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L’Unsic e l’alternanza scuola-lavoro

L’alternanza scuola-lavoro è stata resa obbligatoria in tutte le scuole superiori dal 2015, con la legge 107, la cosiddetta “Buona Scuola” del governo Renzi. In tre anni è stata via via estesa alle ultime tre classi delle scuole superiori.

L’Unsic ha sempre ritenuto positivo, in linea teorica, l’impegno per avvicinare gli studenti al mondo del lavoro. Tuttavia sin da subito ha individuato una serie di criticità nel provvedimento, che abbiamo elencato ad esempio nel corso di un’intervista a Radio Montecarlo all’inizio del 2017. I problemi si sono puntualmente manifestati.

Partecipando già a due tavoli ministeriali sul tema, abbiamo consegnato agli organi preposti un dossier di 60 pagine in cui, oltre a ricordare i ragazzi vittime di incidenti nel corso dell’esperienza, sono riportate le nostre proposte. Eccole nel dettaglio.

Innanzitutto occorre superare l’obbligatorietà dell’alternanza almeno nei licei, rendendola quindi un eventuale “valore aggiunto” per l’offerta di un istituto scolastico al pari di una certificazione linguistica di prestigio (tipo Cambridge).

Proponiamo poi di estromettere l’alternanza dai requisiti per l’ammissione agli esami di Stato, come avvenuto negli ultimi tre anni per la pandemia: occorre rendere facoltativi i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento per essere ammessi agli esami conclusivi.

Ancora: proponiamo di riconoscere incentivi e sgravi fiscali per le imprese che ospitano studenti in alternanza scuola-lavoro. La piccola e media impresa effettua un importante investimento quando accoglie uno studente in alternanza, affiancandogli un tutor formato: ciò andrebbe riconosciuto e sostenuto in termini di defiscalizzazione. Parallelamente sarebbe auspicabile che le aziende disponibili presentino certificazioni aggiuntive sulla sicurezza, oltre a quelle di prassi. Sempre sul fronte aziendale, proponiamo la sottoscrizione, da parte delle aziende (motivate), di un accordo con la scuola con l’impegno a fornire un programma formativo allineato con le finalità di orientamento e formazione.

Avanziamo poi la proposta di inserire la formazione sulla sicurezza nel programma di educazione civica, reintrodotto negli ultimi anni.

Per quanto riguarda le organizzazioni sindacali e gli altri organismi rappresentativi di settore sarebbe utile un loro coinvolgimento nel monitoraggio per la prevenzione degli infortuni. Eventualmente si potrebbe attribuire alle organizzazioni di rappresentanza delle imprese un ruolo di regia locale per la co-progettazione dei percorsi di alternanza.

Si ritiene inoltre indispensabile la coerenza dei programmi di orientamento e l’offerta dell’alternanza con il percorso scolastico, in grado quindi di essere realmente proficui nella prospettiva dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Per qualificare meglio la sua funzione, sarebbe interessante la costituzione di un albo dei tutor aziendali specializzati, anche per superare le frequenti segnalazioni di tutor aziendali di fatto assenti.

Passiamo agli studenti. Occorre qui definire uno status dello studente in alternanza scuola-lavoro che lo distingua dal lavoratore. Inoltre, onde evitare disservizi a causa di impegni differenziati all’interno della stessa classe sul fronte, è preferibile che la permanenza in azienda avvenga nello stesso periodo per tutta la classe.

Uno dei nodi tra l’alternanza e il regolare svolgimento delle attività scolastiche è rappresentato dal cumulo di prove da affrontare al termine del periodo di alternanza scuola-lavoro. È quindi necessario che sia normato un periodo di alcuni giorni tra l’alternanza e le interrogazioni o le verifiche scolastiche. Utile prevedere anche un feedback standard sull’esperienza vissuta, per poter procedere a rilevazioni statistiche e raccogliere eventuali proposte, suggerimento o anche lamentele.

Una proposta originale: incrementare le esperienze di scuola-lavoro presso aziende di italiani all’estero collegandole all’apprendimento di lingue straniere e alla padronanza delle nuove tecnologie, meglio se borse di studio o sovvenzioni statali.

Infine, oltre a rilanciare la necessità di un monitoraggio pubblico, purtroppo venuto meno, riteniamo che sia utile attivare un dibattito aperto, con le diverse posizioni, sull’eventuale “minisalario” allo studente per l’alternanza sul modello tedesco, benché i ragazzi siano in formazione e non dovrebbero lavorare. Ciò fungerebbe anche da rimborso spese per i trasporti e i pasti, quasi sempre a carico dello studente (e delle famiglie).

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