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Meat Sounding arriva l’intesa tra Consiglio Ue e Parlamento dopo anni di discussioni

Dopo quasi dieci anni di discussioni, rinvii e un tentativo fallito nel 2020, l’Unione europea ha finalmente trovato un’intesa sul tema del meat sounding. L’accordo, che arriva dopo mesi di intensi negoziati, rappresenta un punto di svolta per il settore agricolo europeo e per i produttori di alimenti vegetali e a base di carne coltivata. Il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento eu hanno infatti raggiunto un compromesso nell’ambito della revisione del regolamento sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, inserendo il tema nel più ampio pacchetto di riforma della Politica agricola comune (Pac).

L’intesa, che dovrà ora essere formalmente approvata dalle due istituzioni, prevede delle modifiche significative riguardo l’uso di terminologie legate alla carne per i prodotti non carnivori, soprattutto nel contesto di alimenti a base vegetale e di carne coltivata in laboratorio.

Il termine meat sounding si riferisce all’uso di termini tipici della carne, come bacon, burger, steak, o “filetto”, per denominare prodotti a base vegetale o cellule coltivate. Questi termini, in passato, sono stati utilizzati in modo crescente nel mercato europeo per denominare alimenti non di origine animale, ma che presentavano caratteristiche simili ai prodotti tradizionali a base di carne. Il nuovo accordo stabilisce una lista di 31 termini che non potranno più essere usati per etichettare prodotti che non contengano carne. Tra questi, troviamo denominazioni direttamente collegate agli animali, come beef (manzo), veal (vitello), pork (maiale), chicken (pollo), e lamb (agnello), così come tagli specifici come sirloin, ribeye, bacon e steak.

Questi termini non potranno più essere utilizzati per i prodotti vegetali, al fine di evitare confusione nel consumatore e proteggere la tradizionale filiera agricola. Questo è un passo importante per garantire la trasparenza delle informazioni nel settore alimentare, tutelando i consumatori che cercano prodotti di origine animale.

L’accordo ha previsto anche delle concessioni, mantenendo permessi per l’uso di alcuni termini chiave. Parole come “burger”, “salsiccia” e “nuggets” rimarranno utilizzabili per denominare i prodotti vegetali, tra cui il famoso “veggie burger”. Questo rappresenta una vittoria importante per il movimento plant-based, che ha lottato per mantenere una parte della sua identità commerciale intatta.

Un altro aspetto fondamentale del compromesso riguarda l’espansione del divieto ai nuovi alimenti, in particolare ai prodotti a base di carne coltivata in laboratorio. Sebbene questi alimenti non siano ancora autorizzati sul mercato europeo, l’Unione europea ha scelto di legiferare anticipando i futuri scenari. In particolare, il legislatore ha incluso i prodotti a base di carne coltivata in laboratorio nel provvedimento, evitando che si possano utilizzare le stesse denominazioni per i prodotti sintetici.

Il compromesso raggiunto prevede che i produttori avranno tre anni di tempo per adeguarsi alle nuove disposizioni, smaltire le scorte esistenti e rivedere le proprie etichettature. Questo periodo di transizione darà alle aziende il tempo necessario per allinearsi con le nuove regole senza danneggiare le loro attività o perdere investimenti già fatti.

La formalizzazione dell’accordo dovrà avvenire nei prossimi mesi attraverso l’approvazione formale da parte del Consiglio agricoltura e pesca e poi dalla plenaria del Parlamento europeo. Solo allora il testo sarà adottato ed entrerà in vigore.

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