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In memoria di Luana

La giovane età, 22 anni. La voglia di vivere, con quei sorrisi empatici ad ogni fotografia. La bellezza. La partecipazione ad un film di Pieraccioni. Un figlio da crescere. Luana D’Orazio è l’ennesima vittima sul lavoro. È rimasta intrappolata nel macchinario dell’orditoio su cui stava lavorando. Ad Oste di Montemurlo, vicino Prato, capitale del tessile nel nostro Paese. È morta sul colpo.

Girato di spalle, vicino a lei, c’era un collega che ha riferito di “non aver sentito urla d’aiuto”. Quando si è reso conto della tragedia, ha lanciato l’allarme, ha tentato di aiutarla, ma invano.

Una scena, purtroppo, che si ripete di frequente nel mondo del lavoro. Sarà ora la procura di Prato, che ha aperto l’inchiesta di rito, ad accertare eventuali responsabilità. Per ora ha iscritto due persone nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo. Saranno soprattutto i periti a valutare l’eventuale malfunzionamento dei dispositivi di sicurezza del macchinario tessile.

Al di là dell’ennesima e specifica “morte bianca” avvenuta l’altro ieri in Toscana, un incidente che ovviamente scuote la sensibilità di ogni persona, si rinnova il tema della sicurezza, che dovrebbe essere primario in ogni ambiente lavorativo. Occorrerebbe impegnarsi tutti per rendere realmente più sicuri i luoghi di lavoro: ogni dettaglio è importante, così come ogni mezzo, ogni strumento, ogni risorsa. Mentre, purtroppo, per molte aziende l’impegno sulla sicurezza continua ad essere considerato soltanto un inutile costo e alcuni imprenditori non applicano quelle soluzioni che l’evoluzione tecnologica per fortuna mette oggi a disposizione. Una terribile perdita che avviene ad appena due giorni dal simbolico primo maggio.

Oggi che si parla di ripresa e di nuove risorse europee legate ad investimenti, questo tema non può assolutamente essere declassificato.

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