quanto emerge dal secondo report realizzato da Cnel e Unioncamere, in collaborazione con Istat, con l’obiettivo di analizzare in modo sistematico le dinamiche del mercato del lavoro italiano e il disallineamento tra competenze disponibili e fabbisogni occupazionali. Il documento integra i dati del Sistema informativo Excelsior del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con le statistiche ufficiali sull’offerta di lavoro, dedicando un focus specifico alla condizione giovanile.
“I dati indicano chiaramente una sfida cruciale e non più rimandabile: far incontrare i fabbisogni delle imprese con il capitale umano custodito nei serbatoi di potenziale inespresso del Paese”, ha spiegato Brunetta.
Giovani, donne e lavoratori senior rappresentano risorse fondamentali per colmare i divari territoriali e rilanciare la competitività del sistema produttivo.
Sulla stessa linea il presidente di Unioncamere Andrea Prete, che ha sottolineato: “I giovani sono un patrimonio prezioso che dobbiamo riuscire ad attrarre e valorizzare, offrendo loro una occupazione solida e soddisfacente”.
L’analisi dei dati relativi al terzo trimestre 2025 evidenzia una dinamica complessa con l’occupazione giovanile che diminuisce del 3,5% su base annua; la disoccupazione che scende del 4,7%; mentre l’inattività cresce del 4%. Il fenomeno riguarda in gran parte studenti ancora impegnati nei percorsi formativi, ma anche giovani scoraggiati o in difficoltà nell’accesso alle opportunità lavorative.
Il calo dell’occupazione colpisce soprattutto i laureati, in particolare nelle regioni del Centro-Nord, mentre i diplomati mostrano una maggiore tenuta grazie alla domanda di profili tecnici e operativi nei servizi e nel commercio. Nel terzo trimestre 2025 il tasso di disoccupazione scende tra i giovani uomini (9,6%), ma aumenta tra le donne (11,4%), con un incremento della disoccupazione di lunga durata che penalizza soprattutto la componente femminile.
L’aumento degli inattivi segnala criticità nei percorsi di transizione scuola-lavoro e un crescente distacco tra una parte della popolazione giovanile e il sistema produttivo. Nonostante ciò, tra i giovani occupati tra 15 e 24 anni circa l’80% si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, anche se prevalgono valutazioni moderate legate alla scarsa stabilità contrattuale. Nel secondo semestre 2025 le imprese italiane hanno programmato 2,589 milioni di ingressi, in lieve calo (-1,7%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il report evidenzia un mercato caratterizzato da maggiore dinamismo nelle micro e piccole imprese; strategie di assunzione più prudenti nelle aziende medio-grandi; forte concentrazione della domanda nelle professioni commerciali e nei servizi (+5,1%). Parallelamente si registra una riduzione delle richieste per figure dirigenziali e altamente specializzate. Il nodo centrale resta il disallineamento tra competenze disponibili e profili richiesti. Le imprese segnalano difficoltà di reperimento per il 46,1% dei contratti programmati, percentuale che sale al 51% nel caso di laureati.
I comparti più critici risultano le costruzioni (oltre il 60% delle posizioni difficili da coprire); l’industria metalmeccanica ed elettronica (59,2%); i servizi informatici e telecomunicazioni (51,4%).
I tempi medi di ricerca del personale raggiungono 4,5 mesi, con punte superiori ai sei mesi nei settori manifatturieri e nell’edilizia, confermando la natura strutturale del mismatch.
Il documento semestrale evidenzia un divario più evidente: mentre le imprese faticano a trovare personale, cresce il numero di giovani inattivi. Il disallineamento tra formazione e competenze richieste, insieme alle difficoltà nei processi di orientamento e incontro tra domanda e offerta, rischia di rallentare la crescita economica e la piena operatività dei settori trainanti.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
