
L’economista liberale Luigi Einaudi, che è stato membro dell’Assemblea costituente e secondo presidente della Repubblica, sosteneva che il denaro dei contribuenti dovrebbe essere sacro. Grazie a quel gettito lo Stato assolve al suo ruolo primario, quello di offrire ai propri cittadini una serie di servizi pubblici degni di un Paese civile. In Italia, purtroppo, il sistema fiscale presenta invece macchinosità che incidono pesantemente non soltanto sui contribuenti e sui soggetti preposti all’intermediazione, ma anche sul risultato finale.
Prima di addentrarci nel tema della necessaria semplificazione del fisco, occorre infatti fare una premessa che focalizza l’atavico cortocircuito: il nostro Paese, come ha ricordato nei giorni scorsi l’economista Carlo Cottarelli, presenta il primato di evasione fiscale con 110 miliardi di euro l’anno, l’equivalente di diverse finanziarie. In sostanza ogni anno manca all’appello poco meno del 20 per cento delle risorse totali (696 miliardi rispetto agli 806). Anche a causa di questa “malformazione”, gli accertamenti prevalentemente diretti verso coloro che pagano le tasse sono costanti e crescenti: tra il 2024 e il 2025 sono aumentati del 18 per cento secondo quanto rivelato dal Mef in Commissione Finanze della Camera, citando i dati contenuti nella relazione della Corte dei conti nel rendiconto generale dello Stato.
Il rafforzamento del collegamento tra controllo e recupero del gettito rispetto alla fase preventiva (ad esempio, miglioramento della “precompilata”) accentua sia il rapporto non idilliaco tra contribuente e fisco, che incide anche sull’evasione, sia le anomalie della macchina fiscale. A ciò si aggiungono criticità ancestrali, in primis quella burocrazia rea di scrivere norme e modulistica con linguaggio poco chiaro, fino alla vera e propria disorganizzazione dell’apparato amministrativo.
Ancora oggi la macchina del sistema fiscale si presenta farraginosa. Ciò incide non soltanto sulla correttezza delle dichiarazioni, ma anche sulla comprensione e sull’ottenimento dei diritti. Con una modulistica spesso intricata, ad esempio, si determinano procedure disorganiche che equivalgono ad ore suppletive di lavoro fino, in alcuni casi, all’abbandono delle pratiche con la rinuncia di alcune agevolazioni o benefici da parte del cittadino.
Semplificare il fisco, quindi, non riguarda soltanto un risparmio di tempo, ma corrisponde ad un atto di giustizia sociale grazie all’equità di accesso alle norme e ai servizi.
In questo contesto il ruolo degli intermediari in presenza, Caf in prima linea, è essenziale: la rete dei Centri di assistenza fiscale – come quella del Caf Unsic – è attiva capillarmente in ogni territorio assicurando innanzitutto la prossimità e rispondendo appieno ad una funzione di servizio sociale: ad esempio, chi ha minore istruzione, scarse competenze digitali o poche risorse economiche trova un punto di riferimento prossimo, fisico e affidabile, che non soltanto gli garantisce benefici, ma gli evita o gli attenua quegli errori che generano sanzioni. Ma affinché Caf, patronati e altri uffici sociali siano in grado di operare al meglio, assicurando una qualità impeccabile dell’assistenza, è necessario che abbiano strumenti e risorse adeguati a gestire i volumi crescenti delle richieste.
In questo senso Unsic rileva la necessità innanzitutto di procedere concretamente alla semplificazione normativa attraverso la revisione di testi particolarmente complessi, ad esempio sul calcolo delle detrazioni o sui requisiti di accesso ai bonus, sfoltendo gli adempimenti e armonizzando le scadenze.
Nel contempo proponiamo di spingere ulteriormente sulla digitalizzazione inclusiva delle procedure in una logica di integrazione e interoperabilità tra soggetti intermediari e pubblica amministrazione (collaborazione pubblico-privato) attraverso la standardizzazione di moduli (bonus, detrazioni, Isee) e lo scambio di dati tra gli uffici per evitare ridondanze.
Nella digitalizzazione rientrano anche i chatbot per le domande frequenti, i portali con interfacce sempre più semplificate e la prenotazione di appuntamenti in presenza. Inoltre proponiamo di favorire le autodichiarazioni a fonte della verifica attraverso gli incroci amministrativi. Il monitoraggio costante è un’altra necessità per ridurre i tassi di errore e accrescere i tassi di soddisfazione da parte dell’utenza.
L’integrazione dell’assistenza fiscale con quella sociale è un altro tema fruttuoso per la collettività. Per quanto riguarda il supporto finanziario e organizzativo da parte dello Stato, riteniamo utile il taglio del cuneo fiscale per accrescere il personale nei periodi di picco dell’attività dei nostri servizi, nonché il co-finanziamento per l’ampliamento dei nostri locali.
Infine sottolineiamo l’importanza della formazione continua per i nostri operatori, che effettuiamo costantemente ritenendola fondamentale per l’aggiornamento non soltanto sulle materie fiscali e sulla comunicazione con l’utenza, ma anche sugli strumenti digitali. Incentivi in tal senso sono preziosi.
Rafforzare il supporto all’intermediazione equivale ad un indiscutibile investimento sociale in una logica di equità: un maggior numero di persone può accedere a benefici e detrazioni senza barriere burocratiche, riducendo errori e sanzioni grazie a procedure chiare e dati condivisi e rafforzando la qualità dell’assistenza e la fiducia nelle istituzioni. E, non ultimo, per la pubblica amministrazione si riducono i costi grazie alla riduzione di pratiche e contenziosi.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori

