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La riforma del Terzo Settore

Il mondo del Terzo Settore, o del non-profit, all’inglese, è un mondo importante per la società italiana, ma anche per l’economia: raccoglie risorse importanti, e posti di lavoro. Al 2018, secondo l’Istat, si segnalano oltre 770mila volontari ma un numero di dipendenti almeno pari o di poco superiore (788mila). Le istituzioni non profit sono ben 336 mila, di cui 267 mila con volontari al loro interno, e nelgi anni della crisi economica sono cresciute del 10%. Alcune hanno un orientamento “mutualistico”, cioè svolgono attività a beneficio dei soli soci dell’organizzazione; tutte le altre hanno invece un orientamento di “pubblica utilità”, quindi di carattere solidaristico verso tutta la comunità. Eppure, questo mondo ha tuttora, agli occhi dell’opinione pubblica, e persino dei tecnici, un problema di definizione: cos’è, in effetti, il Terzo Settore, perché alla fine viene sempre definito in negativo, per quello che non è (non-profit), come qualcosa di “terzo” tra Stato e Impresa… Ancora, certe locuzioni molto conosciute, come Ong (organizzazione non governativa, che nella legge italiana sarebbe riservato a chi fa cooperazione internazionale, ma il cui uso si è molto esteso) od Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale, e riguarda soltanto un determinato regime fiscale) ripetono questa descrizione minimale e in negativo. Un motivo è anche nella grandissima varietà di questo mondo: se cerchiamo di classificare gli organismi del Terzo Settore, troviamo (all’incirca): associazioni di volontariato (Legge 266/1991); cooperative sociali (Legge 381/1991); associazioni di volontariato di protezione civile (Legge 225/1992, art. 18); associazioni di promozione sociale (Legge 383/2000); associazioni sportive dilettantistiche (Legge n. 398/1991, art. 90 della legge 289/2002); associazioni dei consumatori e degli utenti (D. Lgs. 206/2005); società di mutuo soccorso (Legge 3818/1886 e s.s.m.: DL 179/2012, art. 23); organizzazioni non governative (ONG) (Legge 49/87; Legge 125/2014, art. 26); impresa sociale (ex D. Lgs 155/2006). Come si vede, tante norme e tante tipologie, che non esauriscono però la vitalità e le mille azioni di un mondo tanto ricco. Nel 2016 si è cercato, con la “Riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e la disciplina del servizio universale”, di dare un quadro generale e comune. Si è quindi semplificato, abrogando le tante leggi particolari, ma aumentando la trasparenza, con nuovi obblighi generali di pubblicazione dei rendiconti, maggiori controlli e responsabilità. E’ il Codice del Terzo settore a definire oggi i settori d’attività, dagli interventi sociali alle prestazioni sanitarie, dall’educazione alla formazione, dalla tutela ambientale alla cultura e alla ricerca. Per questo è in via di costituzione anche il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

Questa riorganizzazione generale dovrebbe anche meglio chiarire la questione cruciale: quella della relazione tra organismi dichiaratamente non a scopo di lucro e il denaro pur sempre necessario per condurre le attività. Sul piano delle entrate, gli ETS (Enti di terzo settore, come saranno chiamati con la nuova riforma) non devono, come noto, fare profitti: le loro entrate, anche se possono chiedere ai propri soci un contributo per prestazioni e servizi che abbiano un inevitabile costo, si basano soprattutto sulle donazioni private, sulle quote dei soci, e su forme di mecenatismo, grazie al sostegno di fondazioni bancarie e di altro genere. La Repubblica Italiana ha poi previsto un meccanismo per incentivare le donazioni da parte di tutti i contribuenti, il “5 per mille”, con cui ogni contribuente al momento della dichiarazione dei redditi può liberamente indicare un’organizzazione di terzo settore come beneficiaria del 5 per mille dell’Irpef che comunque dovrebbe versare all’Agenzia delle Entrate. Il 5 per mille quindi non costa nulla al contribuente, che si limita a decidere la destinazione di una piccola quota delle sue tasse, così come per l’8 per mille (alla religione che si voglia sostenere) e il 2 per mille (al partito politico). Sul piano delle uscite, è bene ricordare che gli ETS non lavorano soltanto per mezzo dei volontari: l’impegno e le difficoltà comportano necessariamente l’impiego di personale retribuito, sia per ragioni tecniche (amministratori, operatori), sia perché il volontario non può garantire quella continuità e durata di impegno che è sovente indispensabile. Ecco allora che in pratica ogni associazione non può evitare i criteri di efficienza ed economicità che sono comuni a famiglie e imprese, con bilanci chiari e verificabili. La differenza “di filosofia” è che un ente non profit non segna in bilancio un profitto, ma mira piuttosto al pareggio tra entrate e spese, laddove l’aver speso tutto quanto ricevuto in donazioni e contributi (al netto delle spese fisse e amministrative, ed evitando ovviamente anche un passivo di bilancio non sostenibile) è la misura proprio della “capacità di spesa”, cioè dell’impiego efficace delle risorse ai fini previsti. Per questo, naturalmente, oltre a criteri contabili sono necessari criteri qualitativi, di misurazione dei risultati di quanto si è impiegato: mentre per un’azienda, alla fine, il profitto è il risultato, per il terzo settore i conti in ordine sono uno strumento, ma il risultato finale consiste nel successo dei propri progetti.

