
L’Italia si conferma il primo Paese dell’Unione europea per valore aggiunto agricolo nel 2025. Con 42,5 miliardi di euro di valore aggiunto agricolo, pari al 16,9% del totale dell’Unione europea a 27 Paesi, l’Italia mantiene il primato davanti a Spagna (41,5 miliardi), Francia (34,4 miliardi) e Germania (32,4 miliardi). Secondo il nuovo report Istat sui conti economici dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, la produzione cresce in volume dello 0,3%, mentre il valore aggiunto rimane sostanzialmente stabile (-0,1%). Sul fronte del lavoro si evidenzia invece una flessione dello 0,5% delle unità lavorative.
Il valore complessivo della produzione di agricoltura, silvicoltura e pesca ha raggiunto gli 80,1 miliardi di euro, in crescita del 3,9% rispetto ai 77,1 miliardi dell’anno precedente. Anche il valore aggiunto complessivo del settore è salito da 44,2 a 46,6 miliardi di euro. A sostenere i risultati è stato soprattutto l’aumento dei prezzi.
L’agricoltura in senso stretto ha generato 75,2 miliardi di euro di produzione, in aumento del 4,2% rispetto al 2024. Le coltivazioni hanno mostrato una crescita moderata sia nei volumi sia nei prezzi, mentre gli allevamenti hanno beneficiato soprattutto di un forte rialzo dei listini.
Il sistema agroalimentare italiano, che comprende settore primario e industria alimentare, ha prodotto nel 2025 un valore aggiunto pari a 89 miliardi di euro, contro gli 83,4 miliardi dell’anno precedente. La quota dell’agroalimentare sul valore aggiunto nazionale è salita dal 4,2% al 4,4%, grazie soprattutto al contributo dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, cresciuta dell’1,4% in volume. Il peso del settore primario è rimasto stabile al 2,3% dell’economia nazionale, mentre quello dell’industria alimentare è aumentato dal precedente 1,9% al 2,1%.
L’andamento delle diverse produzioni agricole è stato molto differenziato. Tra i comparti in crescita spiccano olio d’oliva (+9,6% in volume), cereali (+4,1%), vino (+2,9%), fiori e vivai (+1,5%). Per l’olio d’oliva il recupero è stato favorito da condizioni climatiche più favorevoli rispetto al 2024, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. Il valore della produzione è aumentato del 5,9% nonostante una riduzione dei prezzi del 3,4%. Positivo anche il comparto vitivinicolo, con un incremento del valore della produzione del 3,1%, sostenuto da una crescita dei volumi e da quotazioni sostanzialmente stabili. Più difficile la situazione per la frutta, che ha registrato un calo produttivo del 7,3%. Tuttavia, il forte aumento dei prezzi (+18,8%) ha consentito al comparto di chiudere l’anno con un incremento del valore economico del 10,1%. Segnali negativi anche per ortaggi, legumi secchi, agrumi, foraggi e coltivazioni industriali.
Uno dei risultati più rilevanti del 2025 arriva dagli allevamenti. Il comparto zootecnico, che rappresenta oltre un terzo della produzione agricola nazionale, ha mantenuto invariati i volumi ma ha beneficiato di un forte aumento dei prezzi (+9,8%). Il valore della produzione ha così superato i 25 miliardi di euro, il livello più elevato mai registrato. A trainare la crescita sono stati soprattutto carni bovine (+19,9% nei prezzi), carni avicole (+15,5%), uova (+15,4%), latte (+8,7%). L’incremento si è diffuso lungo l’intera filiera, contribuendo in modo decisivo alla crescita complessiva del settore.
Sul fronte del lavoro, il quadro resta più complesso. Nel 2025 l’occupazione in agricoltura, silvicoltura e pesca è diminuita dello 0,5% in termini di unità di lavoro. La contrazione dei lavoratori autonomi (-2,2%) non è stata compensata dall’aumento dei dipendenti (+2,3%). Nel comparto agroalimentare l’occupazione è rimasta sostanzialmente stabile (-0,1%), mentre nell’industria alimentare si è registrata una crescita dello 0,9%.
Dopo due anni di riduzione, nel 2025 sono tornati ad aumentare i costi dei beni e dei servizi utilizzati in agricoltura (+1%). I rincari hanno riguardato soprattutto trasporti (+3,5%), acque irrigue (+2,9%), sementi (+2,8%) e concimi (+2,4%). In controtendenza energia (-2,8%) e mangimi (-0,4%).
Dal punto di vista territoriale, il Mezzogiorno è stata l’area più dinamica per crescita del valore aggiunto agricolo in volume (+1,8%), seguito dal Centro (+0,2%). Al contrario, il Nord-Est ha registrato la flessione più marcata (-1,6%), influenzata soprattutto dai risultati negativi di Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia. Tra le regioni emergono le performance di Valle d’Aosta, Marche e Abruzzo, che hanno fatto segnare i maggiori incrementi sia della produzione sia del valore aggiunto. Sul versante opposto, le contrazioni più consistenti hanno riguardato l’Emilia-Romagna.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
