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E se per il soccorso (parziale) di Roma ci affidassimo al Vaticano?

MamoneScrivere sui mali di Roma – da anni un esercizio sempre più inflazionato e quanto mai cinico (ma quasi sempre a ragione) – sta producendo, tra l’altro, un’assuefazione generalizzata alla “grande bruttezza” nella metropoli più bella del mondo. Risultano sempre più accentuati i contrasti tra il fascino delle testimonianze del passato, uniche al mondo, e il costante decadimento prodotto da una popolazione (amministratori compresi) per buona parte non all’altezza di vivere civilmente il contesto cittadino, di gestire la quotidianità e di apprezzare la magnificenza che il trascorrere dei secoli ha sedimentato nella Città Eterna.

Che i problemi al tappeto siano enormi, si sa da tempo. Che il Comune sia disastrato, in linea con buona parte delle sue municipalizzate (quasi un miliardo e mezzo di debiti per l’Atac) è cosa nota. Che le più recenti esperienze di amministrazione pubblica abbiano offerto pessimi esempi è attestato dalle cronache giudiziarie. Che le periferie (ma anche se semiperiferie) sia abbandonate a se stesse è prassi quotidiana. Tuttavia questa caldissima estate sta ulteriormente acutizzando le problematiche: non solo sul fronte dell’acqua (poca) e del fuoco (tanto), che potrebbero apparire grane contingenti, ma dello sgradevole spettacolo offerto da una città abbrutita, sporchissima, deturpata, con gli (ex) spazi verdi diventati immondezzai a cielo aperto su erba rinsecchita.

Si convive abitualmente con tutto questo degrado, senza un minimo segnale di riscatto: evidentemente tale diffuso decadimento rende ai cittadini l’epidermide spessa ed invalida loro l’olfatto.

Il censimento delle sconcezze è talmente gigantesco che lo lasciamo ai tanti siti internet che segnalano, zona per zona, tutto ciò che non va. Ci vogliamo, tuttavia, soffermare su una delle tante “vergogne” che inficiano e compromettono alcuni luoghi significativi della città, di cui siamo testimoni tutti i giorni: l’indecenza che contorna i sagrati di basiliche e di numerose chiese monumentali di Roma, visitate quotidianamente da migliaia di turisti e di fedeli.

Di fronte a Santa Maria Maggiore, ad esempio, c’è un vero e proprio dormitorio pubblico, tra l’altro ormai “legalizzato” persino dalla Cassazione con una recente sentenza. I “fu” giardini davanti al sagrato di San Giovanni in Laterano – tra l’altro riqualificati per il giubileo dello scorso anno – sono diventati lo spazio per l’orinatoio collettivo di cani di tutte le taglie e le razze. Nelle vicinanze di San Paolo non va meglio. Lo stesso avviene a Santa Croce in Gerusalemme, con uno spazio antistante ridotto a cloaca a cielo aperto. Vecchi arredi urbani, maldirotti, giacciono lì come testimonianza di un recente passato: proprio a Santa Croce è rimasta persino una grande gettata in cemento per un gazebo del giubileo. Ma di quello del 2000. L’elenco è lunghissimo, preferiamo fermarci qui.

Viene in mente una proposta provocatoria: visto il fallimento comunale, perché non consegnare alle cure del Vaticano anche gli spazi antistanti le basiliche e le chiese monumentali, casomai chiusi con una cancellata?

(Domenico Mamone)

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