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Dalla Germania una conferma: il centro, questo sconosciuto

I risultati delle elezioni amministrative in Germania sanciscono sostanzialmente la pesante sconfitta del “centro”, proprio quell’area politica che ha garantito per oltre settant’anni la stabilità e la forte crescita economica del Paese teutonico nell’alternanza tra cristianodemocratici e socialdemocratici, prima della grave crisi degli ultimi anni, emblematica la situazione drammatica dell’automotive. In fondo la tendenza alla polarizzazione estrema è in linea con molti Paesi dell’Unione europea, dove la destra e la sinistra più radicali crescono a svantaggio di formazioni più moderate e centriste.

A sparigliare le carte sono principalmente due questioni: i timori per l’immigrazione fuori controllo, che da anni alimentano le destre, e la crisi economica, che nelle grandi città favorisce principalmente la sinistra estrema.

Ciò che è emerso dagli ultimi appuntamenti elettorali in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, in effetti, è la netta affermazione degli “estremismi”: da una parte l’estrema destra della AfD, che bissa il successo alle amministrative (Alta Sassonia-Anhalt e Meclembrugo-Pomerania) conquistando ben oltre un terzo dell’elettorato nelle due ultime prove (ad eccezione di Berlino dove ha raccolto “solo” il 16,3%), dall’altra il successo della Linke (25,7%), guidata da Elif Eralp, 45 anni, islamica, figlia di rifugiati politici turchi sfuggiti al golpe del 1980 e già ribattezzata la Mamdani berlinese, con riferimento al sindaco di New York eletto lo scorso anno.

Se delle controverse proposte dell’AfD si è molto parlato sugli organi d’informazione (emblematica quella delle classi separate per gli studenti disabili), meno si sa del programma della Linke. La formazione di estrema sinistra propone innanzitutto l’esproprio degli immobili di cui sono proprietari i grandi gruppi immobiliari, tema che ha fatto particolarmente presa in una città in piena crisi di alloggi e con prezzi di affitti e vendite ormai fuori controllo. La Eralp accusa i fondi immobiliari di acquistare tanti appartamenti e riuscire così a controllare i prezzi e il mercato. L‘indicazione della Linke è di espropriare centinaia di migliaia di appartamenti dai fondi più grandi, pagando delle compensazioni, e poi rimetterli in affitto a prezzi più bassi. Tra le altre proposte dell’estrema sinistra, le statalizzazioni e la riduzione dei fondi alla polizia, ma anche una sorta di antisemitismo nella difesa dei palestinesi contro l’oppressore israeliano. Non a caso il presidente del consiglio centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster, si è detto “profondamente preoccupato” che ad affermarsi come prima forza sia un partito legato, durante la campagna, a ripetuti episodi di antisemitismo, e ha rivolto un appello a Spd e Verdi affinché non aprano alla Linke.

Su entrambi i fronti, l’avanzata delle “alti estreme”, che sembrerebbe inarrestabile, rischia innanzitutto di minare sia la pratica del confronto tra posizioni “moderate” differenti, com’è avvenuto finora in molti Paesi europei, sia la stessa idea europeista: se è vero che l’Unione europea in molte occasioni ha generato malumori soprattutto per l’eccessivo peso della burocrazia, per i fallimenti in ambito internazionale e, per non pochi cittadini, anche per l’euro, è altrettanto vero che rappresenta un baluardo di democrazia, libertà e pluralismo. C’è poi da osservare che l’affermazione degli estremismi, in un’economia globalizzata, rischia di generare contraccolpi sia per il rischio concreto di aumento della spesa pubblica in un’ottica populista, sia perché generala la fuga degli imprenditori e degli investimenti. Non a caso in Borsa il titolo Vonovia, il maggiore gestore di immobili residenziali della Germania (ne avrebbe oltre 130mila per un valore di 27,5 miliardi di euro), sta scendendo proprio dalla vittoria della Linke. Insomma, anche la crescita della forbice sociale potrebbe avere effetti sui prossimi voti.

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