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Export Pmi: il potenziale inespresso del Mezzogiorno

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“Per troppo tempo il Sud è stato raccontato come un territorio da recuperare. Oggi, invece, deve essere considerato una piattaforma per la crescita, una piattaforma logistica in particolare per la portualità e l’economia del mare, per l’energia, per il flusso dei dati. C’è un potenziale enorme nelle imprese meridionali. Ecco perché l’internazionalizzazione del Sud è una politica economica nazionale”. Così Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere durante “Obiettivo Export”, l’evento promosso dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale svoltosi a Bari.

In Italia operano circa 120.000 imprese esportatrici e oltre 118.000 di queste sono piccole e medie imprese. Le Pmi, che rappresentano il 98% del totale delle aziende operanti sui mercati internazionali, generano complessivamente circa 280 miliardi di euro di export.

Tuttavia, il contributo del Mezzogiorno continua a essere inferiore rispetto al suo peso economico e produttivo. Le imprese del Sud rappresentano infatti quasi un terzo del totale delle aziende italiane, ma producono meno di un decimo dell’export manifatturiero nazionale.    

Secondo Tripoli questo divario non deve essere interpretato soltanto come una criticità, ma anche come l’indicatore di un ampio margine di crescita ancora disponibile.

Uno degli indicatori che raccontano il dinamismo del Mezzogiorno è rappresentato dalle cosiddette High-Growth Firms, le imprese ad alta crescita. Tra le aziende manifatturiere e dei servizi con almeno dieci addetti, queste realtà rappresentano il 20,4% delle imprese non micro presenti nel territorio.

Una quota superiore a quella registrata nelle altre macroaree del Paese: il Nord-Est si ferma al 13,9%, il Nord-Ovest al 15,1% e il Centro al 17,1%. Un dato che evidenzia una capacità di sviluppo imprenditoriale particolarmente significativa e che potrebbe tradursi, nei prossimi anni, in una maggiore propensione all’internazionalizzazione.

Negli ultimi cinque anni il Pil del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,6%, superando la media nazionale del 6,5%. Un risultato che, secondo Unioncamere, è stato favorito dall’incremento degli investimenti pubblici e privati, sostenuti anche dagli strumenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza e dalla Zes Unica.

Tra gli strumenti a supporto delle imprese rientra anche lo sportello digitale promosso da Unioncamere per accompagnare le aziende nei percorsi di sviluppo e accesso alle opportunità offerte dalle nuove politiche industriali.

Parallelamente è cresciuto il settore turistico, mentre la manifattura meridionale ha registrato performance superiori rispetto a molte aree del Centro-Nord. Dalla meccanica all’abbigliamento, numerosi comparti stanno mostrando una capacità crescente di competere sui mercati esteri.

A rafforzare la presenza internazionale del Mezzogiorno contribuiscono soprattutto alcuni settori ad alto valore aggiunto. L’agroalimentare continua a rappresentare uno dei pilastri dell’export meridionale, mentre farmaceutica, aerospazio e automotive stanno consolidando una posizione sempre più rilevante nelle catene globali del valore.

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