Di particolare rilievo ed interesse il D.Lgs. 117/2017, ossia il Codice del terzo Settore, che regola “la vita” degli Enti del Terzo Settore. Come si potrà notare, non viene più usato il termine “non” per indicare un ente (non profit), ma si delinea una nuova figura quale gli ETS. La novella riforma si basa su regole e principi cardine come: – Semplificazione: abrogazione di leggi speciali relative a singole tipologie di Enti (si pensi alla storica 266/91 sul volontariato e alla legge 383/2000 della promozione sociale, del D.Lgs 460/97 le Onlus); – Trasparenza: introdotti obblighi di forma, di pubblicazione e quindi pubblicità delle proprie attività e dei propri rendiconti/bilanci) – Controlli: maggiori controlli saranno previsti ed introdotti tenendo conto anche delle dimensioni dell’Ente. Obbligo, superati alcuni paramenti, dell’organo di controllo interno. – Responsabilità: gli amministratori saranno soggetti a maggiori responsabilità e sanzioni, opportunamente previste ed introdotte dalla Riforma. – Vigilanza: sono previsti funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico da parte del ministero del Lavoro o da parte dei Ministeri coinvolti (es. ricerca scientifica sarà il Ministero della Salute). Inoltre verranno promosse adeguate ed efficaci forme di autocontrollo degli enti del Terzo settore anche attraverso l’utilizzo di strumenti atti a garantire la più ampia trasparenza e conoscibilità delle attività svolte dagli enti medesimi.

 Il Decreto legislativo prevede l’abrogazione delle seguenti disposizioni a partire dalla sua entrata in vigore:

 – la Legge 266/1991: è la legge sulle organizzazioni di volontariato; – la Legge 383/2000: è la legge sulle associazioni di promozione sociale; – gli articoli 2, 3, 4 e 5, della Legge 438/1998: disposizioni che disciplinano il contributo statale a favore delle associazioni nazionali di promozione sociale; – il D.M. 177/2010, recante “Regolamento concernente i criteri e le modalità per la concessione e l’erogazione dei contributi di cui all’articolo 96 della legge 21 novembre 2000, n. 342, in materia di attività di utilità sociale, in favore di associazioni di volontariato e organizzazioni non lucrative di utilità sociale”, in quanto il Codice interviene in materia di contributi pubblici; – il Decreto del Ministro del tesoro dell’8 ottobre 1997 recante “Modalità per la costituzione dei fondi speciali per il volontariato presso le regioni” perché i fondi sono ora disciplinati dal Codice; – l’articolo 100, comma 2, lettera l) del TUIR, disciplinante gli oneri di utilità sociale legati alle erogazioni liberali in denaro dirette alle associazioni di promozione sociale; – l’articolo 15, comma 1, lettera i-quater), del TUIR disciplinante le erogazioni liberali in denaro a favore delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri; – l’articolo 15, comma 1, lettera i-bis) del TUIR disciplinante i contributi associativi versati dai soci alle società di mutuo soccorso, in quanto ora disciplinate dall’articolo 83 del Codice.

Non tutte le organizzazioni senza scopo di lucro si qualificano come “Enti del Terzo Settore” o ETS: è necessario verificare la sussistenza dei seguenti requisiti ed in ogni caso è necessario verificare l’opportunità di assumere tale qualifica, trattandosi in ogni caso di una qualifica – e di un conseguente regime – opzionale.

