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Rifinanziare l’indennità per malattia a chi è in quarantena

L’assenza dal lavoro privato per quarantena legata aI contatto con una persona positiva al Covid-19 è rimasta fuori dalla tutela previdenziale a carico dell’Inps. Una questione di non poco conto che viene evidenziata dai sindacati dei lavoratori e datoriali. In sostanza, a causa della mancanza di stanziamento pubblico per il 2021 per equiparare la quarantena a cui debbono sottoporsi coloro che vengono in contatto con persone positive al Covid-19 all’assenza per malattia, i lavoratori del settore privato sono fuori dalla tutela previdenziale con tale indennità.

Nei giorni scorsi, durante il suo intervento alla Festa dell’Unità di Modena, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha però citato la questione e ha aperto uno spiraglio sulla possibilità che la tutela venga nuovamente finanziata, assicurando che sarà discussa nel prossimo Consiglio dei ministri.

Come ricorda un ottimo pezzo sul Post, l’assenza dal lavoro “per quarantena” corrisponde al periodo di isolamento fiduciario che deve rispettare chi è venuto in contatto con persone positive al coronavirus (non coincide con l’isolamento che le persone positive sono tenute a rispettare). La legge stabilisce che duri dieci giorni per le persone non vaccinate e sette giorni per quelle vaccinate.

Nelle prime settimane dell’emergenza da coronavirus, con il decreto cosiddetto “Cura Italia”, il primo che ha affrontato la delicata materia, l’assenza per quarantena era stata equiparata al trattamento economico e previdenziale della malattia. Il governo ci aveva messo su 663,1 milioni di euro.

Per questo 2021, invece, le risorse sono scomparse. Come ha fatto sapere l’Inps a inizio agosto, tale indennità “non potrà essere erogata per gli eventi avvenuti nell’anno in corso”. In sostanza, finiti i fondi, sparita la tutela previdenziale per i lavoratori assenti dal lavoro per quarantena dopo un contatto con un positivo accertato.

Si tratta di un problema di non poco conto sia da un punto di vista sanitario sia economico. Infatti c’è innanzitutto il rischio che un lavoratore eviti di autodenunciare il contatto con un positivo proprio per non incappare nella quarantena forzata. Il risvolto economico, infatti, non è di poco conto: sul fronte dei tagli in busta paga, Il Sole 24 Ore ha calcolato che possano arrivare fino a 461 euro netti per ciascun periodo di quarantena.

La delicata questione investe soltanto i lavoratori del settore privato, perché il decreto legge numero 18 del 2020 stabilisce che il periodo trascorso in quarantena per i dipendenti pubblici debba sempre essere equiparato al periodo di ricovero ospedaliero, con retribuzione piena.

Sindacati e associazioni di imprese, compresa l’Unsic, stanno denunciando il problema, chiedendo il rifinanziamento urgente della misura. Il mancato indennizzo e il conseguente taglio in busta paga rischiano di spingere i lavoratori a non segnalare il contatto con persone positive, facendo così aumentare la diffusione del virus.

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