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Tassi e compravendite immobiliari: rischio frenata nel 2027

Tassi e compravendite immobiliari sono strettamente legati e un eventuale nuovo aumento del costo del denaro potrebbe avere conseguenze sul mercato immobiliare nei mesi successivi. Secondo l’analisi di Nomisma, la correlazione storica tra compravendite immobiliari e tassi di interesse esiste infatti un ritardo di circa due trimestri. I primi segnali di rallentamento potrebbero quindi emergere tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027.

Shock energetici, tensioni geopolitiche e inflazione, hanno continuato a incidere sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese. La Banca centrale europea ha risposto con una stretta monetaria. L’aumento dei tassi si è riflesso sulle condizioni dei mutui e, di conseguenza, sulla capacità di spesa delle famiglie. Per chi aveva bisogno di ricorrere al finanziamento per acquistare casa, il costo più elevato del credito ha ridotto il margine di spesa e contribuito alla contrazione della domanda. Quando un mutuo diventa più costoso, la rata aumenta e per una famiglia, questo può significare dover ridurre l’importo richiesto alla banca oppure rinviare l’acquisto. Le compravendite hanno così registrato una fase di forte rallentamento. La situazione è cambiata quando l’inflazione ha iniziato a rientrare e i tassi si sono stabilizzati. Il mercato immobiliare ha allora mostrato segnali di recupero. L’esperienza degli ultimi anni conferma quindi il peso che il costo del finanziamento esercita sulle decisioni di acquisto delle abitazioni.

L’ultimo rapporto di Nomisma prevede una crescita moderata delle compravendite nel triennio 2026-2028: +0,9% nel 2026, +0,7% nel 2027 e +1,4% nel 2028.

L’analisi di Nomisma rileva una correlazione elevata e negativa tra tassi di interesse e compravendite immobiliari. In sostanza, quando il costo del denaro aumenta, il volume delle transazioni tende a ridursi, ma non necessariamente nell’immediato. Il modello individua infatti un ritardo di sei mesi.

La Banca centrale europea ha fissato al 10 settembre 2026 la prossima riunione del Consiglio direttivo dedicata alla politica monetaria. A mantenere alta l’attenzione è anche il quadro energetico. I prezzi dell’energia restano volatili e superiori ai livelli precedenti al conflitto in Medio Oriente, alimentando l’incertezza sulle prospettive dell’inflazione.

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