Possono assumere tale qualifica: – le organizzazioni di volontariato (ODV). Il Codice le definisce come associazioni – con o senza personalità giuridica – costituite per lo svolgimento prevalentemente (e quindi non esclusivo) a favore di terzi di una o più attività specificate di interesse generale.  – le associazioni di promozione sociale (APS). Il Codice le definisce come associazioni – con o senza personalità giuridica – costituite per lo svolgimento in favore dei propri associati, di loro famigliari o di terzi di una o più attività specificate di interesse generale. – gli enti filantropici, ossia associazioni riconosciute o fondazioni che erogano denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate o di attività di interesse generale; – le imprese sociali, incluse le cooperative sociali. Rimane in vigore la Legge 381/1991 che disciplina la cooperazione sociale ma le cooperative diventano automaticamente imprese sociali assoggettate ai vincoli di cui al Decreto; – le reti associative definite come associazioni di secondo livello che supportano gli aderenti; – le società di mutuo soccorso, disciplinate dalla Legge 3818/1886 e dagli artt.4244 del Codice; – ogni altro ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritto nel registro unico nazionale del Terzo settore. Un trattamento speciale viene riservato agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e agli enti delle confessioni religiose che hanno stipulato patti, accordi o intese con lo Stato: a loro si applicano le norme del Codice limitatamente allo svolgimento delle attività civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Non possono invece assumere in ogni caso la qualifica di Ente del Terzo settore: – le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del DLgs 165/2001, – le formazioni e le associazioni politiche, – i sindacati, – le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, – le associazioni di datori di lavoro, – gli enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti.

 Il Codice del Terzo settore definisce il perimetro d’azione degli Enti del Terzo Settore definendone i seguenti settori d’attività esercitabile (per una dettagliata analisi si rinvia all’art. 5 del CTS): a) interventi e servizi sociali; b) prestazioni sanitarie riconducibili ai Livelli Essenziali di Assistenza; c) prestazioni socio-sanitarie; d) educazione, istruzione e formazione professionale,; e) servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente e all’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali; f) interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio; g) formazione universitaria e post-universitaria; h) ricerca scientifica di particolare interesse sociale; i) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale; j) comunicazione a carattere comunitario; k) organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso; l) formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo; m) servizi strumentali ad enti del Terzo settore resi da enti composti in misura non inferiore al settanta per cento da enti del Terzo settore; n) cooperazione allo sviluppo; o) c

La riforma del Terzo Settore

ommercio equo e solidale; p) servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui all’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 106/16; q) alloggio sociale nonché ogni altra attività di carattere residenziale temporaneo diretta a soddisfare bisogni sociali, sanitari, culturali, formativi o lavorativi; r) accoglienza umanitaria ed integrazione sociale di stranieri; s) agricoltura sociale; t) organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche; u) beneficenza, sostegno a distanza, o erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate o di attività di interesse generale a norma del presente articolo; v) promozione della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata; w) promozione e tutela dei diritti umani e dei diritti civili; x) cura di procedure di adozione internazionale; y) protezione civile; z) riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata. Tale elenco potrà essere aggiornato con DPCM da adottarsi su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Gli enti dovranno utilizzare l’acronimo Ets. Tuttavia, poichè la qualificazione giuridica di ente del Terzo settore dipende, tra l’altro, dall’iscrizione nel Registro unico nazionale (RUNTS, articolo 4, comma 1), l’acronimo, sebbene inserito nella denominazione sociale, non potrà essere utilizzato sino alla messa in funzione del RUNTS. Pertanto gli acronimi Odv (organizzazione di volontariato), Aps (associazione di promozione sociale) e Onlus durante il periodo transitorio, possono essere ancora utilizzati da parte delle organizzazioni che risultano iscritte nei registri di settore. 

L’Atto costitutivo o lo Statuto dei nuovi ETS devono contenere, fra le altre, le seguenti nuove informazioni:  – nella denominazione, in qualunque modo formata, l’espressione “Ente del terzo settore” o l’acronimo “ETS” (di tale indicazione dovrà farsi uso negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico);  – le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite;  – le attività di interesse generale e le eventuali attività diverse, che costituiscono l’oggetto sociale;  – il patrimonio iniziale, ai fini dell’eventuale riconoscimento della personalità giuridica;  – i requisiti per l’ammissione di nuovi associati, e la relativa procedura, secondo criteri non discriminatori, coerenti con le finalità perseguite e l’attività di interesse generale svolta;  – la nomina dei primi componenti degli organi associativi obbligatori e, quando previsto, del soggetto incaricato della revisione legale dei conti.  Gli organi associativi che devono essere previsti e disciplinati nello Statuto sono:  – l’Assemblea,  – l’Organo di amministrazione  – e, se vengono superati alcuni parametri dimensionali, l’Organo di controllo e il soggetto che effettua la revisione legale dei conti.  Naturalmente, le associazioni possono sempre prevedere e disciplinare statutariamente anche altri organi, ovvero: – il Collegio dei Probiviri,  – il Comitato di Garanzia, ecc.  Le competenze inderogabili dell’Assemblea sono le seguenti:  – nomina e revoca dei componenti degli organi associativi;  – approvazione del bilancio di esercizio;  – deliberazione sulla responsabilità dei componenti degli organi associativi e promozione dell’azione di responsabilità nei loro confronti;  – deliberazione sull’esclusione degli associati, se lo Statuto non attribuisce la relativa competenza ad altro organo eletto dalla medesima;  – deliberazione sulle modificazioni statutarie;  – approvazione dell’eventuale Regolamento dei lavori assembleari;  – deliberazione sulle operazioni straordinarie (scioglimento, trasformazione, fusione, scissione) dell’associazione;  – deliberazione su altri oggetti attribuiti dalla Legge o dallo Statuto alla sua competenza.  Lo Statuto può prevedere l’intervento in Assemblea mediante mezzi di telecomunicazione ovvero l’espressione del voto per corrispondenza o in via elettronica, purché sia possibile verificare l’identità dell’associato che partecipa e vota.  Lo Statuto può prevedere, per le associazioni con più di 500 associati, assemblee separate, anche rispetto a specifiche materie ovvero in presenza di particolari categorie di associati o di svolgimento dell’attività in più ambiti territoriali. 

