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Il primo Bosco vetusto d’Italia è a Rosello (CH): racconta due secoli di natura

Istituito il primo Bosco vetusto nazionale. Si tratta dell’Abetina di Rosello, una distesa di 169 ettari di abetine situata a Rosello, in provincia di Chieti, rimasta intatta per circa due secoli e capace di mantenere un equilibrio naturale senza interferenze umane.

L’iniziativa segna un traguardo significativo nella tutela del patrimonio forestale e pone l’Italia tra i Paesi capofila in Europa nella strategia di conservazione degli ecosistemi forestali e della biodiversità.

L’Abetina di Rosello rappresenta un esempio raro di foresta che ha potuto evolvere liberamente nel tempo. Per quasi duecento anni l’area è rimasta intoccata dall’intervento umano, consentendo ai processi naturali di svilupparsi in modo spontaneo e continuo. Questo equilibrio ha favorito la presenza di un ecosistema complesso e ricco di biodiversità, in cui flora e fauna trovano habitat ideali per prosperare.

I boschi vetusti sono aree forestali caratterizzate da un elevato grado di naturalità. In questi ambienti gli alberi sono autoctoni e spontanei e hanno superato almeno sessant’anni di evoluzione senza interventi umani.

Queste foreste presentano tutte le fasi del ciclo vitale della vegetazione da giovani piantine, ad alberi adulti, ad alberi morti ancora in piedi, infine a tronchi caduti al suolo. Questa complessità naturale crea microambienti fondamentali per la biodiversità, offrendo rifugio e nutrimento a numerose specie animali e vegetali.

L’iscrizione dell’Abetina di Rosello nella Rete nazionale dei Boschi vetusti è avvenuta al termine di un iter di validazione scientifica che ha confermato la presenza dei requisiti di eccellenza richiesti. Nel 2019, il decreto-legge n. 111, legge di conversione del “Decreto clima”, ha modificato l’articolo 3 del Testo unico in materia di foreste e delle filiere forestali, decreto legislativo n. 34 del 2018, introducendo la seguente definizione di bosco vetusto: “superficie boscata costituita da specie autoctone spontanee coerenti con il contesto biogeografico, una biodiversità caratteristica conseguente all’assenza di disturbi da almeno 60 anni e la presenza di stadi seriali legati alla rigenerazione ed alla senescenza spontanee”.

Con i suoi 169 ettari, l’Abetina di Rosello rappresenta uno dei casi più significativi di foresta naturale conservata in Italia.

Il decreto istitutivo punta a preservare l’integrità dell’area forestale, proteggendo un ambiente che ha dimostrato di poter evolvere autonomamente nel corso degli anni. Per questo motivo sono vietate attività che possano alterare l’ecosistema, tra cui operazioni di gestione o modifica del soprasuolo, attività di disturbo o prelievo, utilizzo di tecnologie come i droni. L’obiettivo è garantire che il bosco continui a svilupparsi seguendo esclusivamente le dinamiche naturali.

Secondo il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, “I boschi vetusti sono custodi della biodiversità, uniscono natura, cultura e identità dei luoghi. La loro verticalità testimonia lo scorrere del tempo e racconta la nostra storia. Proteggerli e valorizzarli significa preservare la nostra memoria e diffondere la loro bellezza”.

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