venerdì , Ottobre 23 2020
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Un eroe della vita reale

A fronte della devastazione morale provocata dai tanti efferati episodi di violenza degli ultimi giorni, che abbiamo avuto modo di stigmatizzare su questo sito (come il barbaro assassinio di Willy a Colleferro o la violenza del branco sulle due ragazzine inglesi in Basilicata), e dalle cronache di malaffare che macchiano continuamente questo nostro Paese, si contrappone il nobile gesto – generoso, altruista, intrepido, eroico – del giovane Aurelio Visalli, il sottoufficiale in servizio alla Capitaneria di Milazzo che ha sacrificato la propria vita per salvare due adolescenti di 13 e 15 anni gettatisi in mare, nonostante le proibitive condizioni meteo (con onde alte oltre sette metri), sembra unicamente per postare il video “dell’impresa” su Instagram.

Aurelio Visalli
(foto da Facebook)

Aurelio Visalli, 40 anni, è un eroe assoluto della nostra quotidianità. Il suo gesto estremo, da uomo responsabile e maturo, dai grandi principi etici e professionali, offre uno straordinario esempio alle nuove generazioni – e alle meno giovani – nonché a coloro che hanno la responsabilità di rappresentare a vario titolo il nostro Paese e i suoi interessi. Rispetto alle tante chiacchiere cronometrate dei leader della politica, all’emozione vacua e collettiva delle immagini archiviate e diffuse in digitale, alle parole lanciate in rete come macigni dallo pseudointellettuale di turno, ai post di generazioni sempre più immature, all’irresponsabilità degli atteggiamenti, Visalli ha cancellato un’intera epoca con un gesto purtroppo d’altri tempi.

La “prova di coraggio”, per un destino beffardo, ha avuto due letture: quella di due immaturi ragazzini che l’hanno interpretata come un’inutile sfida, il lanciarsi in un mare in tempesta dalle rocce della “puntitta” di Milazzo battuta dalle onde imponenti; e quella, esemplare, di un uomo in divisa, secondo capo della Capitaneria di Porto della Guardia Costiera di Milazzo, padre e marito ideale, che non ha avuto un tentennamento nell’onorare il ruolo e la sua dignità di essere umano.

Ora servirà a poco la retorica, gli applausi al funerale, i post di circostanza da parte delle autorità civili. Scrive bene Rossana Franzone su un giornale on-line di Milazzo: “Se quel ragazzino, che lui ha salvato dando la sua vita di padre e di marito, in chiesa, andasse al pulpito e dicesse forte e chiaro ‘Siamo stati due idioti, le prove di coraggio sono una idiozia, il peso di questa vita perduta per salvare la mia, mi resta sul petto e me lo schiaccia’, magari servirebbe”. Sì, potrebbe far riflettere frotte di persone deteriorate dallo stupido e dannoso protagonismo digitale.

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