 Nelle associazioni, i Soci fondatori sono nominati nell’atto costitutivo. L’Organo di amministrazione (Consiglio Direttivo) deve essere nominato dall’Assemblea, i cui componenti sono scelti in maggioranza tra le persone fisiche associate (ovvero indicate dagli enti giuridici associati).  Lo Statuto può subordinare l’assunzione della carica di amministratore al possesso di specifici requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza, anche con riferimento ai requisiti al riguardo previsti da codici di comportamento redatti da associazioni di rappresentanza o reti associative: si applicano, in tal caso, le cause di ineleggibilità e di decadenza previste dal Codice civile.  Lo Statuto può prevedere che uno o più amministratori siano scelti tra gli appartenenti alle diverse categorie di associati. La nomina di uno o più amministratori può essere attribuita dallo Statuto ad ETS o senza scopo di lucro o a lavoratori o utenti dell’ente. In ogni caso, la nomina della maggioranza degli amministratori è riservata all’Assemblea.  Il potere di rappresentanza attribuito agli amministratori è generale: le limitazioni a questo potere non sono opponibili ai terzi se non sono iscritte nel Registro unico o se non si prova che i terzi ne erano a conoscenza. Gli amministratori – come i direttori, i componenti dell’organo di controllo e il soggetto incaricato della revisione legale dei conti – rispondono nei confronti dell’ente, dei creditori sociali, del fondatore, degli associati e dei terzi, ai sensi della specifica normativa del Codice civile, in quanto compatibili.  Gli amministratori, entro 30 giorni dalla loro nomina, devono richiedere l’iscrizione nel Registro unico.  L’organo di controllo, anche di tipo monocratico, è obbligatorio per le associazioni che superano, per 2 esercizi consecutivi, 2 dei seguenti limiti:  a) totale attivo stato patrimoniale: 110.000 euro;  b) ricavi o entrate: 220.000 euro;  c) dipendenti occupati in media nell’esercizio: 5 unità. Quest’organo è altresì obbligatorio per le associazioni riconosciute, iscritte nel Registro delle imprese, che hanno costituito uno o più patrimoni destinati ad uno specifico affare. L’organo di controllo vigila sull’osservanza della Legge e dello Statuto e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, nonché sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile e sul suo concreto funzionamento. Esso esercita, inoltre, il controllo contabile nel caso in cui non sia nominato un soggetto incaricato della revisione legale dei conti o nel caso in cui un suo componente sia un revisore legale iscritto nell’apposito registro. Infine, esercita compiti di monitoraggio dell’osservanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale ed attesta che il bilancio sociale sia stato redatto in conformità alle Linee Guida di prossima emanazione.  Il Revisore legale dei conti è, invece, il soggetto (società o professionista) incaricato della revisione legale dei conti ed è obbligatorio per le associazioni che superano, per 2 esercizi consecutivi, 2 dei seguenti limiti: a) totale attivo stato patrimoniale: 1.100.000 euro; b) ricavi o entrate: 2.200.000 euro; c) dipendenti occupati in media nell’esercizio: 12 unità.

La tutela dei diritti degli associati:  riguardo ai diritti di informazione, le associazioni devono tenere i seguenti libri:  – libro degli associati, tenuto a cura dell’organo di amministrazione;  – libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, in cui devono essere trascritti anche i verbali redatti per atto pubblico, tenuto a cura dell’organo di amministrazione; – libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’organo di amministrazione, dell’organo di controllo, e di eventuali altri organi associativi, tenuti a cura dell’organo cui si riferiscono. 

