
Negli Usa il caso tiene banco negli organi d’informazione. L’atteso libro di uno scrittore, Jerry Falade, ha partecipato ad un’asta internazionale con 14 case editrici per la cessione del titolo. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Guardian, l’editore statunitense Minotaur avrebbe presentato un’offerta superiore ai due milioni di dollari per acquisire i diritti del romanzo, con pubblicazione prevista nel 2028. Ma alla richiesta di certificare il percorso creativo del libro al di fuori dell’intelligenza artificiale, l’agenzia letteraria dell’autore avrebbe comunicato agli editori l’impossibilità per quanto Falade avrebbe respinto ogni accusa, anche rispetto ai dubbi sollevati da più editori. Qualche mese fa un caso analogo: la casa editrice Hachette ha ritirato un romanzo horror di Mia Ballard, sempre per il sospetto che fosse stato generato con l’IA.
Il tema dell’intelligenza artificiale, tra demonizzazione ed esaltazione, continua ad essere al centro del dibattito internazionale. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la nuova tecnologia investe tutti i settori nevralgici della nostra quotidianità, dalla sicurezza alla sanità, dall’istruzione al lavoro, con estensione alle infrastrutture critiche, quelle riguardanti ad esempio il traffico, l’acqua, il gas, il riscaldamento, l’elettricità.
Notizia di queste ore è l’entrata in vigore di un altro segmento dell’AI Act dell’Unione europea (regolamento UE 2024/1689), il primo quadro normativo al mondo per regolamentare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, varato due anni fa. Dopo la partenza di divieti e obblighi di alfabetizzazione (dal 2 febbraio 2025) e delle regole sugli algoritmi addestrati con grandi quantità di dati (Gpai) (dal 2 agosto 2025), dal 2 agosto 2026 è diventato operativo l’articolo numero 50, che richiede l’obbligo di trasparenza. In sostanza assistenti vocali, avatar, chatbot e altri sistemi che interagiscono con le persone dovranno informare l’utente della propria natura artificiale. I fornitori dei sistemi di AI generativa, come Chatgpt, Claude o Gemini, dovranno rendere testi, immagini, audio e video riconoscibili attraverso una marcatura (chi è già sul mercato ha tempo fino al 2 dicembre per adeguarsi). Trasparenza anche per quanto riguarda il riconoscimento biometrico, in uso già da molti anni.
L’Unione europea in questo terreno s’è mossa per prima. Già nel 2017 sono state varate norme di regolazione (come i “principi di Asilomar”), due anni dopo il Codice etico (confluito nell’AI Act) e nel 2020 il “Libro bianco sull’intelligenza artificiale”. In sostanza è stato affermato il diritto delle persone di sapere se, quando e dove sia in atto l’intelligenza artificiale onde attuenuarne il rischio.
L’AI Act, nel dettaglio, prevede quattro livelli, da quello “minimo”, che non prevede obblighi particolari, quelli “limitato” e “alto” fino a quello “inaccettabile”, che include i sistemi vietati perché non rispettano diritti e valori fondamentali, già operativo dal 2 febbraio 2025. La scadenza per molti obblighi legati ai servizi pubblici, alla scuola, alla giustizia, al credito, alla selezione del personale, ecc. è invece fissata al 2 dicembre 2027, mentre per dispositivi medici e macchinari al 2 agosto 2028.
Per chi ritenga violato il regolamento, c’è la possibilità di presentare un reclamo alle molteplici autorità di vigilanza (“organismi di regolamentazione”), create il 2 agosto 2025.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori

