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Il problema delle specie aliene invasive

Le specie aliene portatici di malattie sono tra i principali fattori di perdita di biodiversità e la prima causa di estinzione di specie animali al mondo.

Se ne è parlato ad “Alieni senza confini”, evento che si è svolto in via Santa Croce a Trento, nell’ambito del 14°Festival dell’Economia, organizzato dalla Fondazione Edmund Mach con i massimi esperti a livello internazionale.

Facendo tesoro delle competenze acquisite soprattutto negli ultimi anni in tema di specie aliene, la FEM, primo centro One Health in Italia, ha voluto proporre una sessione dove affrontate le ricadute nella società della presenza di queste specie invasive.

Protagoniste del confronto sono state le specie trasportate dall’uomo intenzionalmente o accidentalmente al di fuori dei loro areali naturali: specie, non autoctone, che grazie alle attuali dinamiche globali, si muovono liberamente oltre i confini nazionali, alterando le componenti ecologiche dei sistemi agro-ambientali, causando problemi sia nei settori produttivi – agricoltura e turismo in particolare – sia in un’ottica paesaggistica.

Moderato dal presidente FEM, Andrea Segrè, l’incontro ha visto intervenire Piero Genovesi, responsabile del Servizio Coordinamento Fauna Selvatica di Ispra e Chair dell’IUCN Invasive Species Specialist Group, Nikolaos Stilianakis, ricercatore presso il Joint Research Centre della Commissione Europea e professore alla Erlangen-Nurnberg Medical School (Germania), Annapaola Rizzoli, dirigente Centro Ricerca e Innovazione ed il ricercatore FEM, Alessandro Gretter.

“Alieni senza confini” è il nostro contributo alla quattordicesima edizione del Festival dell’Economia – ha spiegato in apertura il presidente FEM, Andrea Segrè. Siamo presenti anche quest’anno al Festival perché la FEM – primo centro italiano “One Health” impegnato in attività di ricerca, trasferimento tecnologico, formazione ed educazione che riguardano la salute unica e globale di piante, animali e ambiente – è un ente di ricerca che vuole restituire al territorio gli studi che sta facendo, anche in chiave di sensibilizzazione. L’introduzione di specie aliene è legato alla globalizzazione ed ha un forte impatto sulla perdita di biodiversità, vegetale e animale, ma anche economico, ambientale e sanitario. Oltre a “curare”, FEM cerca di fare prevenzione. Dunque è importante, e l’iniziativa di oggi lo dimostra, sensibilizzare l’opinione pubblica”.

Le specie aliene sono in crescita esponenziale in tutti i gruppi tassonomici, in tutti gli ambienti e in ogni regione del mondo, causando crescenti impatti alla biodiversità e al nostro benessere. “I dati scientifici raccolti negli ultimi decenni – ha rilevato Piero Genovesi – dimostrano che le invasioni biologiche sono tra i principali fattori di perdita di biodiversità e rappresentano la prima causa di estinzione di specie animali al mondo. Inoltre le specie aliene invasive hanno effetti drammatici sulla la vita di molte comunità, soprattutto nelle aree più vulnerabili del mondo, con impatti anche sulla salute delle persone determinando costi di centinaia di miliardi di euro”. Questo fenomeno, esploso negli ultimi due secoli, è strettamente legato alla globalizzazione delle economie e al conseguente aumento dei trasporti, del commercio e del turismo. Prevenire e mitigare gli impatti delle specie aliene più dannose è indispensabile per proteggere la biodiversità del pianeta e per assicurare uno sviluppo sostenibile delle nostre società. Per questo è urgente adottare stringenti politiche di biosicurezza e promuovere comportamenti più responsabili da parte dei diversi settori della società.

“I processi dei cambiamenti ambientali globali, come i cambiamenti climatici, hanno forti impatti sulla salute dell’uomo – ha evidenziato Nikolaos Stilianakis. “Molte malattie infettive sono altamente sensibili alle condizioni ambientali. Le malattie infettive coinvolgono l’uomo in un “ecosistema” costituito da un ospite, da un agente patogeno, da fattori ambientali e da alcuni vettori di sistemi e di specie di riserva non umana”.

Annapaola Rizzoli ha spiegato che la FEM, membro del consorzio scientifico internazionale ZikAlliance, è in prima linea nello studio, soprattutto, delle zanzare vettrici di patogeni. Ha presentato anche l’unità di ricerca mista appena costituita con FBK denominata Epilab che studia le malattie trasmissibili che, per quanto riguarda le malattie da vettore, avrà il compito di quantificare sia il rischio sanitario associato alla presenza di zanzare vettrici di patogeni, sia l’eventuale diffusione degli stessi mediante modelli matematici e statistici. Nello specifico, le zanzare studiate sono la zanzara comune (Culex pipiens), le zanzare invasive (Aedes albopictus e Aedes koreicus) e le zanzare potenziali vettrici di malaria (Anopheles spp.).

Lo studio a San Michele riguarda l’ecologia della specie e le relative arbovirosi con valutazione del rischio per creare modelli previsionali e mappe di rischio, sostenendo gli enti e le autorità provinciali nell’elaborare linee guida e strategie di controllo e prevenzione. FEM, inoltre, è stata individuata come referente principale (in collaborazione con FBK, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Fondazione Museo Civico di Rovereto, MUSE) per lo sviluppo delle linee guida provinciali per il controllo e il monitoraggio della zanzara tigre nella Provincia Autonoma di Trento. 
Occorre puntare sulla prevenzione di nuove introduzioni, ma anche sul tempestivo rilevamento ed eradicazione dei nuclei introdotti, e solo quando questo risulti inattuabile, considerare l’attivazione di interventi permanenti di controllo della specie.

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