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Sicurezza sul lavoro: il dramma di Firenze conferma che non bastano le leggi

Innanzitutto esprimo il mio cordoglio ai familiari delle vittime che hanno perso la vita sul luogo di lavoro. E’ inaccettabile che oggi giorno si sentano notizie di cronaca così aberranti e sconvolgenti. Non si può perdere la vita per colpe che non hai … ma solo per aver fatto il proprio dovere…

Come presidente di un’associazione di datori di lavoro e di imprese qual è l’Unsic, (Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori) preciso e premetto che noi siamo esclusivamente a favore e a tutela di quelle imprese sane, legali, che rispettano le norme, le regole, che interpretano il fare impresa non solo come esclusivo arricchimento personale, inclini alla speculazione, ma che s’impegnano al conseguimento anche di un risultato finale che veda il miglioramento delle condizioni collettive del proprio Paese con i suoi cittadini.

Detto questo, personalmente, ritengo che si parli da troppo tempo di un problema qual è il rischio, il pericolo e le morti sui luoghi di lavoro, senza mai andare diritto alla soluzione vera; pensate che in Italia abbiamo una legge sui luoghi di lavoro e precisamente “D.Lgs. 81/08 testo unico sulla sicurezza” che se applicata prevede tutto, anzi troppo, ed è proprio questo troppo che corrisponde a montagne di carte di documenti di burocrazia che spesso fa si’ che ci si concentri di più a far risultare dalla documentazione che è tutto a norma, nel caso dei cantieri, piuttosto che riscontrare realmente la regolarità di fatto.

Come anche, riferendomi per esempio e non solo alla formazione vera dei dipendenti e del datore di lavoro, relativo al controllo vero del rispetto delle regole e non solo formale, ma sostanziale e quindi controlli efficienti e concreti. Nel caso specifico di Firenze è ovvio che vadano accertate le responsabilità. E’ stata aperta un’inchiesta e chi ha delle colpe dovrà risponderne con la giusta pena, nonostante, siamo consapevoli che non restituirà la vita a chi l’ha persa e non sarà una consolazione per i familiari delle vittime. Si parla di tanti aspetti ritenuti responsabili delle cause che portano a tali tragedie tra cui: ditte che danno in subappalto ad aziende non organizzate per risparmiare; ditte che per risparmiare impiegano manodopera non assunta (cosiddetto lavoro nero).

A mio avviso è anche vero che oggi un lavoratore nell’edilizia a qualsiasi livello contrattuale, tra salario netto, contribuzione, malattia, cassa edile etc, costa parecchio. Questa situazione non aiuta per niente un settore oltretutto l’edilizia che è sempre pronto alla speculazione e ne abbiamo avuto prova con il ”super bonus 110“ dove appunto la speculazione non ha tardato a farsi sentire con l’aumento dei prezzi da parte dei fornitori di materiali edili e la filiera collegata e inevitabilmente anche dalla ditta edile esecutrice delle commesse. Sicuramente questo non è un’attenuante per non tenere il personale in regola che lavora o non pagarlo adeguatamente per quanto prevedono i Ccnl di settore. Per andare diritto al problema la politica, i nostri governatori, devono interrogarsi e comprendere che il vero problema sta nell’adeguare fortemente la proporzione tra il costo del lavoro e la tassazione fiscale e previdenziale che ne deriva in un settore importante e trainante qual è l’edilizia. Se vogliamo che le aziende credano nella legalità e si convincano che operare nel rispetto delle norme e della regolarità conviene sempre, occorre mettere le imprese di fronte a dati certi e avere fiducia nelle istituzioni.

Allora sì, che a tali condizioni si potrebbero anche inasprire ulteriormente le inosservanze e le responsabilità perché una vita umana non ha prezzo e nessuno ha il diritto di determinarne le scelte o fare una classificazione di chi deve rischiare di morire pur facendo il proprio lavoro con la massima diligenza. L’impresa deve programmare le attività e non agire con spregiudicatezza. Per questo bisogna metterli nelle condizioni di non rischiare derogando alle norme più di quanto è già elevato per loro il rischio impresa. Solo così, forse, possiamo auspicare ad un cambiamento delle condizioni dei lavoratori sul luogo di lavoro.

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