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Antico e nuovo

di Domenico Mamone Presidente UNSIC

Da nord a sud, l’Italia è una lunga penisola. Pur nell’unità sostanziale di cultura, di lingua, di nazione, cambiano le tradizioni, i modelli produttivi, e anche i problemi. I nostri associati dei Nebrodi sono stati ricevuti in Senato, e hanno esposto i problemi dell’agricoltura di quelle terre; quelli di altre regioni stanno lavorando su nuovi progetti di formazione. Vecchio e nuovo si incrociano: l’artigianato sta ritornando al centro dell’interesse della formazione per i giovani, che qualche anno fa sembrava obbligatoriamente indirizzata verso l’informatica e le nuove tecnologie, e l’iniziativa delle Botteghe di mestiere ne è un buon esempio. Oggi si assiste a un ritorno del saper fare manuale, concepito non certo come ripiego per carenza di tecnologia, ma piuttosto come produzione ad alto valore aggiunto di qualità. L’economia italiana ha il maggior interesse nel tutelare una tradizione di gusto e bellezza che è inseparabile dalla manualità e dall’apprendimento di tecniche attraverso adeguati tirocinii. Ancora vecchio e nuovo: l’agricoltura riprende oggi a fare i conti con i danni della fauna selvatica, che erano diventati quasi trascurabili alla metà del secolo scorso, ma la protezione dell’ambiente, la moderna attenzione all’ecologia, hanno segnato l’aumento della fauna italiana, certo un bene, ma dal grande lupo al piccolo ghiro, pastori e coltivatori rischiano di avere dei nuovi nemici, in una spirale di risentimenti e malintesi tra agricoltori e ambientalisti, se non si sapranno mettere in atto mettere in campo le migliori conoscenze scientifiche e aggiornare le buone prassi specialmente nell’allevamento. Non si dovrà mai tornare al saccheggio irresponsabile delle risorse, né all’idea che il mondo naturale, la wilderness come dicono gli americani, non abbia un suo spazio e un suo valore indipendente da considerazioni economiche (anche se può avere anche un valore economico), ma non si potrà neppure far pagare agli agricoltori e agli allevatori da soli i costi di modifiche ambientali di per sé positive, e si tratta poi degli stessi agricoltori e allevatori che soffrono anche le modifiche dell’ambiente negative, cioè il riscaldamento climatico, con le conseguenze in termini di variazione delle precipitazioni, e persino il maggior rischio di disastri ambientali. La tutela del territorio, la gestione del consumo di suolo e delle acque, il riciclo dei rifiuti sono elementi essenziali per tutti gli agricoltori, che possono diventare i migliori guardiani dell’ambiente. Non è di oggi la nostra preferenza all’agricoltura italiana di qualità, che è fatta anche di siepi, biologico, kilometro zero, denominazioni di origine, e per quella nuova agricoltura “multifunzionale” che accoglie turismo, sport, terapie. Questa è una grande opportunità da cogliere, anche in previsione degli imminenti cambiamenti nella Politica agricola europea, mentre il rischio è quello di un conflitto inaccettabile tra esigenze agricole e valori ambientali, e per evitarlo occorre una grande capacità di ascolto e di governo. Parlando di “governo”, dovremmo meglio richiamarci alla governance, una parola inglese ormai molto usata tra gli addetti ai lavoratori: la differenza è che governance non richiama una trasmissione di decisioni dall’alto, ma piuttosto una rete di relazioni tra soggetti pubblici, imprese economiche, associazioni senza scopo di lucro, che collaborano nel quadro di valori e di regole condivisi. E’ questa “governanza”, ci si passi lo sforzo di rendere italiana una parola straniera, che serve per affrontare il più complesso e cruciale dei problemi economici di oggi, l’accesso al lavoro delle giovani generazioni, troppo spesso mortificate. Non basteranno, infatti, nuove e migliori leggi, se non si lavorerà quotidianamente alla loro applicazione, e non basteranno le buone volontà individuali senza una cornice generale di solidarietà e collaborazione. Per noi, la sfida della formazione professionale e delle risorse umane in azienda si vince soltanto con la collaborazione di imprenditori, lavoratori e istituzioni, facendo della formazione continua un sistema sempre più diffuso di istruzione e aggiornamento, che dalle aziende si riversa nella società nel suo complesso.

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