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Devastazione Tav, occorre la prevenzione

Centoquarantatre agenti feriti. Nel dettaglio, 85 poliziotti, 48 carabinieri e 10 finanzieri. Un milione di euro è la prima stima dei danni. Demoliti impianti di videosorveglianza, auto di cantiere, pick-up, l’officina con le attrezzature di grandi dimensioni, recinzioni, corredi. È andato distrutto il centro visitatori con il materiale espositivo. Date alle fiamme anche camionette dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di finanza.

È l’ormai “classico” bilancio della guerriglia scatenata dagli incappucciati, dal “blocco nero”, i “black bloc”, organizzati militarmente con caschi, maschere antigas, scudi. In questo caso il fronte è quello dei No-Tav e gli antagonisti sono venuti per lo più dall’estero, molti i francesi, i tedeschi, gli spagnoli, i belgi. Gli identificati, nonostante gli ombrelli a protezioni di telecamere e droni, sono ben 436.

Una parte del corteo, partita da Venaus durante il Festival dell’Alta felicità, è degenerata in violenza sistematica e devastazione. Sassi (“anche di sette chili” hanno raccontato i poliziotti), bottiglie, molotov, fionde, bombe carta, razzi, mortai. E il cantiere violato. Gli antagonisti hanno descritto l’intera azione come “una grande giornata di lotta per la Val di Susa”. Un’escalation di azioni violente.

Purtroppo queste scene si ripetono ormai con frequenza e con le stesse modalità operative, seminando puntualmente rabbia e sconforto, ad iniziare dalle forze dell’ordine diventate bersaglio principale, a cui va la nostra solidarietà. Perché non è facile gestire con equilibrio provocazioni del genere. Una società civile non può comunque accettare tutto questo come endemico. Si tratta di attacchi diretti allo Stato, il confine con il terrorismo è labile.

Difendendo ovviamente il diritto costituzionale a manifestare, occorre però prevenire queste gravi degenerazioni che mettono a rischio la sicurezza sociale. È inconcepibile che un fenomeno ormai periodico riesca puntualmente a riproporsi in tutta la sua pericolosità. Occorre rafforzare in particolare gli strumenti di intelligence preventiva e le nuove tecnologie, dalla videosorveglianza agli strumenti biometrici.

Attenzione, infine, a chi attua prove di comprensione o associa ciò ai problemi indubbiamente presenti nei cantieri della Tav, ad iniziare dai ritardi: facendo così, si fa proprio il gioco degli estremisti. Il dissenso si esprime unicamente in modo civile e rispettando le regole democratiche.

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