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La città “verde”, un’agricoltura urbana in espansione

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Nell’epoca della globalizzazione, della digitalizzazione e dei media, molte grandi città nel mondo hanno cominciato a colorarsi di verde, puntando fortemente sull’espansione di un fenomeno dai forti connotati sociali: l’agricoltura urbana.

Tra i grattacieli e le imponenti strutture di cemento che testimoniano la gloria dell’urbanizzazione sfrenata, si fanno spazio orti e giardini, macchie di natura nel contesto cittadino. Così l’agricoltura urbana conquista lentamente il suo posto nella moderna città, partendo dalla piccola realtà domestica, per diventare un fenomeno di larga diffusione.

Molti sono i modi in cui questo tipo di coltivazione si è declinata negli ultimi anni, ma ognuno di essi ha in comune la finalità: dare vita ad un’agricoltura in grado di coltivare, trasformare e distribuire il cibo all’interno di contesti urbani o peri-urbani.

Nell’ambito di questa agricoltura urbana rientrano diverse esperienze, tra cui la pratica degli “orti urbani”, spazi dedicati alla coltivazione ricavati dai Comuni nelle aree verdi pubbliche ed assegnati in comodato a privati cittadini. Ma molte altre sono le modalità di diffusione dell’agricoltura urbana, come l’uso degli spazi urbani marginali (tra cui aiuole, sponde dei fiumi, margini stradali o ferroviari e tanti altri), l’occupazione di terreni abbandonati tramite la pratica della “guerrilla gardening”, le aree private destinate dai cittadini alla coltivazione e perfino i tetti delle case.

Proprio l’utilizzo dei tetti per l’agricoltura urbana è diventato un importante punto di riferimento in città quali New York, colorando di verde lo skyline della città. Gli Stati Uniti, infatti, si sono dimostrati pionieri dell’urban farming e continuano ad investire nella coltivazione degli spazi cittadini. Non è un caso che quest’anno, sfruttando l’onda dell’attenzione mediatica suscitata dalla First Lady Michelle Obama e dal suo orto alla Casa Bianca, lo United States Department of Agriculture (Usda) abbia dato il via ad un programma volto a promuovere l’agricoltura nelle città con una piattaforma web appositamente dedicata, in grado di fornire ai cittadini tutte le informazioni necessarie per dedicarsi alla coltivazione metropolitana, oltre alle indicazioni operative per le start-up nel campo dell’agricoltura urbana.

Ma questo fenomeno ha avuto larga diffusione anche al di fuori dei confini degli Stati Uniti, talvolta ricorrendo a pratiche “estreme”. Su questa spinta, l’agricoltura invade ogni spazio possibile, arrivando perfino ad ignorare le leggi della fisica: è il caso della “agricoltura verticale”, una pratica che si prefigge di sfruttare anche le mura esterne per la coltivazione, nata durante la seconda guerra mondiale e rispolverata dal Venezuela per affrontare la crisi.

Anche l’Italia ha, da tempo, innalzato il vessillo dell’agricoltura urbana. Numerosi progetti si sono susseguiti nel corso degli anni, coinvolgendo Comuni, associazioni, Regioni e cittadini. Nel 2006, ad esempio, è nato il progetto “Orti Urbani” , volto a favorire la diffusione di pratiche agricole urbane e di un codice etico comune tra i diversi Comuni che aderivano all’iniziativa. A Torino lo scorso 28 maggio è stato inaugurato il progetto “Ortoalto Le Fonderie Ozanam”, con la nascita di un orto cittadino sul tetto dello storico palazzo Casa Ozanam, di proprietà del Comune. Altri progetti hanno visto coinvolti anche privati cittadini e sono nati da piccole idee innovative: un esempio in Brianza, a Mezzago, dove due ragazzi intraprendenti, Marta e Bill, hanno avviato all’incirca un anno fa il loro progetto “microgreens”. In una ex distilleria, infatti, coltivano le loro piantine in vaschette di una decina di centimetri e le vendono quando sono alte ancora meno di una spanna. Un progetto, dunque, che permette coltivazioni su larga scala in piccoli spazi, favorendo la varietà e biodiversità.

L’agricoltura urbana dimostra, così, una imponente diffusione, sia nel nostro Paese, sia all’estero. Le ragioni di questa rapida espansione sono diverse e spaziano dalle motivazioni sociali a quelle ambientali. Sicuramente il fenomeno si inserisce in maniera incisiva nella volontà globale della tutela di uno sviluppo urbano eco-sostenibile, volto a creare città più “verdi”, in cui gli spazi metropolitani abbiano un’adeguata controparte di aree naturali, per dare respiro anche alle realtà più affollate. Inoltre, la produzione diretta nelle città promuove la diffusione alimentare e la riduzione dei costi, contribuendo a sfamare anche gli strati più poveri della popolazione. Non è un caso, infatti, che la rinascita di questa pratica sia partita dai Paesi del Sud del mondo. Infine, l’agricoltura urbana presenta forti connotati sociali. Si tratta di un modo per riqualificare gli spazi cittadini abbandonati, uno strumento valido per creare vere e proprie aree di aggregazione e di inserimento attivo del cittadino nell’ambiente in cui vive.

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