giovedì , Maggio 21 2026
Home / Archivio notizie / Saperi / Franco Battiato, cinque anni dopo: il ricordo di un artista che ha cambiato la musica italiana

Franco Battiato, cinque anni dopo: il ricordo di un artista che ha cambiato la musica italiana

Se la grandezza di un artista si misura nel corso della sua vita, ci sono figure, come Franco Battiato, che continuano a parlarci anche dopo la scomparsa. Nel quinto anniversario della sua morte, l’Italia lo celebra con iniziative diffuse, speciali televisivi, omaggi sui social tra post e reel: un fiume di tributi quasi a voler scongiurare che il suo ricordo possa sbiadire, forse dimenticando che l’oblio, per lui, è semplicemente impossibile. Colto e pop insieme Battiato è stato, e rimane, un punto di riferimento dall’identità troppo forte: complessa, raffinata, unica e irripetibile.

Il 18 maggio 2021 si spegneva a Milo, alle pendici dell’Etna, il grande maestro. Nato a Ionia — oggi Giarre — nel 1945, l’eclettico cantautore siciliano ha attraversato mezzo secolo di musica italiana trasformandola dall’interno: dalla stagione dell’avanguardia elettronica degli anni Settanta fino alle raffinate architetture pop degli anni Ottanta e oltre, la sua traiettoria artistica non ha mai smesso di sorprendere.

Battiato ha costruito un vocabolario musicale che non esisteva prima di lui. Partito dalle sperimentazioni del progressive e dell’elettronica — con lavori come Fetus e Pollution che anticipavano di decenni certe intuizioni della scena internazionale — è approdato negli anni Ottanta a una canzone d’autore capace di vendere milioni di copie senza rinunciare alla complessità.

In “Centro di gravità permanente” la pulsazione funk e i sintetizzatori accompagnano un testo che parla di stabilità interiore, equilibrio cercato dentro e non fuori. In “La cura”, scritta insieme al filosofo Manlio Sgalambro, la promessa d’amore si fa universale: Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via” — versi che hanno attraversato generazioni, diventando lettura ai matrimoni, colonna sonora di addii, preghiera laica.

Questa capacità di coniugare accessibilità melodica e profondità concettuale resta il suo marchio distintivo. Le sue canzoni si cantano in automobile e, rilette, rivelano strati di significato legati alla mistica sufi, al buddhismo, alla filosofia greca.

A cinque anni dalla scomparsa, l’Italia si ferma per ricordarlo. L’omaggio tra Milo e Riposto, in provincia di Catania, il festival “Il Sacro ritorno all’Essenza. Arte e spiritualità dai percorsi di Franco Battiato”, il progetto culturale promosso dal Centro Studi di Gravità Permanente presenta “Sacro sogno, suono sacro – Attraversando Orione”, spettacolo originale teatrale e musicale con musiche di Franco Battiato, diretto da Stefano Pio e con la partecipazione di Filippo Destrieri.

Como e Milano organizzano serate di musica e cinema con concerti, dj set e proiezione del film biografico “Franco Battiato – Il lungo viaggio”.

A Roma ha chiuso da poco la mostra “Franco Battiato: un’altra vita” e diverse radio locali dedicano la giornata a una programmazione speciale: dalle rarità degli esordi ai grandi successi, passando per le incursioni nella musica sacra e le colonne sonore cinematografiche.

Sui social, intanto, il flusso di ricordi non si arresta: video amatoriali di concerti, copertine di vinili consumati, frasi dei suoi testi trasformate in mantra quotidiani. Certe sue espressioni — cerco un centro di gravità permanente”, “e ti vengo a cercare” — sono entrate nel lessico collettivo, citate anche da chi non saprebbe collocare un suo album sulla linea temporale.

L’influenza di Battiato va oltre il catalogo discografico. I suoi interessi per la filosofia orientale, la meditazione, la pittura — praticata con dedizione negli ultimi decenni — hanno alimentato un dialogo pubblico sul rapporto tra arte e spiritualità. In un panorama musicale spesso dominato dall’immediatezza, Battiato ha dimostrato che si può essere popolari e profondi, commerciali e sperimentali.

Per gli artisti delle nuove generazioni resta un modello di libertà creativa: la sua carriera insegna che non omologarsi alle mode è possibile, e che esplorare linguaggi diversi — dall’opera lirica alla world music — non è dispersione ma ricchezza. Le cover che continuano a moltiplicarsi, i tributi nei festival, i riferimenti nelle produzioni contemporanee testimoniano una continuità di influenza che non accenna a spegnersi.

A cinque anni dalla morte, Franco Battiato è una presenza viva, capace ancora di sorprendere chi lo scopre per la prima volta.

Check Also

Roma, al teatro di Villa Lazzaroni omaggio ad Eduardo

Dal 15 al 17 maggio debutta in prima nazionale al Teatro di Villa Lazzaroni EDUARDO, PARLIAMOCI CHIARO, uno spettacolo …