Le realtà associative che si avvalgono di volontari, sono tenuti ad iscriverli in un apposito Registro, se svolgono la loro attività in modo non occasionale.  Gli associati hanno diritto di esaminare i suddetti libri, secondo le modalità previste dallo Statuto.  Riguardo, invece, al diritto di partecipazione e all’esercizio del diritto di voto, l’associato iscritto da almeno 3 mesi nel relativo Libro, salvo diversa disposizione dello Statuto, ha diritto ad 1 voto: se l’associato è un ETS, lo Statuto può attribuire all’ente da 1 a 5 voti, in proporzione al numero dei loro associati (deroga al principio “una testa, un voto”). Sono stati introdotti limiti alla raccolta delle deleghe poiché ciascun associato può farsi rappresentare in Assemblea da altro associato mediante delega scritta, anche in calce all’avviso di convocazione, salva diversa disposizione statutaria. Ciascun associato può rappresentare sino ad un massimo di 3 associati (per le associazioni con un numero di associati < 500) e di 5 associati (per le associazioni con numero associati > 500).

RUNTS – Registro Unico Nazionale del Terzo Settore: la qualifica di Ente del Terzo Settore discende dall’iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore (tenuto dalle Regioni e dalle Province autonome) che garantirà una maggiore trasparenza nei rapporti con le organizzazioni iscritte, diventando obbligatorio – pena la cancellazione dal Registro – fornire informazioni quali: – denominazione, forma giuridica, sede legale e secondarie, data di costituzione, oggetto dell’attività, codice fiscale o partita iva; – l’eventuale patrimonio minimo, qualora si acquisisca la personalità giuridica; – le generalità dei soggetti che hanno la rappresentanza legale dell’ente e le generalità dei soggetti che ricoprono cariche sociali con indicazione dei poteri e limitazioni; – eventuali modifiche allo statuto o ad altri atti o documenti il cui deposito è obbligatorio; – rendiconti e bilanci nonché i rendiconti delle raccolte fondi e il rendiconto relativo ai contributi pubblici percepiti, da depositare entro 30 giorni dall’approvazione. Saranno previste sanzioni in capo agli amministratori in caso di tardiva presentazione delle variazioni.

I beneficiari Il decreto mantiene il 5 per mille a beneficio degli enti del volontariato, della ricerca scientifica e sanitaria, della tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, dell’area sociale dei Comuni e delle associazioni sportive dilettantistiche.  Resta la recente novità dell’elenco permanente, che non richiede l’iscrizione di anno in anno, salvo importanti variazioni nelle attività dell’associazione (variazione legale rappresentante, in particolare). Con un ulteriore, futuro decreto sarà stabilito l’importo minimo erogabile a ciascun ente delle somme risultanti sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti. In altre parole, le associazioni che non raggiungono una soglia minima, potrebbero non ricevere nessuna cifra. Inoltre, saranno modificate le modalità di ripartizione delle mancate scelte da parte dei contribuenti, che finora sono state divise in proporzione alle scelte ricevute. Un nuovo decreto stabilirà le modalità per il pagamento del 5 per mille e i termini entro i quali i beneficiari comunicano alle amministrazioni erogatrici i dati necessari per il pagamento delle somme assegnate, con l’obiettivo di erogare il dovuto entro la chiusura del secondo esercizio finanziario successivo a quello di impegno, ossia entro un anno circa. I beneficiari del cinque per mille devono redigere l’apposito rendiconto entro un anno dal ricevimento del beneficio e inviarlo entro 30 giorni al Ministero competente, accompagnato da una relazione sull’utilizzo dei fondi. Sempre entro 30 giorni, devono anche pubblicare sul proprio sito gli importi e il rendiconto, comunicandolo all’amministrazione entro una settimana. I Ministeri devono pubblicare on line gli elenchi dei beneficiari entro 90 dall’erogazione delle somme, con link al rendiconto pubblicato sul sito dell’ente beneficiario.

 

Invio della Rendicontazione per tutti Eliminata la soglia delle 20.000,00 per invio della rendicontazione al Ministero. Adesso tutti dovranno inviarla, indipendentemente dall’importo. Inoltre, la stessa dovrà essere pubblicata sul proprio sito e contestualmente notificato il link di pubblicazione al Ministero.  

