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Lavoro, avere figli è un ostacolo alla carriera

Il decreto 105/2022, detto anche “decreto conciliazione tempi vita-lavoro”, entrato in vigore a metà agosto, ma che sta trovando ora applicazione per i dipendenti sia del settore privato sia della pubblica amministrazione, prevede disposizioni per migliorare la conciliazione tra attività lavorativa e vita privata per i genitori e i prestatori di assistenza, al fine di conseguire la condivisione delle responsabilità di cura tra uomini e donne e la parità di genere in ambito lavorativo e familiare.

Tra gli altri, il provvedimento disciplina il congedo obbligatorio di paternità, che può essere fruito dai due mesi precedenti la data presunta del parto sino ai cinque mesi successivi, per un periodo di dieci giorni lavorativi, non frazionabili a ore, da utilizzare anche in via non continuativa. 

La nuova norma, attuazione della direttiva UE 2019/1158, viene applicata dopo due anni di pandemia, un periodo particolarmente difficile per i genitori lavoratori.

People at Work 2022: A Global Workforce View è un’annuale ricerca redatta dall’ADP Research Institute, che traccia una panoramica di quale sia il sentiment odierno tra i lavoratori con figli in Italia. ADP è una multinazionale americana leader nell’human capital management e presente in Italia tramite ADP Italia. L’indagine si è svolta su circa 33.000 lavoratori in 17 Paesi, di cui circa duemila in Italia, mille circa genitori.

L’80% dei genitori lavoratori italiani ha dichiarato di essere soddisfatto dell’attuale posto di lavoro (più dei non genitori, con il 75%). Del 20% che si è dichiarato insoddisfatto, il 46% è perché non vede prospettive di crescita, mentre il 40% lamenta di non avere avuto nessuno aumento in busta paga a fronte del maggiore carico di lavoro subito, percentuale che sale al 50% per chi ha figli da zero a cinque anni.

Il 41% dei genitori lavoratori si aspetta un aumento in busta paga nel prossimo anno, anche perché una percentuale del 46% ha dichiarato di lavorare in straordinario non retribuito almeno 6-10 ore a settimana. Ciò nonostante, il 28% sarebbe disposto ad accettare una riduzione della paga in favore di maggiore flessibilità di orari e spazi, mentre Il 43% cercherebbe un altro lavoro se costretto al ritorno al fulltime (il 55% di chi ha figli fino a un anno e il 53% di chi ha figli da uno a cinque anni). È quindi chiaro che la flessibilità è fondamentale per chi è genitore: il 42% ha dichiarato che la combinazione perfetta è lavorare sia da casa sia da ufficio, il 34% solo da ufficio mentre il 17% solo da casa.

Alla domanda “Pensi che lavorare da casa abbia reso più facile o più difficile il lavoro per chi è genitore?” ha risposto più facile il 38% degli intervistati (la percentuale sale al 48% per chi ha figli neonati di età inferiore all’anno), più difficile per il 31% mentre per il 17% non è cambiato nulla.

Infine, il 36% ha dichiarato che essere genitore è ancora un ostacolo alla carriera (lo afferma il 45% di chi ha figli inferiori all’anno e il 42% di chi ha figli fra 1 e 5 anni). Solo il 25% di chi ha figli dopo i 18 anni lo pensa.

Andando ad analizzare, invece, uno studio di ADP svolto durante la pandemia (dal 17 novembre all’11 dicembre 2020, People at Work 2021: A Global Workforce View), emerge come durante gli anni bui del Covid i genitori lavoratori si siano sentiti supportati e aiutati dalle rispettive aziende.

Come riporta l’indagine, secondo gran parte dei dipendenti italiani con figli (48%), i datori di lavoro si sono dimostrati accomodanti nei confronti delle esigenze genitoriali dei lavoratori alle prese con l’accudimento dei figli o la chiusura delle scuole. Inoltre, secondo il 34% dei genitori, il proprio manager ha addirittura consentito maggiori misure a loro favore rispetto a quelle consentite dall’azienda e previste da regolamento.

D’altra parte, lo studio ha anche evidenziato come, nonostante gli elementi positivi della pandemia in termini di maggiore flessibilità, ci siano ancora delle zone di resistenza che hanno influenzato in negativo l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

A questo si aggiunge che, per quanto la panoramica definita dallo studio sia nel suo complesso positiva per ciò che riguarda la flessibilità nell’ambiente lavorativo, risulta che ben il 5% dei genitori con figli di età compresa tra uno e dieci anni abbia lasciato il posto di lavoro volontariamente durante la pandemia.

In generale, il sondaggio ha evidenziato che su 32mila lavoratori intervistati in 17 Paesi, il 71% di essi ha rilevato una maggiore propensione da parte dei datori di lavoro nel definire policy che favorissero le esigenze genitoriali dei dipendenti.

Marcela Uribe, general manager ADP South Europe, commenta: “La flessibilità che la pandemia ha introdotto all’interno del posto di lavoro è stato un elemento fondamentale per supportare le famiglie nella gestione dei carichi famigliari, senza compromettere le esigenze imposte dall’ambito lavorativo. Senza questa tipologia di accordi tra dipendenti e aziende si rischia la fuoriuscita di diversi genitori dal mondo del lavoro. A livello mondiale, poco più di un genitore su quattro con un figlio di meno di un anno ha abbandonato volontariamente il lavoro a causa dell’impatto del Covid. Ma si tratta di una situazione che coinvolge anche genitori con figli più grandi, basti pensare che un genitore su sette con figli tra gli 11 e i 17 anni ha lasciato il lavoro ‘per scelta’. Questa perdita di talenti potrebbe diventare un serio problema per i datori di lavoro e coloro che gestiscono e definiscono le policy aziendali. Per i genitori lavoratori è da sempre difficile trovare un equilibrio tra vita lavorativa e privata a causa delle sovrapposizioni tra esigenze professionali e genitoriali. La pandemia, con la sua estesa portata sociale, ha influenzato anche questo ambito generando nuove sfide nella conciliazione delle esigenze di lavoro con quelle familiari, ma producendo al contempo alcune conseguenze positive. Infatti, il Covid ha costretto le aziende a definire contratti di lavoro flessibili e i manager hanno avuto un ruolo decisivo nell’offerta di una maggiore elasticità ai lavoratori – conclude Uribe.

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