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Maria Paola, morta per odio e per amore

Caivano, provincia di Napoli. Una bella ragazza di diciott’anni, Maria Paola, ha perso la vita per l’odio altrui verso la sua giovane e personale voglia d’amare. La relazione con un ragazzo transgender, di cui era felicemente innamorata, è stata oggetto di persecuzione fino alla morte. Il fratello, la famiglia, un buon pezzo di società non hanno visto di buon occhio quella relazione “strana”. Figlia di preconcetti ossidati nella nostra sottocultura, di stereotipi duri a morire. Il “diverso”, estraneo ai binari della “normalità”, è apportatore di devianza con il suo corpo, con le sue movenze, con la sua vita. Pertanto non è degno di “appartenenza”; viceversa, è meritevole di eterna ghettizzazione e derisione, E’ un “malato” e come tale va escluso, combattuto, deumanizzato. Può addirittura “infettare”, secondo le dichiarazioni di qualche abitante del posto. Parole, in tempo di Covid, che suonano come una bestialità più grave del solito.

Anche Ciro, il compagno di Maria Paola, è stato vittima di questi pregiudizi. E’ stato brutalmente picchiato per essere un “ex donna”: questo il suo “problema” secondo i pedagogisti dalle mani pesanti. Come tale, “il trans”, aveva bisogno di “una lezione”, come s’è quasi giustificato l’aggressore.

In realtà di ben altri “lezioni”, a cominciare da quelle scolastiche o sui luoghi di lavoro, avrebbero bisogno i protagonisti delle cronache degli ultimi giorni, dagli assassini di Colleferro ai violentatori lucani fino al giustiziere di Caivano. Avrebbero bisogno di comprendere l’essenza del rispetto delle scelte altrui, a cominciare dal non facile percorso di autodeterminazione di una persona omosessuale o trans. Un problema che tocca ognuno di noi, perché una società penalizzante è ingiusta con tutti.

Monique Wittig, poetessa e docente universitaria francese, definiva “eterosessualità obbligatoria” questa imposizione di una sorta di “normalità” di genere. A senso unico. Come se la libertà di scelta fosse essa stessa un peccato, un virus, un vizio. Persino quella libertà di amare, come tra Ciro e Maria Paola, che può colmare vuoti familiari o sociali.

I tabù sessuali di società retrograde hanno lacerato i più grandi intellettuali del secolo scorso, da Oscar Wilde a Pier Paolo Pasolini. Il più importante matematico del Novecento, Alan Turing, che grazie alla sua abilità di crittoanalista riuscì a decodificare i codici di “Enigma” contribuendo all’esito della seconda guerra mondiale, morì suicida a soli 41 anni, in seguito alle persecuzioni subite da parte delle autorità britanniche a causa della sua omosessualità. Da allora sono passati decenni e non possiamo certo tornare indietro.

La madre di Ciro, la signora Rosa, ha detto una frase che ricorda certe preziose massime di Eduardo De Filippo: “I figli si accettano, non si uccidono”.

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