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E ora il governo che farà?

Domenico MamoneProprio quando sembrava che l’accordo con i Palazzi europei sulla Manovra potesse garantire al nostro Paese qualche settimana con parvenze di tranquillità, con il beneplacito di uno spread scivolato su quote meno preoccupanti, il fulmine della recessione tecnica ci riporta alla dura realtà dei conti economici, della crisi, del debito, della decrescita e, perché no, dello spread che potrebbe nuovamente lievitare con tutto ciò che ne consegue. Perché anche il famigerato differenziale con i Bund tedeschi, insieme ovviamente alla situazione internazionale, c’ha messo del suo nel seminare quelle incertezze che contribuiscono a frenare l’economia italiana dei consumi e della produzione.

Certo, il giovane governo gialloverde continua ad ostentare muscoli e ottimismo ed i sondaggi complessivi per l’esecutivo sono ancora buoni. Sebbene con un forte riequilibrio tra una Lega in ascesa, forte del carisma del leader e delle politiche sull’immigrazione, la vera “riserva aurea” per il Carroccio, e i pentastellati in calo di consensi e di idee. Ma, nonostante le narrazioni da eterna luna di miele, il giocattolo comincia seriamente a scricchiolare. Anche perché, approvate con qualche sofferenza e limatura le due principali riforme promesse in campagna elettorale (reddito di cittadinanza e quota 100) e sbandierati con un po’ meno enfasi gli altri provvedimenti messi nero su bianco (flat tax al 15%, tagli ai vitalizi e alle pensioni d’oro, daspo ai corrotti, risarcimento ai truffati dalle banche e stop alla pubblicità del gioco d’azzardo), stanno emergendo brutalmente tutte le divergenze. Vecchie e nuove. Sulla Tap, sulla Tav, sulla legittima difesa, sui vaccini. Ma anche sull’autorizzazione a procedere per Salvini sul caso Diciotti, sul Venezuela, sul ritiro delle truppe in Afghanistan. Per ogni scoglio occorrerà trovare la quadra, come nel caso delle trivelle, estrazioni salvate ma con una moratoria di 18 mesi che ha spostato il problema più in là nel tempo.

Il rischio vero per questa fase delicatissima, con gli organismi di rappresentanza – compreso il nostro – tornati sotto i riflettori per palesare preoccupazioni, è l’immobilismo. In attesa di elezioni che probabilmente ribalteranno i rapporti di forza tra le due formazioni al governo, il pericolo vero è lo stallo.

Noi crediamo, al contrario, che il governo debba accrescere l’impegno per preservare da subito il Paese – cioè la sicurezza economica, dei risparmi, del valore delle proprietà immobiliari, delle imprese, delle produzioni – da possibili tempeste a diversi orizzonti: la spada di Damocle delle clausole di salvaguardia ad ottobre, il concreto rischio dell’aumento dell’Iva, persino il paventato pericolo dei danni di una patrimoniale, che prosciugherebbe liquidità in tutto il Paese, o della Troika, con i tagli a servizi, stipendi e spesa sociale.

Non si tratta di essere pessimisti, di fronte ad una situazione oggettivamente complicata, ma realisti. E le aspettative di “un anno bellissimo” manifestate dal presidente del Consiglio, che comunque sta dimostrando di essere un abile mediatore, o le entusiastiche letture alla rovescia degli ultimi dati Istat sull’occupazione (la crescita dei soli posti a termine sconfessano gli scopi del decreto Dignità) non aiuta a vedere positivo. Anzi, l’incoscienza alimenta gli allarmi.

Noi riteniamo – lo abbiamo scritto più volte – che il collante ideologico, nonostante qualcuno asserisca la fine delle storiche classificazioni tra destra e sinistra, continui a costituire un presupposto imprescindibile per governare tra forze diverse ma continue. Il “contratto di governo” sottoscritto dalla Lega con una forza politica, il Movimento Cinque Stelle, che racchiude al proprio interno componenti assai contrapposte, non crediamo possa durare a lungo. Forse ci sbaglieremo, ma non vorremo che siano i problemi sempre più seri a far scoppiare tutte le difformità e discordanze tra le due forze politiche attualmente al governo.

(Domenico Mamone)

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