
“Tutti i Paesi possono trarre vantaggio da una cooperazione internazionale più forte, da reti commerciali ben funzionanti e integrate e da una maggiore fiducia nel sistema commerciale multilaterale. Al contrario, tutti i Paesi rischiano di perdere a causa della frammentazione, dell’incertezza e del declino della cooperazione”. Sono le parole del direttore generale della Fao, QU Dongyu, nella prefazione al rapporto The State of Agricultural Commodity Markets (SOCO) 2026 che analizza l’impatto degli shock sui mercati alimentari e agricoli mondiali.
Eventi meteorologici estremi, tensioni geopolitiche, crisi economiche, pandemie e forti oscillazioni dei prezzi dell’energia producono effetti che superano rapidamente i confini nazionali e incidono sulla disponibilità e sul costo del cibo. La pubblicazione della Fao evidenzia come la capacità dei sistemi alimentari di resistere agli shock dipenda non solo dalla solidità delle reti commerciali, ma anche dalle scelte politiche adottate dai governi.
Dal 2000 il commercio mondiale di prodotti alimentari e agricoli ha registrato una crescita senza precedenti. Il valore degli scambi è quintuplicato fino a raggiungere circa 2 trilioni di dollari, coinvolgendo un numero sempre maggiore di Paesi. Una rete commerciale più ampia favorisce la circolazione del cibo, ma rende anche più rapida la diffusione degli effetti delle crisi.
Secondo il rapporto, la diversificazione dei partner commerciali rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare gli shock. I Paesi che possono contare su numerosi fornitori internazionali hanno infatti maggiori possibilità di compensare eventuali interruzioni delle forniture. Al contrario, chi dipende da pochi esportatori rischia di subire conseguenze molto più pesanti quando uno di questi interrompe o limita le vendite.
L’analisi, condotta sui dati commerciali mensili di tutti i Paesi tra il 2007 e il 2024, mostra inoltre che essere collegati a grandi hub del commercio internazionale riduce sensibilmente l’impatto delle crisi sui Paesi importatori.
Lo studio affronta le limitazioni alle esportazioni introdotte durante le emergenze. Quando i grandi produttori decidono di trattenere le proprie scorte per proteggere il mercato interno, l’effetto immediato è un aumento dell’instabilità sui mercati internazionali. La riduzione dell’offerta disponibile alimenta la crescita dei prezzi e rende ancora più difficile l’accesso al cibo nei Paesi che dipendono dalle importazioni. L’esperienza della crisi alimentare del 2007-2008 resta emblematica. Secondo le stime della Fao, le misure protezionistiche contribuirono a circa il 45% dell’aumento del prezzo mondiale del riso e al 30% di quello del grano. Lo scenario è stato diverso durante la pandemia di Covid-19. Anche grazie al lavoro di coordinamento svolto dalla Fao, molti governi hanno limitato il ricorso ai divieti di esportazione, sia per numero sia per durata. Di conseguenza, soltanto l’8% delle calorie scambiate a livello globale è stato interessato da restrizioni, contro il 16% registrato nella crisi del 2007-2008.
Il rapporto evidenzia una differenza importante tra l’andamento dei flussi commerciali e quello dei prezzi. Dopo uno shock, il commercio internazionale tende infatti a riequilibrarsi in tempi relativamente brevi. Le esportazioni lungo le principali rotte commerciali recuperano generalmente entro sei mesi. L’andamento dei prezzi segue invece una dinamica diversa. Gli aumenti provocati dalle crisi possono protrarsi nel tempo e raramente vengono compensati da ribassi equivalenti. Una situazione che pesa soprattutto sui Paesi a basso reddito, dove l’importazione di alimenti rappresenta una componente essenziale dell’approvvigionamento nazionale. Anche la velocità di recupero varia a seconda delle materie prime. Il mercato del grano mostra una capacità di adattamento più rapida, mentre quello del riso rimane esposto a oscillazioni più marcate e persistenti, in parte per il volume relativamente limitato degli scambi internazionali.
Per rafforzare la resilienza dei mercati agricoli, il rapporto individua alcune priorità. Tra queste figurano una maggiore cooperazione internazionale, il mantenimento di mercati aperti durante le emergenze, la diversificazione dei partner commerciali e la creazione di riserve alimentari di emergenza destinate alle fasce più vulnerabili della popolazione.
La Fao osserva inoltre che l’accumulo di grandi scorte pubbliche con l’obiettivo di controllare i prezzi interni comporta costi elevati e spesso non risulta sostenibile nel lungo periodo. Più efficace appare invece la costituzione di riserve limitate, integrate con i sistemi di protezione sociale, capaci di garantire un sostegno rapido alle persone più esposte senza alterare il funzionamento del mercato.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
