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La crisi ci sta conducendo ad un bivio

Mentre nel nostro Paese dominano i dibattiti pubblici incentrati su questioni spesso marginali (si pensi allo spazio che ha acquisito quello sul referendum o sull’ennesimo braccio di ferro sulla legge elettorale), i messaggi del Papa – condivisibili o meno, anche al di là della fede delle persone – toccano comunque quei problemi universali che dovrebbero essere ai primi posti nelle agende di chi governa intere nazioni. Specie in questa fase di grave emergenza, di cui forse non tutti hanno piena contezza.

Dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato sì nel 2015, che nel titolo richiama il Cantico delle creature di San Francesco e tratta l’importante interconnessione tra le crisi ambientali del Pianeta e quelle sociali ed economiche dell’umanità, ogni primo giorno di settembre la Chiesa prega per la cura del Creato, cioè per l’attenzione alla salvaguardia della “casa comune”.

Quest’anno, in tale circostanza, Papa Francesco ha rinnovato il suo appello per “cancellare il debito dei Paesi più fragili alla luce dei gravi impatti delle crisi sanitarie, sociali ed economiche che devono affrontare a seguito del Covid-19”. Secondo il Pontefice si tratta di un gesto di “giustizia riparativa” di fronte alla “storia di sfruttamento del Sud del pianeta”, che ha generato “un enorme debito ecologico, dovuto principalmente al depredamento delle risorse e all’uso eccessivo dello spazio ambientale comune per lo smaltimento dei rifiuti”.

Sono parole forti, quelle del Papa, a cui del resto ci sta abituando. E dal momento che la Chiesa ha sempre saputo intercettare con netto anticipo le problematiche più rilevanti nel mondo, nonché interpretare gli umori delle popolazioni, è chiaro che questa attenzione allo stretto collegamento tra i sempre più frequenti disastri ambientali, le crisi economiche ormai mondiali e il diseguale impatto della pandemia in atto sui più poveri e fragili (si pensi all’India o al Sud America, ma, seppur con meno informazioni, all’Africa) tocca uno dei principali nervi scoperti che potrebbe avere conseguenze disastrose per il nostro futuro.

Francesco, in sostanza, condanna gli attuali stili di vita, che stanno spingendo progressivamente il pianeta “oltre i suoi limiti”, elencando una serie di indiscutibili conseguenze: le foreste si dissolvono, il suolo è eroso, i campi spariscono, i deserti avanzano, i mari diventano acidi e le tempeste si intensificano.

L’auspicio del Papa è quello che la pandemia possa farci riscoprire stili di vita più semplici e sostenibili, perché la crisi sta portando il mondo ad un bivio: il Pontefice esorta a “sfruttare questo momento decisivo per porre termine ad attività e finalità superflue e distruttive, e coltivare valori, legami e progetti generativi”, rivedendo “le nostre abitudini nell’uso dell’energia, nei consumi, nei trasporti e nell’alimentazione”.

E’ un messaggio importante non solo per la salvaguardia dell’ambiente, ma per ribadire quell’etica che dovrebbe essere connaturata al “fare impresa” e in fondo alle azioni della nostra esistenza quotidiana. 

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