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Olio evo: italiani pronti a pagare di più per qualità e tracciabilità

Il mercato dell’olio extravergine di oliva è sempre più influenzato dai cambiamenti climatici e dalle tensioni commerciali internazionali. Tuttavia, emergono segnali incoraggianti per l’olio evo made in Italy, come sottolinea Matteo Zoppas, presidente Agenzia Ice: “L’olio sta vivendo un momento di dinamicità, sul fronte export rileviamo un aumento dei volumi e una contrazione dei ricavi a valore. Dobbiamo concentrare ancora di più i nostri sforzi di promozione e aiutare le imprese e i prodotti a raccontarsi ancora meglio. L’obiettivo è quello di consolidare il posizionamento e uscire dalla categoria delle commodities per rendere la nostra offerta meno sostituibile”.

Secondo i dati presentati dal direttore aggiunto del Consiglio oleicolo internazionale, Abderraouf Laajimi, dopo la disastrosa campagna olearia 2023/24 che si era fermata a 2,58 milioni di tonnellate e il record produttivo dell’annata 2024/25 a 3,57 milioni di tonnellate, la campagna in chiusura si attesta su un livello equilibrato, intorno alle 3,4 milioni di tonnellate. Uno scenario che conferma la centralità strategica del comparto olivicolo, in cui qualità, certificazioni e rapporto diretto tra produttore e consumatore rappresentano le leve decisive per sostenere la competitività del settore.

Interessante l’analisi sulle abitudini d’acquisto, realizzata da Nomisma per SOL Expo, la manifestazione dedicata all’intera filiera dell’olio e dell’olivo, che rileva come il 42% dei consumatori italiani acquisti olio extravergine di oliva direttamente dall’azienda agricola, dal frantoio o al mercato contadino, scegliendo la filiera corta come garanzia di qualità. L’indagine, condotta su un campione di 2mila intervistati, evidenzia come il 70% ritenga che la qualità dell’olio sia migliore quando ci si rivolge direttamente ai produttori. Non solo: i consumatori sono disposti a pagare mediamente due euro in più al litro pur di premiare un prodotto percepito come superiore.

La ricerca mette in luce un consumatore sempre più attento e informato. Per la metà degli intervistati, infatti, le storie legate al produttore e le informazioni sul processo produttivo influenzano in modo determinante le scelte di acquisto. La trasparenza e il legame con il territorio diventano leve competitive fondamentali.

Anche la ristorazione può giocare un ruolo chiave. Il 42% degli italiani dichiara di prestare attenzione all’olio servito al ristorante, mentre il 38% vorrebbe poter scegliere l’olio da una vera e propria carta dedicata. Inoltre, il 77% si aspetta che un locale prestigioso proponga oli di qualità coerente con il livello dell’offerta gastronomica.

Secondo i dati presentati dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, l’Italia può contare su 737 varietà di olivo registrate e su 50 oli extravergine Dop e Igp riconosciuti dall’Unione europea. Il Paese è il primo in Europa per numero di prodotti agroalimentari Dop/Igp e leader anche per numero di oli extravergine certificati, davanti a Spagna e Grecia. Un primato che racconta biodiversità, elevati standard qualitativi e un legame profondo con i territori di origine.

In questo solco si inserisce il progetto “OLEARIO. Dove l’Italia lascia il segno”, promosso dal Masaf e dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agrari (Crea), con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio olivicolo nazionale attraverso strumenti didattici, contenuti divulgativi e attività rivolte a studenti, operatori e consumatori.

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