Tra le principali novità della Riforma vi è la regolamentazione generale sui Centri di Servizio per il Volontariato (CSV), che prevede anche l’istituzione di un Fondo Unico Nazionale (FUN), alimentato da contributi annuali delle fondazioni di origine bancaria (FOB), al fine di assicurare il finanziamento stabile dei CSV. Ai fini dell’accesso al credito agevolato, le provvidenze creditizie e fideiussorie previste dalle norme vigenti per le cooperative e i loro consorzi sono estese, senza ulteriori oneri per lo Stato, alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale che abbiano ottenuto l’approvazione di uno o più progetti di attività e di servizi di interesse generale inerenti alle finalità istituzionali.  Lo Stato, le Regioni e le Province autonome promuovono le opportune iniziative per favorire l’accesso degli enti del Terzo Settore ai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo e ad altri finanziamenti europei per progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi istituzionali. Il Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo Settore è destinato a sostenere, anche attraverso le reti associative, lo svolgimento di attività di interesse generale costituenti oggetto di iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni del Terzo Settore, iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Le iniziative e i progetti possono essere finanziati anche in attuazione di accordi sottoscritti, ai sensi dell’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali determina annualmente con proprio atto di indirizzo gli obiettivi generali, le aree prioritarie di intervento e le linee di attività finanziabili nei limiti delle risorse disponibili sul Fondo medesimo. In attuazione dell’atto di indirizzo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali individua i soggetti attuatori degli interventi finanziabili attraverso le risorse del Fondo, mediante procedure poste in essere nel rispetto dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241. A decorrere dall’anno 2017, le risorse finanziarie del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali destinate alla copertura degli oneri relativi agli interventi in materia di Terzo Settore di competenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sono trasferite, per le medesime finalità, su un apposito capitolo di spesa iscritto nello stato di previsione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel programma «Terzo Settore (associazionismo, volontariato, Onlus e formazioni sociali) e responsabilità sociale delle imprese e delle organizzazioni», nell’ambito della missione «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia». 

 Con uno o più atti di indirizzo del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali sono determinati annualmente, nei limiti delle risorse complessivamente disponibili, gli obiettivi generali, le aree prioritarie di intervento, le linee di attività finanziabili e la destinazione delle risorse per le seguenti finalità:  a) sostegno alle attività delle organizzazioni di volontariato;  b) sostegno alle attività delle associazioni di promozione sociale;  c) contributi per l’acquisto di autoambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali. In attuazione degli atti di indirizzo preposti, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali individua, mediante procedure poste in essere nel rispetto dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241, i soggetti beneficiari delle risorse, che devono essere iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

Le risorse per il sostegno alle attività delle organizzazioni di volontariato sono finalizzate alla concessione di contributi per la realizzazione di progetti sperimentali elaborati anche in partenariato tra loro e in collaborazione con gli enti locali, dalle organizzazioni di volontariato per far fronte ad emergenze sociali e per favorire l’applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate. Le risorse per il sostegno alle attività delle associazioni di promozione sociale sono finalizzate alla concessione di contributi per la realizzazione di progetti elaborati dalle associazioni di promozione sociale, anche in partenariato tra loro e in collaborazione con gli enti locali, volti alla formazione degli associati, al miglioramento organizzativo e gestionale, all’incremento della trasparenza e della rendicontazione al pubblico delle attività svolte o a far fronte a particolari emergenze sociali, in particolare attraverso l’applicazione di metodologie avanzate o a carattere sperimentale. Le risorse quali contributi per l’acquisto di autoambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali sono destinate a sostenere l’attività di interesse generale delle organizzazioni di volontariato attraverso l’erogazione di contributi per l’acquisto, da parte delle medesime, di autoambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e di beni strumentali, utilizzati direttamente ed esclusivamente per attività di interesse generale, che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diverse utilizzazioni senza radicali trasformazioni, nonché, per le sole fondazioni, per la donazione dei beni ivi indicati nei confronti delle strutture sanitarie pubbliche. Le risorse di una qualsiasi organizzazione (anche non profit) possono provenire dalla stessa organizzazione, dai soci oppure dai terzi. Naturalmente, per le associazioni di volontariato, la fonte di finanziamento naturale e tipica è l’ultima indicata poiché il ruolo dell’avanzo di gestione (utile) è diverso e strumentale, così come è impropria la funzione di capitalizzazione. Le risorse di una associazione di volontariato possono provenire, in definitiva, da un soggetto pubblico e/o da un soggetto privato.

