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L’inferno della Siria

Il quotidiano La Repubblica apre oggi con l’ennesimo scandalo, questa volta legato ai soldi del sisma. Il Corriere della Sera con il Pd sconfitto in Senato. Il Partito democratico occupa anche l’apertura della Stampa. Le drammatiche notizie relative all’attacco chimico in Siria sono già svanite dalle prime pagine di molti giornali. Del resto anche ieri, all’indomani dell’ennesima strage, di Siria s’è parlato meno che della scomparsa del politologo Giovanni Sartori o delle semifinali di Coppa Italia.

L’indifferenza sembra ormai essere l’atteggiamento dominante persino di fronte alle terribili testimonianze, anche visive, di quello che il gas nervino può provocare su inermi individui, bambini violati, esseri umani spogliati nel contempo sia di vesti infarcite di tossicità sia degli ultimi brandelli di dignità.

In quella nazione che era considerata tra le più belle del mondo, la culla della civiltà umana tra il Tigri e l’Eufrate, la terra di Ebla e di Palmira, c’è una guerra che in sette “infiniti” anni ha provocato, secondo l’Unicef, non meno di 470mila morti.

L’Unhcr denuncia che l`85 per cento della popolazione vive in condizioni di povertà e almeno tredici milioni di persone – la metà sono bambini – ha bisogno di aiuti umanitari. I numeri, per quanto freddi, invitano a riflettere: 6,3 milioni di esseri umani sono stati costretti ad allontanarsi dalle proprie case, a lasciare beni materiali e immateriali, ricordi, affetti; 4,6 milioni di persone vivono in aree assediate o difficilmente raggiungibili; i rifugiati hanno superato quota cinque milioni.

Il “dramma nel dramma” è quello che tocca i più piccoli, costretti ad una sopravvivenza che si rinnova giorno dopo giorno. Ci sono oltre tre milioni di bambini che, avendo meno di sette anni, non hanno conosciuto altro che le atrocità della guerra. Il loro habitat giornaliero sono le macerie, alcune giornate trascorrono senza cibo e senza acqua, l’orrore della violenza è una costante insieme all’angoscia, alla disperazione, ma anche al silenzio e alla vergogna. Ci sono 280mila minori tagliati fuori dall’assistenza umanitaria. C’è almeno un minore su quattro che rischia effetti per la propria salute mentale. I sistemi scolastico e sanitario sono ormai al collasso.

Le numerose e crude immagini, replicate dall’algida tecnologia, di un’infanzia negata, reiteratamente profanata tra violenze, bombardamenti e uso di gas tossico dovrebbero contribuire ad abbattere l’alto muro d’indifferenza “istituzionale”, mista a sconforto, che dall’alto regna su questa immane catastrofe. La Siria è flagellata. Interminabilmente. Di certo non in modo casuale, dal momento che non mancano mai coloro, come avvoltoi, che traggono interessi economici – la solita industria bellica, che fattura più del petrolio – da questa situazione disumana. Come in tutte le guerre, del resto.

In questo scenario indegno per una civiltà che dovrebbe progredire anziché regredire, assistiamo impotenti ad una quotidianità dimenticata e alla deriva fatta di una non-vita in bilico sugli abissi della morte. E registriamo, in amara contrapposizione alle immagini di distruzione, gli eleganti summit internazionali incapaci di prendere risolutive decisioni, o le flebili prese di posizioni ufficiali affidate ad un microfono o ad una nota diffusa dagli organi d’informazione, o ancora agli strategici distinguo sui fili della geopolitica alternati all’indignazione di circostanza. Tutto ciò ci rattrista molto, come cittadini e soprattutto come esseri umani e rievoca la “banalità del male” magistralmente indagata da Hannah Arendt: “la lontananza dalla realtà e la mancanza di idee possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell’uomo”.

Riteniamo assurdo che nel terzo millennio non si riescano ad individuare, o meglio, non si vogliano individuare, addossando loro precise responsabilità, coloro che vilmente usano gas nervino e bombardano ospedali. “Oltre l’inferno” ha dichiarato il rappresentante di Save the children. “L’umanità è morta” ha sentenziato Andrea Iacomini, portavoce italiano dell’Unicef. Ogni parola, per quanto efficace, è davvero riduttiva di fronte all’assordante invocazione che questo martirio provoca alla nostra sensibilità.

 

(Domenico Mamone)

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