Il sostegno “pubblico” è definibile come il beneficio economico (denaro o prestazione) che deriva dall’intervento di un soggetto pubblico (Stato o Enti Locali o istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea, la Banca Mondiale, l’UNESCO, l’ONU, ….) e assume diverse forme. Si distinguono, a proposito, le seguenti tipologie di intervento: – erogazione di un contributo pubblico generico senza alcun corrispettivo di scambio puntuale in termini di erogazione di servizi (o produzione di beni) da parte dell’associazione; – erogazione di un contributo pubblico specifico all’associazione finalizzato e dedicato rispetto a specifici progetti che l’associazione intende realizzare; – corrispettivo per servizi resi al soggetto pubblico da parte dell’associazione, in particolare attraverso forme di convenzionamento; – attribuzione ai potenziali fruitori di “buoni d’acquisto” (voucher) di beni e servizi spendibili presso l’associazione; – istituzione di un fondo finanziario per realizzare un progetto cui l’associazione e altri soggetti (anche profit) partecipano; – attribuzione di una quota del ricavato dell’imposizione fiscale all’associazione sulla base dell’indicazione del contribuente (ad esempio, il 5 per mille); – attribuzione all’associazione di una quota del ricavato di una specifica iniziativa ‘speculativa’ (ad esempio, di una lotteria); – utilizzo, da parte dell’associazione, di un bene o di un servizio pubblico a titolo gratuito o a prezzo non di mercato; – agevolazioni fiscali:  dirette: esenzioni da talune imposte dirette e indirette (ad esempio, sui beni produttivi e non di cui l’associazione è proprietaria e, più in particolare, in riferimento alle attività economiche svolte dalla stessa purché a fini non lucrativi);  indirette: agevolazioni alle donazioni, in forma di riduzioni dell’imponibile o riduzione dell’imposta in capo al donante. È da tenere in considerazione anche l’eventualità di concedere agevolazioni non ai soggetti donanti, bensì agli enti che ricevono le donazioni: ciò probabilmente consentirebbe un miglior controllo sulla gestione dei fondi raccolti (soprattutto nelle ipotesi di “modiche” donazioni, nelle quali spesso il donante, a fronte della tenuità del beneficio ottenibile, omette di affrontare le formalità necessarie per ottenere in capo a sé l’agevolazione fiscale).

Il sostegno “privato” è definibile come il beneficio economico (denaro o prestazione) che deriva dall’intervento di un soggetto privato. Anche in tale caso assume di fatto diverse forme; il sostegno dall’interno dell’associazione: – quote associative; – vendita di beni e servizi, anche a prezzi inferiori a quelli di mercato; – prestazione gratuita di attività da parte degli associati; il sostegno dall’esterno dell’associazione:- il sostegno da parte di un’impresa, in varie forme,  donazioni di denaro, sponsorizzazioni e royalties, attribuzione di una quota del ricavato dell’attività di impresa una tantum;  fornitura di beni o servizi a prezzi inferiori a quelli di mercato, o gratuitamente, attribuzione di finanziamenti a tassi agevolati da parte di imprese bancarie, il sostegno da parte del privato non imprenditore, le donazioni in denaro e di beni, la concessione in uso di beni a prezzi inferiori a quelli di mercato o gratuitamente, la prestazione gratuita di attività da parte di volontari non membri dell’ente. 

Il Fundraising, ossia “raccolta di fondi”, è appunto l’azione di raccogliere soldi per sostenere o finanziare qualche progetto o causa, spesso per attività a scopo sociale, anche da enti e servizi pubblici o da aziende. Il concetto trova le sue origini nell’azione delle organizzazioni non a scopo di lucro, quelle organizzazioni che hanno l’obbligo di non destinare i propri utili ai soci, ma di reinvestirli per lo sviluppo delle proprie finalità sociali. Il Fundraising comporta una funzione di governance da parte di una organizzazione. Ciò vuol dire controllo della compatibilità tra risorse, mezzi, ambiente operativo dell’organizzazione, da una parte, e la sua mission, dall’altra. La pratica del Fundraising è influenzata dallo spirito filantropico: la donazione non è una elemosina né una tassa, ma il frutto di uno scambio volontario tra soggetti che condividono un medesimo obiettivo.  

Sul 5permille, il D.Lgs. 3.07.2017, n. 111 completa la riforma strutturale dell’istituto del 5‰. Le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale. Gli obblighi di trasparenza e informazione imposti dal Decreto prevedono che l’amministrazione erogatrice rediga e trasmetta un apposito rendiconto, unitamente ad una relazione illustrativa, che descriva la destinazione e l’utilizzo del contributo percepito, secondo canoni di trasparenza, chiarezza e specificità, pubblicando anche sul proprio sito web l’elenco dei soggetti destinatari del contributo, con l’indicazione del relativo importo e del link al rendiconto pubblicato sul sito web del beneficiario; e che il soggetto percettore pubblichi, sul proprio sito web, gli importi percepiti e il relativo rendiconto. Le nuove disposizioni avranno effetto a decorrere dall’anno successivo a quello di operatività del Registro unico del terzo settore, ossia dal 2019. Fino a tale data, la quota del 5 per mille continuerà ad essere destinata al sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, nonché delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di attività delle Onlus di cui all’art. 10, c. 1, lett. a) del D.Lgs. 460/1997.

La riforma estende l’ambito soggettivo del 5 per mille a tutti gli enti del terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale. Nel dettaglio, gli obblighi previsti per gli Enti beneficiari previsti dal Decreto sono:

  • la redazione entro 1 anno dalla ricezione delle somme, di un apposito rendiconto, unitamente ad una relazione illustrativa, • la trasmissione dei predetti documenti all’Amministrazione erogatrice entro 30 giorni dallo scadere dell’anno a prescindere dall’importo ricevuto (trasmissione finora prevista per importi pari o superiori a € 20.000), accompagnato da una relazione illustrativa, • la pubblicazione, sul proprio sito web, entro i 30 giorni successivi, degli importi percepiti e del relativo rendiconto.

Le sanzioni, nel caso di violazione degli obblighi di pubblicazione, l’amministrazione erogatrice diffiderà il beneficiario ad effettuare la citata pubblicazione assegnando un termine di 30 giorni. In caso di inerzia ulteriore, provvederà all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria pari al 25% del contributo percepito, i cui proventi affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato. Nel caso, invece, per le Amministrazioni erogatrici, gli obblighi sono relativi alla pubblicazione – entro 90 giorni dall’erogazione del contributo – sul proprio sito web dell’elenco dei soggetti destinatari del contributo, con indicazione del relativo importo e del link al rendiconto pubblicato sul sito web del beneficiario. Nell’eventualità che vi siano delle violazioni rispetto agli obblighi di pubblicazione, a carico di ciascuna amministrazione erogatrice, si applicheranno le sanzioni previste dagli artt. 46 e 47 del D.Lgs. 33/2013. Un futuro DPCM dovrà fissare i criteri di riparto della quota del 5 per mille, stabilendo l’importo minimo erogabile a ciascun ente delle somme risultanti sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti. Le somme “inoptate” saranno redistribuite secondo criteri da definire. Finora ciò avveniva in proporzione alle scelte ricevute. Il futuro DPCM dovrà definire i termini entro i quali gli enti beneficiari dovranno comunicare alle Amministrazioni erogatrici i dati necessari per il pagamento delle somme assegnate al fine di consentirne l’erogazione entro il termine di chiusura del 2° esercizio finanziario successivo a quello di impegno. Snellimento dei tempi di pagamento Nella ripartizione delle risorse destinate sulla base delle scelte dei contribuenti, non si terrà conto delle dichiarazioni dei redditi presentate entro i 90 giorni successivi alla scadenza, né di quelle presentate oltre i 90 giorni. 

I contributi del 5 per mille possono essere destinati per:

  • il sostegno degli enti iscritti nel Registro unico nazionale degli enti del terzo settore (senza scopo di lucro con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, che comunque realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi); • il finanziamento della ricerca scientifica e dell’università; • il finanziamento della ricerca sanitaria; • il sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente; • il sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche, riconosciute ai fini sportivi dal Comitato olimpico nazionale italiano a norma di legge, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale; • il finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

I beneficiari del contributo del 5 per mille non possono utilizzare le somme a tale titolo percepite per coprire le spese di pubblicità sostenute per campagne di sensibilizzazione sulla destinazione della quota del 5 per mille, a pena di recupero del contributo utilizzato in violazione del predetto divieto (disposizione invariata). Dal 2017, l’iscrizione al riparto del 5 per mille non ha più validità annuale, ma l’ente che abbia regolarmente prodotto la domanda di iscrizione e la successiva dichiarazione sostitutiva, in presenza dei requisiti prescritti, accede al riparto del contributo anche per gli esercizi successivi a quello di iscrizione, senza dover ripetere né la domanda di iscrizione né la dichiarazione sostitutiva. Pertanto, gli enti che sono presenti nell’elenco permanente degli iscritti pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate non sono tenuti a trasmettere nuovamente la domanda telematica di iscrizione al 5 per mille per il 2018 e a inviare la dichiarazione sostitutiva alla competente amministrazione.

Al fondo, l’idea del non-profit è quella di una società che si prende cura di sé stessa, creando uno spazio di solidarietà e di attività diverso dall’intervento dello Stato, ma anche da quello del profitto: uno spazio dove i cittadini e le cittadine creano relazioni e risposte ai bisogni.

 

 

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